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papa francesco al parlamentoeuropeo 2014 11 25 350 260di Donato GaleoneIn Africa Papa Francesco apre la porta umana al mondo. Ascoltati in parte e letti i discorsi, le omelie di Papa Francesco in questa ultima settimana di novembre dal Kenia, Uganda e Centro-Africa viene riconfermata la dottrina sociale della Chiesa cattolica mediata dall’aggiornato appello universale mondiale verso la giustizia sociale che, con il lavoro e la solidarietà, costruisce la pace tra i popoli e che in una “società democratica e pluralista la cooperazione tra i leader religiosi e le loro comunità diviene un importante servizio al bene comune perchè il Dio che noi cerchiamo di servire è un Dio di pace e il suo santo nome non deve mai essere usato per giustificare l’odio e la violenza”.

Collegandosi ai 50 anni del Concilio Vaticano II e sul Dialogo Ecumenico e Interrelegioso Papa Francesco ha ribadito l’impegno “al servizio della comprensione e dell’amicizia, guardando al futuro, affinchè tutti gli uomini e le donne si considerino fratelli e sorelle, pacificamente uniti nelle e attraverso le loro differenze. Oggi – ha aggiunto – assistiamo all’avanzata di nuovi deserti creati da una cultura dell’egoismo e della indifferenza verso gli altri”.

E contro ogni fonte di ingiustizia e disagio sociale – rivolgendosi agli unomini e donne di buona volontà, ai laici cristiani e, innanzitutto, ai Vescovi e ai Sacerdoti, il Papa ha sollecitato a “prendere iniziative coinvolgenti nei problemi dei cittadini, ad accompagnarli nelle loro lotte, a custodire i frutti del loro lavoro collettivo e a celebrare insieme ogni piccola o grande vittoria”. E ha aggiunto che si tratta di“ un compito in più, ma forse il più importante, perchè i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo”.

Questi richiami del Papa ai leader religiosi della “società democratica pluralista”; all’impegno di “fraterna amicizia umana” contrastando la cultura dell’egoismo e della indifferenza verso gli altri e alla sollecitazione “di iniziative coinvolgenti problemi dei cittadini” sono messaggi non solo morali autorevoli ma parole e testimonianze che alimentano la nostra cura verso questo mondo e tra credenti con “la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri che ci portano quella pace che il mondo non può offrire”.

Ciò non riduce e nè diminuisce, in tutti noi, la cura per questo mondo se guardiamo soltanto alla vita futura ma al contrario ed anzi – afferma Papa Francesco – ci “offre uno scopo alla vita in questo mondo e ci aiuta a raggiungere i bisognosi, a cooperare con gli altri per il bene comune e a costruire una società più giusta, che promuova la dignità umana, senza escludere nessuno, che difenda la vita (dono di Dio) e protegga le meraviglie della natura, il creato, la nostra casa comune”.

Da questa grandiosa “PORTA DEL MONDO” aperta entrano – a mio modestissimo avviso – anche le profonde riflessioni solidali, tra credenti e non credenti scritte da Ivano Alteri e pubblicate il 20 novembre su questo stesso giornale unoetre.it. Sono riflessioni sulle tristi vicende o mali umani possibili anche tra operatori eccellenti della Chiesa cristiana cattolica quale è stata l’ultima notizia – a noi più vicina territoralmente – attribuita all’ex Abate di Montecassino.

E’ umano e vero che queste notizie colpiscono tutti nell’amarezza ma nel contempo – penso che concorrono, ancor più, a diffondere universalmnente e arricchire in noi quella umana comprensione comunitaria richiamata dallo stesso Ivano Alteri orientata verso il “non plus ultra individuale” e non solo tra gli umani “Ordinati Sacri” (Vescovi, Abati e Sacerdoti) ma anche tra gli educatori e praticanti cristiani, con approfondimenti razionali e di fede tra credenti e non credenti.

Perchè – sempre a mio avviso – quel plus ultra individuale è superabile essenzialmente e gradualmente con l’impegno sociale praticato che è impegno del talento umano e politico del “conoscere” non solo come fatto informativo ma sul come accostarsi, essenzialmente, ad una esperienza di vita da vivere.

Nel “dono della vita” è riconosciuta a tuttti, non da oggi, l’importanza che assume l’insieme dei “contenuti del consoscere continuo” che permette , innazitutto, non solo di convalidare la “propria” scelta di vita ma “è prova del pensare” per comprendere nella “propria dimensione intelletuale onesta” anche al non credente come se Dio esistesse o come se fosse in relazione con Lui (Don Marco Gagol).

Il credente, laico, deve portare nell’impegno sociale il suo non plus ultra individuale quale primo dato basilare della esperienza attiva di credente, non dimenticando che la prima comunità di cristiani si autodefiniva “COMUNITA’” in quanto realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia, come solennemente richiamato dalla Costituzione pastorale del Concilio Vaticano II – attualissima dopo 50 anni – con la Gaudiem et spes del 1965.

Il secondo dato basilare del laico credente, conseguente al primo, è “l’impegno testimoniato” con forza straordinaria, coraggiosa e genersosa verso la giustizia egualitaria e la pace – amorevolmente (caritas) – in quanto tutti gli uomini e le donne, giovani e meno giovani, avvertono l’interiore “impulso di coscienza posta nel cuore e nella mente” di ogni persona (dal Dio che ama) come richiamato nell’Enciclica sociale “Caritas in veritate “ e anche da Pascal che diceva “A volte il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”.

Penso, quindi, che con questi basilari riferimenti, preceduti dagli appelli africani dal 25-28 novembre 2015 del Pontefice Francecso, sia il laico credente che il non credente – non potranno non essere spinti socialmente e politicamente – mediante impegni propositivi e concrete azioni comunitarie, motivate, per favorire l’esercizio di diritti e doveri universali mirati verso una visibile e vera giustizia tra i popoli che è vera creatrice umana di pace, compendiata nella “riflessione sociale o pensiero sociale” definita “dottrina sociale” avviata, sin dal 1891, con la Enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII sviluppata nell’ultimo secolo, dalle “Encicliche Sociali” e che, giorno dopo giorno, tanto nelle Americhe quanto in Africa ed ogni mercoledi in Italia e per il mondo ci ripropone Papa Francesco, italoargentino, Vescovo di Roma.

Roma, 2 dicembre 2015

 

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