di Donato Galeone* – Che il Consigliere Regionale ciociaro Mauro Buschini, preso atto dell’ordine del giorno approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale del Lazio il 12 gennaio 2016, ha attivato la sua Segreteria presso gli Assessori Lavoro e Attività Produttive con l’oggetto “Lavoro e Sviluppo nel territorio della Provincia di Frosinone” sollecitando, peraltro, un incontro specifico ad un “tavolo istituzionale” presso la Regione Lazio fissato per il 28 gennaio 2016, è una buona notizia.
A mio avviso – per ora – è solo un segnale – positivo di attenzione – per avviare “il come il dove e con chi” – subito – e non dopo oltre due anni (agosto 2013 con Accordo di Programma area Frosinone, Anagni, Fiuggi) in presenza constatata di assenza di lavoro e delle crescenti povertà famigliari, già conosciute da qualche anno anche dagli Amministratori dei Comuni che sempre di più – in questi ultimi mesi – ne hanno condiviso la drammaticità sociale e solidarizzato riconoscendosi nella “Vertenza Frusinate” per il lavoro già promossa da unoetre.it sin dall’11 gennaio 2015 e da un gruppo di disoccupati, sostenuti a Isola del Liri da CGIL-CISL-UIL il 1° maggio 2015 che, non usufruendo più o in scadenza di ammortizzatori sociali – senza minimo reddito – difficilmente sono “ricollocabili” pur in presenza di normativa regionale ma in assenza, ripeto, di posti di lavoro nell’area a sud di Roma.
Prevedo che dovrebbe essere questo il primo specifico punto all’o.d.g da affrontare al tavolo di Regione Lazio il 28 gennaio quale risposta emergenziale alla sopravvivenza conosciuta e sofferta dai residenti nei Comuni della “Vertenza Frusinate” che richiedono un minimo sostegno sociale famigliare e individuale – immediato – a causa della involontaria e persistente assenza di lavoro nel basso Lazio.
Più volte si richiama la legge regionale n. 4/2009 – sperimentata solo per un anno e non più rinnovata – quale diritto soggettivo mirato a ridurre la dignità della persona dalla condizione di “sopravvivenza giornaliera limitata dai 33 a 44 anni” che prevedeva l’importo di 7.000 euro integrato da sostegni indiretti (per trasporto publico, bollette luce e gas, contributo per affitto e scuola).
E’ da rilevare che la istituzione regionale e la politica di quegli anni – neppure parzialmente – riuscì a intercettare e affrontare la crisi sociale crescente col prevedere 60.000 domande di sostegno al reddito e ne furono presentate 115.000. Si concluse, così, la sperimentazione con le tradizionali graduatorie discriminatorie dei richiedenti, non mirate al lavoro e, conseguentemente, non più rinnovabile per altre annualità.
Emendare e rilanciare, dopo 5 anni, la legge regionale n.4/2009 ?? (o altra analoga soluzione che si voglia trovare, ndr) Sembra non escludere la convinzione – non molto diffusa ma verificata in 34 Paesi OCSE – che il reddito minimo oltre a raggiungere i poveri, quale sicurezza protettiva di ultima istanza sociale, impattando in termini di spesa e di bilancio regionale inciderebbe in termini di efficienza, indirettamente, anche sui livelli di occupazione e disoccupazione. E dal punto di vista economico – è stato rilevato – il reddito minimo avrebbe avuto un impatto positivo sui consumi anche in momenti di crisi.
Per un Reddito di Cittadinanza Attiva
E anche da rilevare che nel nuovo sistema di contesto degli ammortizzatori sociali, con i decreti attuativi 2015 del Jobs Act, il sostegno al “reddito minimo” della persona-cittadino che non lavora è ancora frammentato e non universale, in assenza, peraltro, dell’istituzione di un “salario minimo” che è presente nella maggior parte dei Paesi europei.
E’ ormai condivisibile e credo accettabile che – per un ammortizzatore universale e di ultima istanza quale dovrebbe essere l’accesso al “reddito minimo di inclusione sociale” – sia riconfermata tanto la disponibilità del cittadino richiedente a voler lavorare quanto la sua partecipazione attiva sia ai programmi di adeguamento professionale e sia ai progetti di interesse sociale locale e comunitario.
Ecco la buona notizia per l’incontro del 28 gennaio prossimo. Perché è da quell’atteso tavolo regionale che si dovrebbe conoscere il come si vogliono orientare e utilizzare le risorse disponibili, non solo a breve e medio termine ma anche da subito con il mettere in cantiere il dove e il quando rendere spendibili le disponibilità già indicate nel Documento Economico Finanziario 2016 approvato recentemente dalla Regione Lazio.
Tenendo, peraltro, presente che a breve i circa 50.000 cassintegrati laziali, nella previsione delle riorganizzazioni e ristrutturazioni-innovazioni tecnologiche produttive, più della metà perderanno il posto di lavoro. Questi 25.000-30.000 senza lavoro, passando dalla mobilità alla disoccupazione, si aggiungeranno alle migliaia di ciociari che attendono sostegno dalle normative attuative sulle politiche del lavoro e inclusione sociale-povertà (previsione DEF Regione Lazio 2016 di 671 milioni di euro).
Quindi dalla buona notizia ad una possibile operatività dovrebbe approdare l’incontro del 28 gennaio: con la politica attiva del lavoro contrattato e partecipato integrato mediante adeguamento professionale, entro la disponibilità previsionale dei 463.000 milioni di euro (DEF 2016 Regione Lazio) finalizzata alla occupazione produttiva e alla ricollocazione professionalizzata del lavoro, in in contesto universale assicurato da un “reddito minimo” quale ultima istanza di egualitario ammortizzatore sociale attivo.
*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio
Roma, 25 gennaio 2016