di Ivano Alteri – Quasi come un proliferare di nuovi germogli di speranza, in questi giorni assistiamo al ritorno in campo di molti sindaci ciociari sulla questione ormai annosa, e assai odiosa, di Acea-Ato 5 Spa e delle sue angherie. In ultimo, il sindaco di Ceccano, che ha chiamato a raccolta altri suoi colleghi per tentare di convenire su una strategia comune in difesa dei cittadini (iniziativa di cui si è già occupato Angelino Loffredi su queste stesse colonne); così come, già in precedenza, altri sindaci avevano meritoriamente manifestato il proprio dissenso rispetto ad una situazione ormai non più sostenibile.
Sembrerebbe, insomma, che si stia sgretolando il muro di gomma eretto negli anni da Acea e dagli amministratori dell’Ato 5. Sembrerebbe che il pensiero unico nostrano, incline alle fregole privatistiche come il suo omologo mondiale, si stia trasformando in una pluralità di voci e di iniziative controcorrente. Sembrerebbe che molti amministratori siano tornati a guardare la realtà con gli occhi dei propri concittadini; anche sfidando gli ordini di scuderia dei rispettivi potentati partitici; anche sfidando le ritorsioni già messe in atto da Acea nei confronti dei loro colleghi disobbedienti, che si sono visti minacciare esplicitamente fin anche i beni personali.
Che paura appena qualcosa si muove!
Tutto questo fermento, pensiamo noi, non può che preoccupare i capobastone della politica politicante ciociara, che in Acea hanno occupato lucrosi posti con i loro famelici famigli; quelli del Pd in testa. Il terreno su cui hanno edificato almeno parte delle proprie personalissime fortune potrebbe essere bonificato da tutte le erbacce che vi hanno disseminato; il loro stesso potere potrebbe esservi estirpato da quegli amministratori redivivi, tornati a svolgere con dignità il ruolo di rappresentanti delle comunità locali. In un tale contesto, i capobastone devono necessariamente sfoderare tutte le armi disponibili, per impedire che il movimento degli amministratori si sommi finalmente con quello dei cittadini, già in essere da un po’ di tempo in perfetta solitudine, mettendo il loro potere in pericolo mortale.
In questo contesto si inserisce la nota del gruppo Think Dem di Ceccano sulla questione Acea, pubblicata su questo giornale nei giorni scorsi. Non sapremmo dire se gli estensori ne avessero l’intenzione, ma onestamente pensiamo che le affermazioni presenti nella nota siano obiettivamente una difesa d’ufficio di quel potere; consapevoli o meno che ne siano gli autori, esse sono senz’altro utili a intrugliare ulteriormente le acque, favorendo inevitabilmente chi ha trasformato il proprio potere politico in un vergognoso mercimonio.
Invitare a parlare di acqua “oltre le ideologie”, come si fa già nel titolo della nota; affermare che ci si trova di fronte “a un tema complesso, estremamente tecnico”; edulcorare le affermazioni di Papa Francesco contro la privatizzazione dell’acqua, descrivendo il suo messaggio come destinato soltanto a “territori lontani da noi”, sono tutte formule magiche cui si attribuisce il potere di far scomparire le precise scelte di campo degli amministratori disonesti; fermamente schierati nel campo di Acea.
Non vogliamo sminuire, tuttavia, il contributo “tecnico” fornito da quella nota; ma riteniamo che la tecnica venga solo dopo la scelta politica, e che far credere il contrario costituisca una mistificazione. Come è mistificatorio affermare che “qui in Ciociaria si ha la sensazione che l’acqua… possa essere oggetto di lucro per alcuni a danno della collettività” e che “E’ questo sentimento di sfiducia verso chi gestisce il servizio a spingere gli amministratori, la politica, la società civile a interessarsi della questione ACEA – ATO 5”.
Atti e fatti ingiustificati, ben concreti di Acea che gravano sulle tasche di tutti noi
Sensazione? Sentimento? Le vessazioni di Acea, le sue bollette esose, la pessima qualità dell’acqua, le tariffe per servizi non espletati, gli investimenti non effettuati, i mutui da essa non pagati, non sono categorie dello spirito, non sono né sensazioni né sentimenti; sono invece atti e fatti ben concreti, i cui costi gravano sulle bistrattate tasche dei cittadini, sottoposte al sistematico repulisti di Acea, con gran parte della classe politica e amministrativa a far da palo.
Inoltre, più in generale, bisogna aggiungere che non è un invenzione del Papa, né dei comitati per l’acqua pubblica, l’idea di accaparrare l’acqua e renderla una merce come le altre: gli epigoni del neoliberismo dominante si sono già incaricati, senza esitazione e senza dubbi, di sostenere teorie secondo cui “l’acqua ha un valore economico; quindi è una merce; quindi deve essere sottoposta alle leggi del mercato”; esattamente quel che teme Papa Francesco, esattamente quel temono i comitati. Non è un pettegolezzo di ciociari ideologizzati, dunque, ma una precisa realtà. Che appare ancor più vera, quando si viene a sapere che mentre qui da noi ciociaramente si va cincischiando “oltre le ideologie”, a Pechino, in questi giorni di micidiale inquinamento atmosferico, si vendono bottiglie di “Aria pulita del Canada” a ventotto dollari l’una. Aria!
Di fronte a questa deriva terrificante, ben prima di ogni opzione tecnica, bisognerebbe scegliere da che parte stare, e nella nota questo non appare affatto chiaro. Mentre è chiaro l’orientamento di quei sindaci “ribelli”, dei comitati per l’acqua pubblica, come è stato chiarissimo l’esito referendario che si tenta di aggirare con parole vacue e politiche furfantesche. Tutti questi milioni di cittadini “ideologizzati” stanno chiaramente da una parte; chi ideologizzato non è, da che parte sta?
Frosinone 27 dicembre 2015
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