Moscow Kremlin 350 260

Moscow Kremlin 350 260di Antonella Necci – Non mi sono ancora scagliata contro il malcostume dei colleghi. Questo si preannuncia come un anno scolastico in cui sarò lasciata in pace. Il che non è cosa da poco.
Nei consigli di classe come negli scrutini i miei colleghi hanno sfoderato una simpatia e una quasi intelligenza di cui pensavo fossero irrimediabilmente sforniti dalla nascita. A conoscerli solo da questo anno solare, oserei sperare che qualche entità superiore abbia instillato nelle loro testoline il bene dell’intelletto che permetta non più un accanimento maligno nei confronti di chi la pensa diversamente, ma una sana autocritica e un sano senso di tolleranza e di comunanza di intenti.
Insomma a considerare solo “l’oggi”, sembrerebbe che la sottoscritta abbia troppo affrettatamente, dopo solo nove anni di convivenza forzata, sputato un giudizio iniquo.
E invece è tutta una commedia. Abilmente recitata da chi sa mentire con tutta l’ipocrisia che gli è stata insegnata fin dai tempi della culla.
Il motivo per cui le mie quotazioni siano così salite, non risiede, infatti, in ciò che dico o faccio. Quello che dico e faccio è parte del solito comportamento e del solito modo di pensare e di operare. Non valuto le persone secondo le “mode” nê tanto meno secondo gli influssi del prossimo. Non giudico gli alunni secondo le mie alienazioni o le mie invidie personali. Non ambisco a sembrare una rinseccolita vecchietta che pensa di essere ancora una bellezza, se mai lo sia stata anche da giovane. Il saggio sull’umorismo scritto da Pirandello e studiato ai tempi del liceo, mi ha insegnato che ogni età ha la sua bellezza e che porsi in competizione con i più giovani, così come scegliersi un amante giovane, può essere ridicolo oltre che dimostrare una personalità poco matura e razionale.
Insomma, questo dimostrarsi così socievoli nasconde l’insidia. La trappola. E nasconde un modus vivendi ormai dilagante che serve a mascherare il servilismo, l’animo da ruffiano, la vigliaccheria.
Tutte caratteristiche di quelle personalità che permettono la nascita di regimi totalitari.
Sarà forse una visione troppo forzata e drastica. Non dico di no. Ma pensateci bene. Non parlo di quieto vivere, anche se in forma minore anche quello contribuisce.
Parlo di vigliaccheria per poter ottenere favori. Un do ut des che sembra redditizio solo agli occhi del ruffiano. Perché la controparte, la fazione dei pochi ma forti sa bene come agire su simili animi e sa anche bene come fomentare i dissidi contro chi possiede un libero pensiero.
Sempre più pochi. Sempre più imbavagliati o anche schiacciati da estremismi sinistroidi o destroidi o peggio ancora, qualunquistici.
La scuola come spaccato della società. L’ho già detto più volte.
La scuola come mezzo per sfogare le proprie alienazioni, come ben è stato descritto nel film “La scuola”.
La scuola pubblica che potrebbe avere, da sola, senza gesso e lavagna o altri sussidi, addirittura senza nemmeno la struttura scolastica ormai fatiscente, la possibilità di aprire le menti alla Verità, all’armonico sviluppo dell’intelletto e che invece si ritrova impantanata nelle maglie della burocrazia, dell’ignoranza del potere e nella fasulla ideologia della tecnologia.
La scuola che dovrebbe condannare e dissacrare si ritrova ad adulare,a piegarsi a pregare per sopravvivere.
Per cambiare l’impostazione mentale ormai prassi nella scuola, non si deve aspettare che cambino costume e società.
La scuola non deve e non può dipendere da questo. Il libero pensiero deve restare libero. E se una alunna moldava ti dice “torno a vivere a Mosca, perché li mi sento libera”, invece di guardarla con commiserazione come ha fatto la collega – serva, sarebbe il caso di soffermarsi a capirne le ragioni che si nascondono dietro alle semplici parole e allo sguardo di una ragazzina che, in tre anni, vedo per la prima volta felice.
La scuola come mezzo per raggiungere la felicità attraverso la libertà.
Forse volo troppo in alto con l’immaginazione, ma lo faccio anche per non farmi colpire dai colleghi bigotti, casomai nel frattempo fossero già riscese le mie quotazioni!

 

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Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

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