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gnesi ruta 350 260di Diego Protani – L’incontro con lo scrittore Carlo Ruta che a casa Manfredi ha presentato “L’affare Giuliano” non è stato affatto banale e né si è limitato all’analisi storica degli anni dell’immediato dopoguerra quando la mafia, benché contadina e rozza già capitalizzava il suo piccolo potere economico con il controllo del latifondo, della borsa nera e del contrabbando. Benché la società si andasse radicalizzando nella cultura cattolica e in quella social-comunista, la mafia assoggettava anche il potere politico offrendo la sua manovalanza per la repressione delle rivendicazioni dei contadini che chiedevano la proprietà delle terre dopo secoli di servilismo e di emarginazione. Il bandito Giuliano benché esecutore della strage di Portella della Ginestra è stato persino avvolto da un alone di fascino e di mistero che mal si coniugava con le sue imprese assassine e la sua storia ha avuto un legame particolare con Pastena in quanto un carabiniere, conosciuto e stimato in tutto il paese, partecipò al pedinamento e alla cattura del bandito di Montelepre. Su questa vicenda pesano le confessioni di Gaspare Pisciotta, che fece i nomi dei presunti mandanti della strage del primo maggio e che riportano alla mente personaggi noti della nomenclatura politica siciliana.

La mafia cambia

Questo tuttavia appartiene al passato mentre oggi la mafia è cambiata, non pretende più il monopolio ma patteggia con le altre forze criminali il controllo e la suddivisione del territorio e il possesso delle attività da gestire. Una mafia nuova che gestisce enormi capitali che si inabissano e fanno perdere le loro tracce nei paradisi fiscali e obbligano le forze dell’ordine a puntare l’attenzione non sui picciotti con la coppola e la lupara ma sui colletti bianchi che nelle pubbliche amministrazioni, nella finanza, nelle banche e nel sistema degli appalti riescono a capitalizzare il potere politico con quello economico. Le parole del giornalista Carlo Ruta sono state rivolte anche al presente, alla storia politica contemporanea che vede un forte indebolimento dell’Antimafia ridotta quasi ad una metafora romantica che non ha alcuna incidenza e influenza sulla cultura e sui comportamenti della società civile. Diventa altresì un’esibizione salottiera parlare di mafia senza tener conto della corruzione politica che rappresenta l’altra faccia della medaglia e senza la quale la mafia contemporanea non riuscirebbe ad infiltrare le istituzioni pubbliche e a condizionare le scelte della politica. Oggi la mafia non uccide più e le ultime stragi sono quelle di Capaci e di Via D’Amelio nelle quali persero la vita i giudici Giovanni Falcone , Paolo Borsellino e Francesca Morvillo con gli uomini delle scorte, ma questo non significa che la mafia si sia estinta. Oggi non fa rumore, non usa più le bombe o atti intimidatori violenti, per stare all’interno delle istituzioni alimenta il sistema clientelare basato sul voto di scambio che consente l’elezione di personaggi inclini a difendere e tutelare i grossi affari mafiosi. L’ultimo appello di Carlo Ruta è stato rivolto alla classe politica che deve, come Pio La Torre, fare le leggi appropriate ed efficaci contro la corruzione che è diventata parte integrante di un capitalismo malato che rischia di portare l’Italia alla rovina e di oscurare il futuro dei giovani. Un incontro importante anche per promuovere la vocazione turistica di Pastena perché senza cultura è impossibile rilanciare l’economia e lo sviluppo del paese.

 
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