di Donato Galeone – Il 2015 ci ha consegnato per il 2016 un ampio e turbato futuro di incertezze tra pace e guerre e anche di migrazioni con scarso riguardo dei diritti umani pur consapevoli sia della presenza di condizioni disagiate sociali locali e sia delle prevedibili condizioni climatiche planetarie – confrontate recentemente a Parigi – e che ci coinvolge, giorno dopo giorno, con inquinamenti, siccità e alluvioni.
E’ questa una complessa epocale realtà che viviamo, all’inizio del secondo quindicennio del terzo millennio e in una Europa dal cammino lento e ritardato sia lungo le sue frontiere terrestri orientali e sia a sud del mediterraneo del 2015 che ha contato 3.771 morti e dispersi e con arrivi – via mare – di 996.645 migranti : “persone disperate che hanno perso le loro vite e che la comunità internazionale dovrebbe agire per fermare questo dramma umano, rilevato e ricordato, più volte, che la mobiltà delle persone non è volontaria o quale liberta scelta ma causata da conflitti e povertà acuta” (fonte direzione OIM – Organizzazione Intrenazionale per le Migrazioni).
E nell’Unione Europea – al suo interno – il percorso è stato ed è tanto incerto sia verso la costruzione politica degli Stati Europei quanto – non trasparente – verso quella economica e bancaria-finaziaria dai risultati più che deboli verso le azioni sociali e gli annunciati posti di lavoro attesi dai cittadini europei.
Si aggiunge la guerra in Siria e in Iraq che, con il terrorismo, si è pensato di ricostruire l’antico Califfato accelerando attacchi strategici e colpendo non solo l’Europa nella sua cultura e nei suoi diritti di libertà (Francia) ma anche il museo di Tunisia e le sue spiagge oltre l’abbattimento dell’aereo russo sul Sinai per poi ritornare a Parigi il 13 dicembre scorso.
Ecco l’esodo di migranti in fuga che hanno potuto raggiungere l’Europa – nel 2015 – in circa un milione giustificati dalle guerre e in un contesto di interessi economici, politici ed energetici in continuo movimento, prevalenti rispetto ad ogni rapporto tra diplomazie.
In un contesto così turbolento a sud del mediterraneo la diplomazia internazionale ha svolto più un ruolo di attesa che di iniziativa politica mentre la decisione giunta a fine anno 2015 – per la prima volta unanime da parte del Consiglio di Sicurezza dell ONU – chiedeva di cessare il fuoco in Siria e avviare negoziati di pace a partire dal gennaio 2016; di costituire un “Governo Provvisorio” e decidere la data delle elezioni politiche con la partecipazione di tutti i siriani, compresi coloro fuggiti per il conflitto.
Ed anche il tentativo diplomatico, di questi ultimi giorni, attivato dalla Farnesina verso la Libia – punto di partenza riconosciuto più agevole per i profughi verso l’Italia per proseguire in Europa – segue il piano proposto dalle Nazioni Unite che dovrebbe condurre a pacificazione – dopo due anni di guerra civile – un territorio diviso in due da caos politico tra Tripoli e Tobruk.
Si dovrebbe definire a breve, in Libia, la creazione di “un governo di accordo nazionale” il cui premier designato a presiedere il “Comitato di Presidenza” – Fayez Serraj – ha voluto incontrare Matteo Renzi a Roma assicurandogli il sostegno dell’Italia.
Gli appelli di Papa Francesco e del Presidente Mattarella
Questa veloce e parziale sintesi – incompleta nella dimensione di “terza guerra mondiale a pezzi” così come definita e ripetuta da Papa Francesco nel Messaggio del 1° gennaio 2016 – permette di collegarmi anche al Messaggio augurale di fine anno 2015 del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perchè – a mio avviso – sollecitano credenti e non credenti di “non abbandonarci alla rassegnazione e alla indifferenza” ed a convicerci – condividendo con Mattarella – che “la prosperità, il progresso, la sicurezza di ciascuno di noi sono strettamente legati a quelli degli altri e che non esistono barriere, naturali o artificiali, che possano isolarci da quel che avviene oltre i nostri confini e oltre le frontiere dei nostri vicini “.
E se la indifferenza verso gli altri e il prossimo – ci dice Papa Francesco – “assume diversi volti e non può competere con la pace superando la dimensione individuale” è la solidarietà praticata e operativa, giorno dopo giorno, che “costituisce l’atteggiamento morale e sociale tra la vita del singolo e della sua comunità in un determinato luogo e quella di altri uomini e donne nel resto del mondo”.
E se il nostro Presidente Mattarella rivolgendosi agli italiani riconosce loro il senso di responsabilità per l’impegno sofferto a tenere in piedi l’economia italiana, malgrado la crisi, ha voluto sottolineare e richiamare con pronta determinazione che le “disuguaglianze rendono più fragile l’economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze” – innanzitutto – per “il lavoro che ancora manca e, troppo, dei nostri giovani e che la occupazione femminile è insuffciente congiunta alla perdita di lavoro dei 40-50 anni di età”.
Ma il Capo dello Stato richiamando il 70° anno della Repubblica Italiana e la Costituzione ha detto anche che essa “non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e di valori”.
Condividendo quei princìpi mi permetto osservare e con me, sono certo, milioni di italiani osservano che la nostra Costituzione è rimasta – purtroppo e in buona parte – solo scritta e inapplicata nella “realtà viva” e vera di ogni giorno, quale è il “riconoscere a tutti i cittadini il diritto al lavoro”congiunto alla “tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” e il “diritto a una rteribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro”.
Questi riconoscimenti di diritti e tutele costituzionali sono esclusi – mediamente dal 2008 – a oltre 2 milioni di cittadini senza lavoro e a circa 2,3 milioni di occupati con contratti a termine, peraltro, compensati con una media retributiva Istat tra 1.200 -1.300 euro/mensili, di poco superiore alla soglia di poverta relativa.
Ecco che giunge incisivo – per il 2016 – l’appello universale di Papa Francesco ai Responsabili degli Stati “di operare con gesti concreti verso la mancanza di un lavoro, di una terra e di un tetto”.
E il Presidente Mattarella al termine del suo discorso agli italiani mentre accoglie l’appello-messaggio del Papa dice che è un “forte invito alla convivenza pacifica e alla difesa della dignità della persona”. E aggiunge – in senso laico – che è anche un messaggio “di comprensione reciproca e di un atteggiamento che possa diffondere molto il nostro vivere insieme”.
Nel condividere i due appelli-messaggi mi permetto concludere con l’augurio e l’impegno comunitario di un 2016 che sia meno turbato del 2015 e più solidale per il lavoro e la inclusione sociale a tutti i livelli terrirtoriali. (DG)
Roma, 2 gennaio 2016
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