di Ivano Alteri – Negli ultimi anni le banche sono entrate prepotentemente nelle nostre vite, molto più che nel passato. Un tempo, esse ci apparivano come un semplice elemento “tecnico” per la comunità; solo i più avveduti ed esperti sapevano di quanto potere reale esse disponessero. Ora che abbiamo visto con i nostri occhi i loro debiti miliardari tramutarsi in nostri debiti, e capito che le nostre vite possono fallire a causa loro ma loro no, è caduta una maschera del sistema che ci mostra infine un volto orribile, rapace, cinico, procurandoci gravi preoccupazioni e rabbia. Così tanta rabbia che, se non bene amministrata, anziché darci forza come dovrebbe, potrebbe stroncarci invece ogni energia; poiché, come diceva una vecchia pubblicità, “la forza è nulla, senza controllo”.
E sarà stata proprio questa rabbia ad impedirci di cogliere un aspetto della questione, non certo di secondaria importanza; distrazione che forse ci ha indotto a far torto a qualcuno. Eh sì; ci eravamo dimenticati delle tante persone che ci lavorano, dentro le banche, e che solo uno sguardo colpevolmente superficiale potrebbe farcele considerare responsabili del danno che le banche ci hanno procurato. Abbiamo avuto modo di colmare questa nostra grave lacuna per puro caso, andando in visita da un nostro caro amico, ben inserito nelle alte sfere dell’ambiente bancario svizzero, per un lieto evento occorso in famiglia. Al nostro arrivo, neanche il tempo dei convenevoli, ed era già arrivato al punto, al cruccio che lo tormentava chissà da quanto. Subito si è offerto di essere la nostra “fonte anonima”, invitandoci a scriverne; non esitando neanche a chiederci di aprire un’apposita rubrica sul nostro giornale, per poter mostrare il proprio punto di vista ai lettori.
Lui si definisce “banchiere” ma nella lingua italiana si distingue tra “banchiere” e “bancario”, significando generalmente il primo proprietario, grande azionista, top manager della banca, e il secondo semplicemente dipendente della stessa.
Nel tuo ambiente non ci sono parole per distinguere l’una e l’altra funzione?
No, solo banchiere. Però, a questo punto è meglio definirmi un bancario, pur se di alto livello.
Diciamo che ci sono delle sfumature tra i due termini. Tu di cosa ti occupi?
Di depositi e affari che superino i cinquecento mila euro.
C‘è una qualche classificazione delle banche?
Sì, vi sono tre livelli: il primo, il RETAIL, riguarda i piccoli risparmiatori; il secondo, l’AFFLUENT, di classe medio-superiore; il terzo, il PRIVATE BANKING, riguarda i depositi superiori a cinquecento mila euro. A sua volta, quest’ultimo livello si distingue in HNWI (High Net Worth Individual), fino a trenta milioni di euro; e UHNWI (Ultra High Net Worth Individual), oltre i trenta milioni di euro.
E tu operi nel Private Banking?
Sì, precisamente nell’HNWI, fino a trenta milioni di euro.
Beh, hai un ottimo lavoro. Cos’è allora che ti tormenta?
Sentirmi accusato per le colpe di altri. Ci sono clienti che mi rimproverano, magari benevolmente, per il disastro finanziario che ha coinvolto l’intero mondo occidentale. Vai a spiegare che io non opero in quel modo e in quei settori!… I banchieri sono tutti banchieri e le banche sono tutte banche!…
Questa è la trappola del “sono tutti uguali”, in cui cadono in molti, che rende ciechi e ingiusti. Ma esistono davvero banche buone e banche cattive?
No. Esistono banchieri buoni e banchieri cattivi. Ad esempio, la banca presso cui lavoravo prima è rimasta anch’essa coinvolta negli scandali finanziari all’origine della crisi; ma tra migliaia di professionisti come me sparsi per il mondo che lavoravano per essa, solo una sessantina di persone era a conoscenza di quel che stava trafficando; le responsabilità, invece, si sono riversate anche su di me e i miei colleghi, e su tutti gli altri.
Quale clima si respira nel tuo ambiente?
Un brutto clima. C’è una grande depressione tra i miei colleghi.
