
di Toni Pironi* – Il Bilancio Partecipativo che in questi giorni sta partendo sul territorio comunale di Veroli è, per quanto mi riguarda, un piccolo\grande segnale di inversione di tendenza. Vede la luce uno strumento che ritengo sia in grado di contribuire a riannodare i fili spezzati tra politica e comunità chiamando a raccolta, o meglio a partecipazione, proprio queste ultime.
Sono le comunità, la comunità verolana in questo caso, le protagoniste di questo percorso. Cosa sia il Bilancio Partecipativo è cosa nota: è, in parole povere, la destinazione di parte delle possibilità di spesa di una amministrazione alla realizzazione di opere e servizi su indicazione della cittadinanza. Esso nasce a Porto Alegre nei primi anni 90′ come risposta ad una gravissima crisi giudiziario-istituzionale cittadina, si moltiplica in centinaia di esempi in Sud America e qualche anno dopo arriva in Europa, sperimentato prima nei paesi del Nord e poi anche in Italia.
Varie sono le forme possibili di realizzazione del Bilancio Partecipativo. A Veroli abbiamo scelto quella che prevede la definizione di un budget a disposizione (100.000 euro), la raccolta delle progettualità dei cittadini (in forma singola o associata) e la scelta di quelle da realizzare per il tramite di una chiamata al voto che coinvolgerà tutti i cittadini verolani dai 16 anni in su il 15 maggio.
Superare la soglia di 1000 votanti
Il 15 maggio celebreremo la Giornata della Partecipazione. Il nostro obiettivo dichiarato è superare la soglia delle 1000 persone al voto. Questa la parte
tecnica. Cosa è, invece, politicamente il bilancio partecipativo? E’ uno strumento che connette dal basso, invertendo la rotta corrente, i cittadini e la politica che viene in questo modo chiamata all’ascolto. Come stiamo ripetendo negli incontri di presentazione dell’iniziativa il governo di un territorio nei tempi e nelle società complesse che ci troviamo a vivere non può essere cosa da affidare solo ed esclusivamente per il tramite della delega elettorale.
Cinque anni sono un periodo troppo lungo per non prevedere strumenti e momenti altri di confronto con il territorio. Il Bilancio Partecipativo è proprio uno di questi strumenti. E’ una sorta di ‘tagliando’ che chi ha ruoli di amministrazione compie con cadenza periodica per verificare che il patto elettorale sa ancora valido e, nel caso questo patto si sia indebolito, intervenire avendo un quadro chiaro delle mutate priorità. Le proposte che riceveremo dai cittadini daranno, ci auguriamo, un quadro delle necessità che potranno orientare le scelte future della politica. Ma gli scopi del Bilancio Partecipativo non si esauriscono con la chiamata all’ascolto della politica. Esso chiama all’impegno le comunità chiedendogli uno sforzo. Uno sforzo che si traduce nella capacità di far emergere le criticità del territorio, e nella traduzione in progetti, micro progetti probabilmente, capaci di dare delle risposte a queste criticità.
Il Bilancio Partecipativo toglie, quindi, l’alibi di una politica ‘cattiva’, che pure esiste, e passa la palla al cittadino. E’ lui che gioca e se perde non se la può prendere con altri. In questi giorni abbiamo incontrato centinaia di verolani che sono venuti agli incontri, ci hanno fatto domande sul funzionamento del Bilancio Partecipativo, si sono mostrati interessati. Abbiamo scoperto o riscoperto, cioè, una voglia di protagonismo bella, sana e necessaria. La sensazione è che debba finire il tempo della delega in bianco alla politica; non si governa più un territorio alzandosi dalla poltrona di casa (quando lo si fa) una volta ogni cinque anni. A Veroli da quest’anno lo faremo ogni anno; credo sia una buona cosa.
Gli incontri si sono svolti, molto partecipati, fino ad ora, a S. Francesca, S. Giuseppe Le Prata, Casamari, qui pubblichiamo due foto dell’assemblea di Veroli centro, di S. Francesca e di Casamari:


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*Toni Pironi – dirigente del circolo PD di Veroli
