di Ivano Alteri – Da qualche anno, per ragioni professionali, ci stiamo occupando di raccolta, stoccaggio, riciclo-recupero-riuso e smaltimento dei rifiuti di varia natura. Ci siamo così resi conto di quanto sarebbe necessario e utile, per il territorio frusinate, ridefinire completamente l’approccio che finora ha avuto, riguardo la loro complessiva gestione a livello comunale e provinciale.
Come è tristemente noto, il nostro territorio è tra i più inquinati d’Italia, in ogni suo elemento ambientale: aria, acqua e suolo. Ciò non è avvenuto per mala sorte, ma per il saccheggio che esso ha subito ad opera di investitori senza scrupoli e criminalità organizzata; nella quasi totale inerzia (e complicità?) della classe dirigente frusinate, amministrativa, politica ed economica, nonché delle istituzioni preposte al controllo. Certo, ognuno di noi ha partecipato in qualche modo e in qualche misura al misfatto, gettando immondizie in ogni dove; ma l’imperdonabile responsabilità della classe dirigente non può essere sottaciuta né in alcun modo offuscata. Ora molti di noi sono costretti a vivere in una valle avvelenata, da cui, anziché trarre sostentamento e buona vita, contraggono malattia e morte.
La presente condizione di degrado ambientale, inoltre, induce i vertici istituzionali regionali, e i poteri che vi si annidano alle spalle, a vedere nella provincia di Frosinone una sorta di discarica nella loro completa disponibilità; un luogo in cui, ormai, nessun ulteriore danno sembrerebbe fare la differenza. E allora accade che alcuni comuni ciociari come Roccasecca, già abbondantemente martoriati dalla presenza di discariche più o meno efficienti e sicure, debbano continuare a subire ampliamenti sconsiderati delle stesse, per accogliere l’immondizia altrui.
Ci pare evidente, a questo punto, la necessità di uscire da questo circolo vizioso, se vogliamo davvero rilanciare, ecologicamente e non solo, il nostro territorio; il quale avrebbe bisogno, contrariamente a quanto accade, di un urgente risanamento, per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, e rendere possibile ogni positiva evoluzione. Ma, prima di ogni pur necessario risanamento, avrebbe assoluta necessità che si smettesse di inquinarlo. Una buona gestione dei rifiuti è la ovvia conditio sine qua non per raggiungere questo scopo prioritario.
Immondizia o Rifiuti?
Occorre, innanzitutto, un cambiamento lessicale: non d’Immondizia si tratta, ma di Rifiuti. Non sembri, questa, una distinzione risibile. Si consideri, invece, che la quasi totalità dei materiali scartati dalle nostre case e dalle industrie sarebbero in qualche modo recuperabili, riutilizzabili, riciclabili: sarebbero cioè rifiuti; che se invece esistono ancora immondezzai, quei luoghi infernali dove tutto indistintamente si ammassa e imputridisce, è a causa della scarsa responsabilità dei grandi produttori, del nanismo in cui sono costrette le aziende specializzate operanti nel settore, della scarsa differenziazione dei rifiuti ad opera dei cittadini, della imbarazzante disorganizzazione delle amministrazioni locali. Tutto questo, considerato nell’insieme, trasforma una concreta fonte di ricchezza, i rifiuti, in immondizia mortifera.
Facciamo un solo esempio, emblematico, di ciò che potrebbe significare per la nostra provincia l’assunzione di questa diversa ottica. In base a statistiche nazionali ogni italiano produce un residuo di olio vegetale (da cucina) pari a cinque chili l’anno; il che sta a significare, fatti tutti i conti in relazione al numero di abitanti e all’attuale valore dell’olio vegetale usato, che in provincia di Frosinone (dalle sole attività domestiche) sarebbe possibile raccoglierne per un milione e mezzo di euro. Considerato, inoltre, che le aziende del settore sono mediamente ben al di sotto del milione di euro di fatturato, vorrebbe dire creare d’incanto due o tre nuove aziende simili, solo per questo tipo di rifiuto, tutt’altro che immondizia. Invece, tutti noi continuiamo a gettare quell’olio nei nostri lavandini, con gravi danni strutturali alle tubature delle nostre case, alla rete fognaria, ai fiumi e, infine, al mare: un solo chilo di olio inquina un’area marina pari all’estensione di un campo di calcio! Nel frattempo, le amministrazioni locali continuano ad assegnare appalti “indifferenziati”, a corpo, per una presunta raccolta differenziata dei rifiuti urbani, senza che un minimo di analisi preventiva metta in luce le differenze, notevolissime, tra la costosa immondizia e il ricco rifiuto; sperperando così decine di milioni di euro. Per di più, tale inaccettabile sconsideratezza collettiva causa ulteriori ed enormi danni economici, per interventi di manutenzione degli impianti privati, delle fognature; per interventi di risanamento che prima o poi s’imporranno di necessità, mentre i nostri concittadini languono nella disoccupazione, e respirano e mangiano e bevono inconsapevolmente sostanze micidiali.
Come si può vedere, quindi, non si tratta soltanto di un artifizio lessicale, distinguere i rifiuti dall’immondizia; ma di un vero proprio cambiamento di paradigma: ciò che oggi ci uccide può trasformarsi in ciò che ci fa vivere. Dobbiamo pretendere, perciò, che la Regione Lazio, e tutte le istituzioni sopraordinate, adottino nei nostri confronti questa precisa ottica. Ma perché ciò avvenga occorre che, prima, sia diventata nostra.
Frosinone 24 gennaio 2016
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