di Antonella Necci – Il file audio che non accludo, ma che è facilmente reperibile (on line ndr) e la cui copia è stata inviata al direttore di questo quotidiano online dovrebbe far capire, se ci riesco, ma tanto non ci riuscirò anche se testardamente ci provo, che tra le tante “bufale” che circolano nel web ci sono anche testimonianze reali.
Il problema fondamentale è che il reale viene fatto passare per irreale da chi è abituato a mistificare e manipolare per propri fini egoistici e politici.
Ma procediamo con ordine.
Genitori preoccupati per i propri figli
Il file mi giunge nella giornata di ieri, inviato da alcuni genitori preoccupati per i propri figli che quotidianamente devono affrontare metro e percorsi limitrofi alle zone del centro di Roma per poter raggiungere la scuola, come per poter andare a studiare dagli amici o per fare una passeggiata al centro per guardare le vetrine dei negozi. Vita quotidiana che si sta intersecando con il terrore.
Nell’ ascoltarlo si capisce subito che è veritiero. Intanto lo si capisce dalle parole usate. Semplici e rapide parole di una madre preoccupata per la propria figlia. Poi lo si capisce dai riferimenti usati. Infine la mamma non usa termini come Isis o terrorismo e nel parlare della bomba posta nella stazione della metro Lepanto di Roma non dice altro che la notizia diffusa era stata mistificata per non creare allarmismi.
Tutte informazioni pragmatiche e lecite. Dagli angoli bui della mia adolescenza si sono subito svegliati ricordi simili. Il pericolo del terrorismo, il rapimento Moro avvenuto in una zona poco distante dal liceo che allora frequentavo, via delle Botteghe Oscure, zone di Roma che eravamo soliti frequentare quando decidevamo, da classici studenti,di andare a visitare, nelle giornate in cui a scuola c’era l’assemblea d’istituto.
Anche allora, ricordo bene, le informazioni riguardanti pacchi- bomba si confondevano con abili smentite da parte degli organi di governo sostenuti da stampa e telegiornali. Anche allora per sapere se davvero era una bomba quella ritrovata o era una ” bufala” si doveva ricorrere al “passaparola”, al “sentito dire dalle forze dell’ordine”. E anche allora chi osava dire la verità era considerato e guardato in malo modo. Minacciato di denuncia. Ma mi sembra che ora, a distanza di tanti anni, quel periodo storico lo chiamano “gli anni del terrore”. Voi pensate che lo chiamino così per colpa dei tanti e coraggiosi che hanno osato dire la verità, e cioè avvisare più gente possibile del pericolo che ci circondava, o perché davvero il pericolo esisteva e chi era al potere cercava di mettere tutto a tacere per i propri interessi personali?
Una riflessione da fare
E questa è la riflessione che vi chiedo di fare,se vi va.
Come mai, tra tante “bufale”, tra tanti video, tra tante mistificazioni, l’accanimento mediatico di radio, televisioni, politici, giornali, internet, si è andato a fissare proprio su quel minuscolo file? Si è puntato il dito proprio su quello, tanto da convincere i genitori, che prima lo avevano inviato, e che possiedono solo la memoria storica diffusa da mediaset in quanto nati in epoca posteriore ai fatti che ho citato, che quello era davvero un ” fake”, diffuso al solo scopo di creare terrore gratuito.
Ed è così che va il mondo, in questo momento storico.
Ma l’ultima domanda che pongo, prima a me stessa e poi a questo mondo è : ” I fatti accaduti a Roma nella giornata del 19 novembre 2015 verranno ricordati come allarmismi infondati e blocco di passeggeri inferociti al ritrovamento di una busta contenente cibarie, o ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dire che in quella busta le cibarie erano esplosive?”
21 novembre 2015
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