di Donato Galeone – Le due antiche povertà di Frosinone Provincia e basso Lazio. Nell’ultima decade di agosto scorso ero a Leporano di Taranto e ricordavo che nei primi giorni di agosto 2013 veniva sottoscritto per il nord della Ciociaria un Accordo di Programma per Frosinone-Anagni mirato allo sviluppo produttivo e occupazionale di quella vasta area a declino economico tra imprese in crisi con centinaia di lavoratori in cassa integrazione e altre migliaia sostenute dalla indennità di disoccupazione di lunga durata.
Mentre così pensavo venivo informato che, dopo due anni dalla sottoscrizione di quell’Accordo programmatico regionale e nazionale di sviluppo locale, solo un paio di imprese, forse, sarebbero state ammesse a beneficiare delle disponibilità incentivanti per espandere la loro presenza in quell’area industriale disastrata anche dall’inquinamento della Valle del Sacco, silente con le sue acque di fiume percolanti, monitorate e analizzate sin dal 2005.
Così come leggevo, in positivo, a metà luglio su un numero speciale de “L’Inchiesta” la sintesi a più voci del compendio storico quarantennale dell’insediamento FIAT a Piedimonte San Germano e l’importanza strategica di quell’insediamento, nella realtà territoriale del basso Lazio, che incise notevolmente nello sviluppo socio-economico provinciale e sulla riduzione dell’emigrazione.
Per conoscenza storica va rilevato che – già a fine anno 1972 – nei Nuclei Industriali Ciociari si contavano 250 complessi produttivi con oltre 10 dipendenti e circa 22.000 occupati. Queste riflessioni estive non solo mie – vicine e lontane – in presenza del drammatico declino e della caratterizzazione della crisi sociale persistente nella economia provinciale, – collegate alle ultime statistiche SVIMEZ – suggeriva a Ermisio Mazzocchi di collocare e etichettare “Frosinone Provincia del profondo Sud” in quanto si evidenziavano problematiche e caratteristiche generali similari, quale bassa occupazione e alta disoccupazione, con giovani parcheggiati in famiglia congiunte alla scarsa qualità dei servizi ed altre insufficienze di una società civile.
Ma Ivano Alteri, qualche settimana dopo, non sottovalutando gli aspetti socio-economici declinanti cui è giunta Frosinone e Provincia, richiamava e evidenziava la discussa nascita novantennale – storicamente validata – rispetto alla pur semplificata definizione data di “Frosinone Provincia del Sud”. Ivano Alteri richiamando su www.uonetre.it il racconto – documentato nel libro di Costantino Jadecola “ Nascita di una Provincia” – ottimamente collocato ai tempi costitutivi di Frosinone Provincia (1926-1927) ci permette – a mio avviso – anche in questo autunno 2015 di riprendere e attivare nelle sedi politiche e associative ogni verifica e approfondimento sulle motivazioni e le ragioni più vere (che non sono misteriose e neppure da subordinare alle volontà altrui) della profonda e drammatica stagnazione economica-sociale che vive oggi la Provincia di Frosinone nel contesto laziale e del Mezzogiorno italiano.
E da Roma a Santa Maria di Leuca – territorio meridionale del nostro Paese – Frosinone e basso Lazio hanno conosciuto, fino alla prima metà dell’800, altre “due variabili povertà” dipendenti dalla suburdinazione allo Stato Pontificio di Roma, confinante alle porte di Ceprano-Pontecorvo e verso Sud, in parte, ai Borboni di Napoli.
E fu anche in questa visione territoriale storica – non conoscendo chiaramente chi in alto loco ne definì i confini – nasceva la Provincia di Frosinone e il basso Lazio con l’agro pontino della Provincia Latina – entro cui conviviamo nel 2015 con le due antiche povertà ormai unificate giorno dopo giorno che, nella Ciociaria più colpita dalla pluriennale crisi del lavoro, riemergono nello loro forme di povertà relativa e povertà assoluta.
Questa ricognizione e riflessione storica di ieri e di oggi – se condivisa – dovrebbe contribuire e favorire una “ricostruzione compattata territoriale attiva di Frosinone e Provincia” nel contesto del basso Lazio verso il Sud mediante una omogenea identità culturale e politica locale di ripresa economica equilibrata tra comparti produttivi, propositiva e gradualmente fattibile per la Ciociaria, sostenuta e condivisa dalla Regione Lazio e dalle Regioni meridionali, quale proposta complessiva impegnata e articolata nazionale, voluta dalle rappresentanze popolari locali, nella previsione delle iniziative di sostegno complessivo annunciate dal Governo per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Sarebbe questa – a mio avviso – una modalità di azione politica e pratica attiva, non subordinata ad altri ma partecipata e condivisa con altri dal basso, nelle specifiche potenzialità e le possibili fattibilità progettuali tanto in presenza di notevoli disponibilità di capitale umano quanto nella ricerca di risorse, in quote cofinanziabili, prevedibili nella dimensione europea, nazionale, regionale e locale mediante anche l’accesso più facilitato al credito bancario rapportato, essenzialmente, al valore dell’idea-progetto d’impresa, piccola e media, industriale, agricola, commerciale, artigianale e dei servizi.
Che cosa e come pensare di fare e riproporre – subito – nella previsione, non vicina della crescita occupazionale piena che, peraltro, presuppone non solo le disponibili quantità di investimenti ma anche l’avere contezza che le innovazioni tecnologiche d’impresa, indispensabili per competere nella produzione di beni e servizi, tendono generalmente a ridurre posti di lavoro.
In presenza di una insoddisfatta domanda di lavoro provinciale di oltre 125.000 e pur riducendosi le ore di cassa integrazione non sembrano esserci – oggi – le condizioni di superare anche parzialmente le crisi aziendali – anzi – sono più certe le previsioni di accesso alle indennità di mobilità apripista dei licenziamenti. Apertura vera, quindi, di un drammatico e più esteso disagio famigliare di migliaia di nostri concittadini “senza lavoro e senza reddito” integrato da un minimale sostegno, temporaneo, della indennità di disoccupazione.
Questi consistenti disagi umani impongono al Governo – dialogando con le parti sociali – la istituzione nel nostro Paese di un “minimo reddito di inclusione sociale” che viene a cessare alla ripresa del lavoro. Non risulta che nella Provincia di Frosinone l’emergenza lavoro, avviata nel 2007, sembri rientrare nel 2015 per gli effetti di una ripresa occupazionale triennale incentivata sia dal Jobs Act e sia dalle condizioni globali esterni al nostro Paese.
E’ prevedibile quanto certo, invece, che i tempi della massima occupazione saranno lunghissimi – considerata la lentissima crescita del PIL – collegata indubbiamente alla pianificazione e messa in opera degli interventi annunciati o da cronoprogrammare, oltre, alla certezza degli investimenti possibili nei prossimi anni sia nella Provincia di Frosinone che nel basso Lazio.
Frosinone,17 ottobre 2015
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