di Ignazio Mazzoli – E’ veramente successo qualcosa ieri 22 settembre nel salone dell’Amministrazione provinciale dove dalle ore 16,00 si è svolta l’assemblea contro “il disagio sociale che ci umilia”.
Dalle 15,00 i promotori (più Comitati) preparano la sala e con Stefano Di Scanno, direttore de L’Inchiesta chiamato a coordinare e presiedere l’iniziativa definiscono la scaletta dei lavori. Decidono di lasciare il tavolo della presidenza vuoto a sottolineare l’assenza di chi rappresenta le istituzioni che solitamente lì prendono posto.
Alle 16,00 arrivano disoccupati e cittadini convocati attraverso il tam tam di Facebook, ma non solo. Questa volta l’informazione tutta, quasi, da quella cartacea a quella on line, ha fatto il suo dovere sin dalla conferenza stampa di sabato 19.
Stefano Di Scanno apre i lavori allargando immediatamente la prospettiva di questa giornata di denuncia: il problema del lavoro non è solo la disoccupazione e subito dopo chiama Gino Rossi ad iniziare ad illustrare le ragioni di questa assemblea. La sala è piena sottolinea con soddisfazione. Il “Lavoro” la fa da padrone in questo salone – Rossi sottolinea con forza – “che è la priorità di un essere umano”. Oggi questo manca e perciò il territorio frusinate non ha futuro. Il racconto del disagio lascia il posto alle linee delle iniziative: il diritto di esternare il proprio le proprie difficoltà e il proprio dolore non all’orecchio dei potenti, ma nelle piazze. Il bisogno costante e necessario di unità di tutti i disagi sociali, perchè “ci hanno diviso e abbiamo perso”. Ricatti, contentini, clientelismo, minacce sono stati gli strumenti. L’unità indispensabile per essere di più, tanti di più anche nel diversità. “La nostra difficoltà di disoccupati diventa la difficoltò di altre categorie sociali a cominciare dai commercianti come quelli che abbiamo incontrato nei mercati dove siamo stati”. E, unità è stato davvero il leitmotiv che ha guidato gli interventi. Ieri tutti hanno lavorato per camminare insieme.
Arrivano alcune forze politiche, per il Psi c’è Giuseppe Spiridigliozzi, per il M5s arriva il deputato Luca Frusone insieme ad Enrica Segneri e Aniello Prisco, Oreste della Posta per il PCd’I, Marco Maddalena di Sel, Manuela Maliziola dell’Unione Democratica per il Rinnovamento.
Molte espressioni si leggono nei volti dei presenti, prevale la rabbia. Ce n’è tanta che spinge qualcuno ai rimpianti, V. P. dice: “arrivò Andreotti alla Videocolor e lavorammo 20 anni”. Non è più successo. Nostalgie.
“Non possiamo aspettarci quello che ci hanno tolto” – ripropone con saggezza Paolo Iafrate – “altrimenti andiamo a sbattere contro un muro. La società è ns, la ricchezza è nostra.” Gli obiettivi s’avanzano “bisogna allegare le proteste, recuperare siti industriali in modo ecocompatibile. Il mercato ci ha espulso, ma noi dobbiamo mantenere e sostenere le vertenze, individuare quale sviluppo è possibile.”
Appare ormai evidente, a chi scrive, che c’è una elaborazione matura che nasce da esperienze e sofferenze. E’ un volto nuovo e decisivo di questa iniziativa. E’ un pomeriggio di coraggio “Risorse ci sono, ma destinate … allo stadio. …occupare le fabbriche dismesse, gli spazi pubblici dei comuni. Ci vuole un Tavolo sulla forte illegalità in questa provincia. Siamo confusi sbandati. Questi politici se ne devono andare a casa”. L’indifferenza della politica e degli imprenditori è l’incipit del discorso di Notarcola. Sollecita tutta la Ciociaria alla protesta. “Ognuno che si attivi per far nascere comitati per il lavoro e lo sviluppo.” Non manca il coraggio nel denunciare l’indifferenza anche dei cittadini perchè quando c’è, manca la solidarietà. Manuela Maliziola da il via agli interventi degli ospiti impegnati nelle istituzioni ricordando che il primo tavolo di crisi partì da Ceccano e sottolineando il dovere di “sentire chi soffre. Il Deputato Luca Frusone con i tempi contingentati per gli impegni che lo aspettano alla camera non ha rinunciato a venire per dichiarare tutto il suo apprezzamento per i movimento spontanei. “I movimenti vanno aiutati. Lo stiamo facendo”. Non solo, forte è la sua denuncia della mancanza di trasparenza. “Si prendono decisioni senza rendere conto a nessuno come sta avvenendo sull’Accordo di Programma”.
Severo Lutrario, reduce dall’incontro in Regione su l’acqua pubblica chiama subito in causa i “sindaci che facciano subito ordinanze perché Acea riallacci laddove ha staccato i contatori. Le persone non si debbono sentire sole, lo stato intervenga per render dignitosa la vita dei cittadini.” Siamo di fronte a “un disegno scellerato portato avanti in maniera scientifica. Le tariffe sono inventate senza dipendere dalla qualità del servizio. Il delitto perfetto. C’è un attacco ai diritti previsti in Costituzione.
Dall’Ilva Nico Evangelista, disoccupato, protesta senza mezzi termini, “Noi ci siamo rotte le p…. Mancano proposte e soluzioni concrete dalle istituzioni e dai politici”.
Giuseppe Spiridigliozzi (Psi) “qui si ha il coraggio di mettere i piedi nel piatto e faccia mea culpa chi ha disertato questa assemblea”. Evidenzia l’assenza di informazioni sul tavolo del 24: “non può essere l’oggetto misterioso”.
“Le assenze sono dovute alla paura di chi deve dare delle risposte”, taglia corto – Marco Maddalena e conferma la sue iniziative di sostegno alla Vertenza. Luciano Granieri assolve dai peccati d’origine che qualcuno vuole affibbiare ai comitati “Sto in un comitato per protestare e fare casino. Si guardi alla Valle del Sacco con i depuratori inattivi e l’Asi, proprietaria di quello principale è latitante e, non vuoi protestare?” Ivano Alteri chiude la serie degli interventi sull’importanza di questa assemblea che “avvia un cammino, sicuramente lungo, ma da intraprendere senza incertezza. “Dobbiamo far radicare alcuni pensieri: non è delitto di lesa maestà questa voglia di partecipazione: stiamo supplendo al lavoro che altri dovrebbero fare e se non lo fanno loro lo facciamo noi .. organizziamoci e corriamo”
Rossi conclude con l’impegno dei Comitati ed incontrarsi giovedì 24 alle ore 21 nella tenda della Multiservizi per proseguire.
Questa è una cronaca sicuramente incompleta, ma fedele. Occorreranno riflessioni e approfondimenti nei prossimi giorni perché un impegno di partecipazione di queste dimensioni li richiede. Ci sono obiettivi importanti e bisognerà renderli concretamente raggiungibili. La mamma della Vertenza è l’esigenza di sopravvivenza e di dignità, questo da fiducia a tutti i promotori.
Chi fa politica, se ha coraggio ci metta la faccia e si sporchi le mani: si impegni con gli altri nella guida della protesta.
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