Tu sei cattolico?
Sì.
Questo disagio morale fa distinzione tra un cattolico e, per esempio, un protestante?
No, è una condizione che deprime tutti, indipendentemente dalla fede religiosa. Noi pensiamo che il ruolo del banchiere sia molto importante per la società; ma oggi la società ci detesta e colpevolizza per quanto commesso da alcuni altri…
Ma vi sono soltanto responsabilità individuali o anche del sistema?
Alcune persone hanno approfittato delle debolezze del sistema per arricchirsi, procurando danno alla società, alla banca d’appartenenza, a me e ai miei colleghi.
Ma i problemi del sistema sono stati in qualche modo affrontati e risolti? O rischiamo ancora altre catastrofi?
Sfortunatamente, per cambiare radicalmente il sistema si dovrebbe cambiare l’essere umano; ognuno vorrebbe guadagnare più soldi per vivere, ma la crisi ha fatto diventare questo più difficile; allora puoi immaginare da te che succederà ancora. Voglio anche dire che quasi tutti i bancari/banchieri sono pagati come gli impiegati delle altre attività economiche. Soltanto una piccolissima minoranza riceve quei bonus di milioni di euro di cui parla la stampa. Questa crisi ha ridotto i compensi innanzitutto alla maggioranza dei bancari/banchieri che non avevano preso parte alla gestione allegra delle risorse finanziare. Per essere chiaro, chi riceveva milioni in bonus, oggi ne riceve qualcuno di meno, ma sempre di milioni si tratta.
C’è un modo per riavvicinare le banche ai cittadini?
Si dovrebbero scindere le funzioni delle banche. Oggi nelle banche sono presenti le attività di raccolta dei risparmi della gente comune, che non vorrebbe correre grandi rischi; ma nello stesso luogo abbiamo una banca d’affari che prende grandi rischi, con gli stessi soldi, in operazioni finanziarie come quelle che abbiamo visto nel 2007.
Quale ruolo possono svolgere le banche sui territori?
Sostenere finanziariamente le potenzialità presenti sul territorio; non entrando nel businnes, ma valutando la realizzabilità dei progetti.
La politica, nazionale e internazionale, dovrebbe intervenire più massicciamente, o lasciar fare?
E molto difficile regolamentare le banche; i politici non sempre capiscono cosa succede in una banca moderna e internazionale. Gli ultimi indirizzi sono quelli d’impedire l’esistenza di banche universali, e dividerne le diverse funzioni: banche per piccoli risparmiatori, da una parte; banche d’affari e d’investimento, dall’altra. Così, forse, la regolamentazione sarà più semplice.
Quali regole sarebbero ancora necessarie?
Io penso che si debba ripristinare la correttezza delle retribuzioni; la via della riduzione dei salari/bonus non e buona, poiché impatta sempre e soltanto sulla gente “normale”. Invece, sicuramente si dovrebbero limitare i super bonus dei dirigenti e dei top manager, che sono semplicemente sproporzionati rispetto al risultato che producono. Penso anche che si dovrebbe investire sulla stabilità del lavoro dei bancari/banchieri; oggi i loro contratti vanno da un mese all’altro, non c’è più senso del futuro. Allora come si può pensare che una persona resista alla tentazione di massimizzare il proprio bonus ora, prendendo rischi sproporzionati per la banca (e per il sistema), a fronte dell’incertezza del domani?
La crisi del 2008, da chi, precisamente, è stata voluta e causata?
Non penso che sia stata voluta. È stata l’invidia reciproca e l’arroganza dei top banchieri a distruggere una buona parte del businnes. Per esempio Il signor Fuld CEO, di Lehman Brothers: poteva vender la sua banca a un prezzo congruo a Bank of America; ma voleva guadagnare molti più soldi. Così ha preferito arrivare al fallimento (Lehman non esiste piu) e far perdere un buon lavoro a ventimila persone, piuttosto che perdere la faccia ma salvarli tutti. Questo è il problema: quella gente aveva perso il senso della realtà. Ma, sfortunatamente, è sempre al potere nelle banche; perciò, prima o poi, un’altra crisi ci sarà.
Frosinone 10 settembre 2015
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