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Parigi_13_novembre_2015di Antonella Necci – Il problema non è il problema, ma il punto di vista che analizza il problema. E la soluzione non può avere le stesse basi del problema, altrimenti il fallimento sarà l’unica strada possibile.
Con queste parole che mi suonano insignificanti ogni ora che passa, ma che mi ripeto mentalmente da quando sono accadute le esplosioni di Parigi, vorrei provare a percorrere una strada che si discosti dall’immediato concetto della Terza Guerra Mondiale in atto, come da qualche battuta infelice sentita nella diretta TV di ieri, e che puntava il dito sulla nazionalità francofona dei kamikaze. Si evinceva che, secondo i giornalisti, era impossibile distruggere queste cellule di terrore, visto che il pericolo può sedere accanto a noi e può parlare correttamente la nostra lingua.

Tutti pensieri leciti, anche loro, come altri sentiti. Ma l’odio e la violenza non nascono dalla razionalità. Se così fosse non ci sarebbero espressioni come “irrazionale follia omicida”, o “azione dettata da un odio cieco”. Se ci fosse il raziocinio coinvolto in tutto questo, si potrebbe dire che un cunicolo dentro cui il seme dell’intelletto si può seminare, esiste. E il seme della speranza, figlia della consapevolezza e della fiducia nel prossimo, potrebbe germogliare e anche riprodursi.

Allora?,mi direte. Dove vuoi arrivare con queste parole? Esiste una soluzione oppure no?
La soluzione è nel nostro vivere quotidiano. Nel nostro convivere con l’odio e con la violenza. Nel convivere con chi ci odia e ci vorrebbe distruggere come nel saper riconoscere chi davvero ci ama e non ci farebbe alcun male.
La risposta, senza tanti giri di parole, sta dentro di noi e dentro le Torri di Babele che ci circondano. Dentro una ricerca continua di migliorare il nostro vivere senza pensare che il prossimo debba subire passivamente le nostre negatività.
Detto così sembra voler affermare solo qualche frase retorica, intrisa di neocristianesimo. Una teorizzazione del” porgere l’altra guancia” che non farebbe altro che alimentare i commenti negativi nei miei confronti. Ma proprio in questo concetto dell’accettazione o meno da parte del prossimo che si può trovare una possibile risposta.
“Tu mi odi, ma io non ho fatto niente contro di te. Prova allora a vivere la tua vita e a non farti saltare in aria. Magari scopriresti che è quella la strada giusta per ottenere ciò in cui credi.”
“Tu ci odi e ti fai saltare in aria perché la musica rock é blasfema? Magari prova a cambiate tu quella musica.”

Adesso mi sembra di dire solo cose senza senso, ma sono convinta che tra qualche tempo saranno utili. Non so come. Non so chi le pronuncerà meglio di me. Spero solo che non sia troppo tardi per tutti noi.

15 novembre 2015

 

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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