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Inconcludenzadi Fausto Pellecchia – Replica a Ermisio Mazzocchi. Devo confessare che la recente nota di Ermisio Mazzocchi, pensata come garbata risposta critica ad un mio intervento di qualche mese fa, a proposito della campagna elettorale per il rinnovo delle amministrazione comunale di Cassino, ha destato interesse e sorpresa al tempo stesso. Il nodo della questione che dovrebbe dividerci consiste nella funzione dei programmi elettorali che le liste o le varie aggregazioni civiche presentano per contendersi il consenso degli elettori. In quel mio corsivo del 18 dicembre scorso, sostenevo che le proposte programmatiche, spesso frettolosamente confezionate alla vigilia del voto secondo i canoni del più spregiudicato marketing pubblicitario, «svolgono per lo più un ruolo decorativo» nell’immagine spettacolare dei singoli candidati, giacché si limitano appena a fornire lo « sfondo agli slogan e alle foto di repertorio». Ma mentre il sottoscritto associava questa insistita personalizzazione della politica a una serie di conseguenze patologiche per la democrazia italiana, Mazzocchi vi ritrova piuttosto un motivo di consolazione o di conferma: tutto questo, infatti «non inficia la validità del sistema politico democratico italiano che rimane fondato su i partiti.»

Contraddizioni

Tuttavia, appena qualche riga dopo, Mazzocchi, non esita a contraddirsi vistosamente, sostenendo che l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di regione e province si legittima per l’appunto «come un rimedio ai misfatti degli apparati partitici. In realtà come i fatti hanno dimostrato, è cresciuta una categoria amministrativa totalmente indipendente dai partiti, che sono identificabili con il loro leader. La relazione tra il leader e le masse viene garantita dalla potenza comunicativa televisiva e giornalistica». E, infine, quasi a sancire una perfetta convergenza con l’analisi del sottoscritto, Mazzocchi ammette che « il fenomeno della progressiva delegittimazione dei partiti politici, come dimostra una forte tendenza a formare liste civiche che escludono i simboli dei partiti, rende più difficile la canalizzazione del consenso e l’integrazione politica per i partiti strutturati e radicati sul territorio con la loro identità progettuale per il paese in un contesto europeo»
Delle due, l’una: o i partiti non costituiscono più il fondamento del nostro sistema democratico, ma si vanno atteggiando piuttosto come movimenti populistico-leaderistici privi di mediazioni interne, secondo derive più o meno autoritarie; oppure, il definitivo tramonto dei partiti di massa, tipici del “secolo breve”, sta modificando radicalmente l’idea di democrazia rappresentativa, inclinandola verso orizzonti nuovi e ancora indefiniti.

Per il resto, le osservazioni di Mazzocchi sulla “centralità” del programma nella identificazione delle possibili e variegate aggregazioni si scontrano con l’interminabile pletora delle liste civiche – nate troppo spesso su relazioni e affinità prepolitiche o impolitiche di “buon vicinato”, di clientela professionale o di mera parentela. Per effetto della legge elettorale per le amministrazioni comunali, siamo ormai abituati allo sfrenato proliferare delle liste civiche, a sostegno dei vari candidati sindaco, che regolarmente si fa beffe del dettato del rasoio occamista “entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem”. Per impedire questa deriva spoliticizzante, occorrerebbe che per ogni candidato sindaco fosse ammessa una e una sola lista civica di sostegno (almeno per il primo turno di voto).

La realtà diverge spietatamente dai desideri

Anche per questa ragione, il piano dell’analisi realistica diverge spietatamente, secondo l’opinione del sottoscritto, con il piano dei desideri o degli ideali. Ciò che “dovrebbe essere” o che “vorremmo che fosse” finisce per urtare rovinosamente con ciò che la realtà ci presenta come dato ricorrente e, ahimé, disarmante. Se ci addentrassimo nell’analisi dei programmi presentati a Cassino dalle varie aggregazioni nelle scorse elezioni (e in quelli che si vanno configurando nell’attuale campagna elettorale), lungi dal ritrovare, come sostiene Mazzocchi, una sicura discriminante tra “le forze progressiste e della sinistra” (?) e “il centro-destra”(?), ci perderemmo piuttosto in una selva di promesse a buon mercato e di “buone intenzioni”, utili soltanto a reclamizzare il candidato sindaco, come nei più riusciti spot pubblicitari. Di essi, peraltro, si perde persino la memoria un attimo dopo aver depositato la scheda nell’urna.
Per limitarci a qualche dato esemplare, chiederei a Mazzocchi di indicarmi in quale punto del programma elettorale, presentato cinque anni fa dall’attuale Sindaco di Cassino, si parla del “progetto di funivia tra la Villa Comunale e Montecassino”, che ancora oggi viene sbandierato come improbabile “grande opera pubblica” a beneficio del turismo cittadino, o dello spostamento del mercato del sabato nella centralissima piazza Labriola, dinanzi all’ingresso del Palazzo di Giustizia.
Per quel che riguarda le proposte programmatiche degli attuali candidati, mi limito a formulare un augurio che potrà sembrare una provocazione. Mi piacerebbe, infatti, che i cittadini premiassero piuttosto il programma più conciso, articolato in non più di 3 o 4 punti salienti, tra loro strettamente interconnessi, quasi a disegnare la costellazione di un’idea organica di città e, insieme, una strategia unitaria di sviluppo e di crescita civile e culturale.

 
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