di Donato Galeone* – Il primo maggio 2015 la Cgil-Cisl-Uil evidenziarono a Isola Liri che, dal rapporto EURES per la Ricerca Economica e Sociale sui dati ISTAT, nel 2014 si contavano 329 mila i cittadini laziali senza lavoro, regstrando l’8,7% in più rispetto al 2013 (+ 26.300 in valore assoluto) e il 126% in più rispetto al 2007 quando aumentavano a 146 mila.
Un vero record tutto in negativo, si rilevava e si commentava, nelle 5 Province laziali e Frosinone con i valori più alti (+ 27,5%) rispetto al 2013; seguita da Viterbo (+9,%); Roma (+6,6%) dove i disoccupati raggiungevano 225 mila unità pari a più di 14.000 in un solo anno; Latina (+6,5%) e Rieti (+4,9%).
In questi giorni di fine anno 2015 leggiamo dalle dichiarazioni dei massimi rappresentanti istituzionali della Regione che “il Lazio è ai vertici dell’economia italiana” e non solo per il riconoscimento positivo della Corte dei Conti sul rendiconto finanziario 2014 ma anche per i dati nel report ISTAT “Conti Economici Terrtitoriali” in quanto vede il Lazio – prima regione italiana – con un incremento per i consumi delle famiglie dell’1,3% a fronte di una media nazionale dello 0,4%. E non è unico il dato sui consumi in quanto nel Lazio – insieme alla Valle d’Aosta – la crescita del PIL è stata dell’1,4% rispetto a una contrazione italiana dello 0,4%.
Le medie statistiche complessive
Inoltre la Regione Lazio – che comprende la Provincia di Frosinone – è al vertice assoluto – in Italia – per quel che riguarda la crescita degli occupati con una variazione del + 3% – a fronte di una media nazionale del + 0,1% – con un aumento degli occupati di 76.000 nel 2014 (Valeriani -Vice Presidente Consiglio Regionale Lazio – da newsletter 9.12.2015).
Queste medie statistiche complessive e positive per la Regione Lazio – collocata tra le prime regioni italiane – va detto e ripetuto – che è grazie a Roma il vero traino dell’economia laziale con l’occupazione nel “terziario e servizi” che assorbe l’1,9 dei 2,3 milioni di lavoratori presenti nel territorio laziale, registrando un incremento del 5,1% nell’ultimo anno.
Ma è proprio il territorio delle Province del Lazio che va recuperato, con urgenza, monitorato e analizzato tra parti sociali organizzate e istituzioni: dai Comuni e dalle rappresentanze delle attività produttive – da rilanciare e incentivare – con Consorzi ASI, i Centri dell’Impiego e la Regione Lazio .
Il vero dato statistico nell’anno 2016 dovrebbe essere quello di conoscere il “come orientare e utilizzare” e non solo a breve termine – ma da subito – tanto gli 850 milioni di dichiarati al 31. 12. 2015 “quanto dove e per chi” – dopo la recente approvazione del Documento Economico e Finanziario Regionale 2016 per un ammonatre di 2,4 miliardi di euro.
Si tratterebbe di attivare regole di risanamento ambientale e interventi, partendo dalla Provincia di Frosinone per il più alto valore negativo non solo nei livelli occupazionale ma anche per gli alti livelli raggiunti – nelle indifferenza istituzionale – del riconosciuto inquinamento ambientale (da Colleferro a San Vittore per le discariche e inceneritori congiunte alla ritardata bonifica della Valle del Sacco).
Cosa occorrerebbe… subito
Vale a dire, quindi, investire adeguatamente come l’urgenza richiede – in questi territori laziali – mettendo in campo operativo tutte quelle azioni e misure con interventi di spesa mirate verso il riequilibrare, il risanare l’ambiente e il rilanciare le aree laziali in crescente sofferenza economica e ambientale, con tempi certi e visibili, per rispondere alla triplice esigenza sociale di:
1- bloccare il declino continuo del settore industriale e delle costruzioni con meno 218.000 + 137.000 unità nel 2014 pari, rispettivamente, a meno 4,9% e a meno 7.6% rispetto al 2013, con una perdita complessiva di oltre 22.000 lavoratori;
2- ridurre l’incidenza del precariato e tempo parziale di lavoro sul tempo pieno, con oltre 50.000 cassintegrati che, previsionalmente ed a seguito di riorganizzazione e ristrutturazioni produttive necessarie per competere sui mercati, più della metà perderanno lavoro;
3- far seguire alle normative e agli incentivi sulle politiche attive del lavoro (421 milioni) e la inclusione sociale in contrasto alle povertà (251 milioni) da coniugare alla primaria importanza della istruzione-formazione (463 milioni) finalizzata alla occupazione produttiva e alla ricollocazione professionalizzata del lavoro, contrattato e partecipato.
Il Presidente Zingaretti ha commentato così i dati della crescita laziale 2014: ”Non ci fermiamo qua perchè sono tutti dati che vanno consolidati” e l’Assessore alle Attività Produttive Fabiani ha aggiunto:”Se questi dati differenziali si manterranno anche negli anni 2015-2016 vorrà dire che il Lazio avrà cominciato a correre”.
Sono dichiarazioni prudenti di una crescita tendenziale minimale positiva – pur non estesa nei territori laziali che è corretto evidenziare ma unicamente come media regionale. Perchè, sappiamo tutti e ripetiamo, che sia l’1,4% del PIL laziale o lo 0,4% nazionale 2014 raggiunto, in “assenza di lavoro e senza investimenti produttivi” più articolati e diffusi territorialmente, non può essere obiettivo nel 2015-2016 quale consolidamento di minimali dati differenziali del 2014 raggiunti nel Lazio, in quanto consoliderebbero, certamente, il permanere di un disagio sociale e l’estensione delle povertà laziali, proprio, partendo dalla Provincia di Frosinone.
* ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 15 dicembre 2015
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