
Stefano Vona, il 30 settembre, postava su FB: “La vicenda di Daniela Bianchi ci invita a fare una riflessione sul Pd ciociaro che può essere estesa anche a livelli geografici più ampi.” Giusto. E’ l’aspetto principale. Ormai, il PD, sempre più è un “Grand Hotel: gente che viene… che va… nessuno sa perché..” (ricordate Greta Garbo?). L’abbandono della Consigliera Bianchi è l’ultimo di una lunga serie, dopo Mirabella, Capogna, Frate e ancora Giovanni Nichilò, tralasciando la fuga silenziosa di tantissimi da questo partito per non parlare delle migliaia di elettori che non lo votano più. Le dimensioni del fenomeno sono grandi e ora lo fanno apparire irreversibile. A Frosinone, poi, è più la “gente che va” e pare che nessuno se ne lamenti in quel partito.
Bianchi ha ricordato la volontà di Renzi di “innovare il paese e non innovare il partito”. Una causa, certamente, la sciagurata trascuratezza del capo del PD, verso il rapporto che deve intercorrere fra società e partito. “Esco da una casa ed entro in un altra”, così ella comunica il passaggio al gruppo consiliare regionale di Sel. “Mi interessa questa fase costituente” – aggiunge. Sinistra Ecologia e Libertà ha intrapreso, infatti, con altre formazioni, come Possibile, di dare vita ad un nuovo partito.
Chi è stato e sta male nel PD, da Bianchi riceve conferme. Alcuni hanno individuato percorsi, altri no. Che chiedono? Speriamo non la “catarsi” invocata da Simone Costanzo, perché ci può essere questo gesto supremo se si conosce il peccato, se questo lo si ignora da che cosa ci si purifica? Piuttosto ci saremmo attesi un “garbato lamento” per aver perso forze.
Qual è la ragione di vita del PD? Non ci sono risposte. Chi va via dice: non c’è democrazia, è un “modello” per pochi, si chiede nei territori come opera? Qui c’è tutto il dramma di questo partito e di questa stagione politica che vive la società italiana. Cosa si attendono i cittadini da un partito? Una sede in cui decidere assieme ad altri scelte e rappresentanti e in primo luogo iniziative utili, non certo un “sistema” in cui la “mission” è la trasmissione di voleri fino all’ultimo (chi è ultimo?). Se così fosse a che servirebbe discutere e chiedere democrazia interna? Questo resterebbe il partito dei capibastone. Ogni giorno vediamo che così non va. Da chi soffre si sente ripetere un vecchio ma attualissimo motto: “ce vogliono fa’ crede’ che Cristo s’a mort’ de fridd’ “.
Abbiamo ascoltato l’adesione ai valori di cui parla Papa Francesco, fra i quali c’è anche l’invito alla partecipazione. Messaggio e partecipazione sono due condizioni esistenziali per operare, ma sicuramente mancano al PD. Pensare e agire. Il Papa nel suo viaggio nelle Americhe ha portato non solo la voce di chi soffre, ma ha presentato e sostenuto le loro richieste di fronte al Parlamento Usa e all’Onu. Ha solidarizzato con i migranti ma anche ha disposto: “Parrocchie aprano le porte, no a silenzi complici” Questi sono fatto concreti.
L’elaborazione da sola non serve. Per la Valle del Sacco si è arrestato almeno l’inquinamento? La Consigliera Bianchi auspica che “la politica riconquisti il suo primato”. Giusto! Tocca, però, solo alle Istituzioni non cedere ai ricatti degli imprenditori e ai loro voleri se sono nocivi alla società. A Ceccano, nella primavera del 2014, si discuteva d’ambiente e l’ex sindaco Angelino Loffredi chiese se si sanzionavano i continui sversamenti di inquinanti nel fiume Sacco. Nessuna risposta.
Chi ha patito disagio nel PD merita rispetto, ma può ripensare la sua condotta nel partito prima di uscire? Nel marzo 2015 la Direzione provinciale del PD vara due documenti, sull’ambiente e sui comportamenti vessatori di Acea Ato5. Sono rimasti ignoti ai frusinati e dimenticati pure da chi li votò. Qualcuno pretese che quelle decisioni diventassero realtà? Vigilare perché le decisioni prese siano attuate è fondamentale per conquistare credibilità al proprio partito e a se stessi.
Daniela Bianchi seguirà le parole di Papa Francesco. Bene, aspettiamo che ne segua la concretezza di azione. Da queste colonne chi scrive ha riconosciuto la sua buona volontà per affrontare la disoccupazione. Ora mancano i risultati, in molti li aspettano. Domenica Gianluca Trento, in una simpatica nota, ci raccontava che da ragazza sognava un eskimo e forse avrebbe voluto iscriversi alla FGCI. Forse. Accattivante, ma perché ora? Speriamo che questa info sia casuale, ci sembrerebbe una caduta di stile e preferiamo la Bianchi fedele all’identità con cui l’abbiamo conosciuta, non intenta alla “captatio benevolentiae”. E’ questa una strada screditata da chi ha svenduto il proprio passato tradendolo, per usarlo solo come un bancomat del voto personale. A sinistra non ci credono più.
Questa migrazione sotto l’ombrello di Zingaretti avviene all’interno della galassia del PD e genera perplessità evidenti a tutti. Zingaretti è del PD. Nelle ultime settimane più volte ha visitato questa provincia, ma non ci risulta che abbia speso mezza parola sulla situazione drammatica dei frusinati. Irrinunciabile la domanda venuta sia da Di Scanno che Porcu: fino a che punto Zingaretti pensa a questa provincia? Dimenticare che essa è la cenerentola del Lazio è grave per noi, ma per tutti nella sanità si proseguono le politiche che furono di Renata Polverini, sui problemi dell’occupazione e del lavoro l’impostazione liberista è la politica portata avanti a testa bassa dall’assessora Lucia Valente senza ascoltare alcun grido di dolore. Le emergenze non si affrontano così. Manca il senso dell’urgenza.
Certamente, perché manca una forte e decisa opposizione sociale che abbia rappresentanza coraggiosa ed efficiente in Consiglio Regionale e nel Parlamento. La sordità di Zingaretti è il problema. Altro che domandare senso di responsabilità alla gente e all’informazione!
5 ottobre 2015, anche sul quotidiano L’Inchiesta
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