dall’Associazione Culturale Pequod di Ceccano – Giovedì 4 febbraio l’Associazione Culturale Pequod ha ospitato il professor Fausto Pellecchia intervenuto a proposito del frammento “Capitalismo come religione” scritto dall’intellettuale Walter Benjamin nel 1921. L’evento si è tenuto nella sala conferenze della Biblioteca di Ceccano. Tanti sono stati i partecipanti nonostante la particolarità del tema e dell’autore: probabilmente la parola “capitalismo” ha catalizzato energie e riempito così una sala con tanti intervenuti: donne, ragazze, uomini anziani, giovani adulti e ragazzi; insegnanti, ex insegnanti, ex presidi, studiosi, appassionati attivisti, curiosi.
Chi timido chi meno, chi è riuscito a porre domande, chi no, ma tutti attentissimi, catturati dall’oratoria del prof Pellecchia, serena e coinvolgente, ma puntuale, incisiva, responsabile, di fronte ad un tema “tecnico” sì, ma nelle corde di tutti vista la sua urgente attualità. Perché parlare di capitalismo leggendo Benjamin è parlare di Debito: quello che ciascuno contrae ogni giorno, quello con cui si debbono fare i conti ogni giorno, che pesa sulle spalle di tutti, fardello scomodo e angosciante. Anche facendo la spesa ci indebitiamo, figuriamoci comprando casa, macchina, affrontando spese mediche, pagare gli studi dei nostri figli, preoccupandoci del loro futuro ma paradossalmente usando un futuro che dobbiamo ipotecare. Paghiamo con denaro oggi e “promettiamo” di pagare con denaro domani, e non la stessa somma ma ovviamente con l’aggiunta di interessi. Ma il denaro di domani oggi non c’è ancora: e se non ci fosse? Se non potessimo poi un giorno pagare il conto?
Ma perché indebitarsi? Perché pochi, pochissimi, dispongono delle cifre necessarie da subito. La grandissima parte di noi è costretta a mutui a vario titolo perché quelle cifre non ce le ha, allora ipoteca il futuro: stipendio dopo stipendio, anno dopo anno, sappiamo che dovremo ripagare il debito, quel prestito a interessi che oggi ci hanno concesso e che si estinguerà quando? Intanto ci siamo messi le catene: dobbiamo qualcosa a qualcuno e non possiamo decidere di non doverla. IL DEBITO È DIVENTATA LA CIFRA DELLA NOSTRA VITA OLTRECHÉ LA CIFRA DA RESTITUIRE.
E gli imprenditori sono fuori da questo gioco perverso? Niente affatto. Anche loro si indebitano: chiedono prestiti alle Banche per investimenti per cui non dispongono di liquidità. La Banca fa loro credito e loro contraggono debito. Solvibile? Estinguibile? Nel caso dell’individuo privato indebitatosi come nel caso di imprenditori, Benjamin risponde di No: il DEBITO NON SI ESTINGUE PERCHÉ È L’”OLIO” DEL CAPITALISMO, cioè il capitalismo muove se stesso grazie al debito, cresce con il credito per risarcire il quale si contrae altro debito. Meccanismo addivenuto assoluto nella misura in cui gli Stati sono debitori: si produce la paradossale situazione in cui donne e uomini sono creditori dello Stato, che stampa moneta e paga con essa i cittadini, con ciò diventando debitore dei cittadini stessi, i quali potrebbero chiedere in cambio del denaro “sostanze” non volatili (ricordando la convertibilità del denaro in oro ad esempio); ma al contempo i cittadini sono debitori visto che il credito lo ha disposto il loro Stato debitore: debitore e quindi indebitante. Come si dice: ogni bambino che nasce è già indebitato, non lo ha contratto, potrà mai risarcirlo?
E gli Stati più indebitati al mondo potranno mai essere solventi? Il capitalismo li ha incatenati al debito, estrae debito, e non concede mai uno sconto. Da anni ormai si evoca la cancellazione del debito: anche band strafamose come gli U2 hanno fatto concerti per sollecitarne l’azzeramento , anche il Jovanotti nazionale dei “bei tempi andati” cantava contro il debito. Ma non è cambiato niente, anzi cresce e strangola interi Paesi e non solo nel cosiddetto sud del mondo ma qui in Europa, la ricca Europa.
Concerti contro il debito anticipati profeticamente da Walter Benjamin che orami quasi un secolo fa, quando ancora gli esiti di oggi non erano manifesti, quell’intellettuale dallo sguardo obliquo, che vedeva attraverso, li aveva visti: e nel frammento c’è scritto chiaramente che la soluzione al movimento fagocitante, indebitante e, data l’ambiguità demoniaca del termine tedesco Schuld (debito) anche colpevolizzante (Schuld è anche colpa) poteva essere solo la Umkehr, ossia l’inversione, l’interruzione, l’arresto: quella macchina che fa soldi con i soldi, che sono diventati “finti” da quando non sono nemmeno più convertibili, e qui il prof Pellecchia ci ricorda un dato inquietante: il presidente degli Stati Uniti Nixon, nell’agosto del 1971, annulla la convertibilità del dollaro in oro: il dollaro è solo dollaro, nessun valore tangibile, nessuna sostanza, nessun bene “non volatile”, il denaro smaterializzato (sfida l’umana comprensione: a tali astrattezze è difficile arrivare), quella macchina disumana deve essere fermata. La domanda è: come? La POLITICA, MA SERIA PERÒ, ha questo compito, “messianico” come Benjamin lo chiamerebbe.
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