di Ignazio Mazzoli – “Vertenza Frusinate arriva in Regione”, recitava il titolo di un articolo pubblicato da L’Inchiesta giovedì 26 agosto. Ora possiamo confermare la notizia con le informazioni che ci arrivano dalla segreteria politica della Consigliera regionale Daniela Bianchi, attraverso una nota del signor Americo Roma. Il giorno 8 settembre dalle 15,00 si svolgerà un incontro con “tutti gli attori istituzionali – scrive Roma – per comprendere e capire come intervenire in provincia di Frosinone sull’emergenza occupazionale”. Questo appuntamento è stato “fortemente voluto dalla consigliera Bianchi, che ha lavorato durante il mese di agosto con pressioni sulla presidenza per avere sùbito un’altra data visto il rinvio di agosto” (doveva essere il giorno 8 ndr).
Per la Vertenza Frusinate, ci comunica il Comitato promotore, parteciperà a fianco di Daniela Bianchi, Gino Rossi. Come arriva questa presenza? Non a caso. “L’invito personale al rappresentante della Vertenza è una iniziativa della Consigliera proprio perché vorrebbe che i disoccupati diano il loro contributo diretto nelle valutazioni e nelle risposte da trovare” – precisa Americo Roma. Si arriverà a questo appuntamento dopo molti mesi di attività del Comitato promotore della “Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e precarietà” e alcuni incontri anche con Daniela Bianchi che conobbe i promotori della Vertenza Frusinate per la prima volta l’11 gennaio, dopo avere annunciato con un messaggio FB di volere essere presente alla No-stop che si svolse in quella domenica nella saletta Gualdini. Disse nel messaggio: “verrò per ascoltare”.
Questa partecipazione del Comitato a un incontro in Regione, di cui daremo conto dopo che si sarà svolto, è sicuramente, in primo luogo, l’esito di chi ha voluto e saputo ascoltare le esigenze del territorio, ma è anche il riconoscimento ai disoccupati della Vertenza Frusinate di sapere rappresentare bisogni reali e drammatici. La novità di questa partecipazione è il riconoscimento di una presenza che si muove nel solco dei diritti e delle liberta costituzionali, impegnata a parlare con le Istituzioni e con tutte le forze dell’articolazione democratica della nostra società anche se qualcuna è ha scelto di snobbare questa presenza. Avrà la coscienza poco pulita, la consapevolezza di non fare compiutamente il proprio dovere? Altri non l’hanno pensata e non la pensano così. Con la riunione dell’8 settembre ci saranno, ormai, sul piatto delle iniziative tese a impegnare la Regione due avvenimenti di peso, infatti l’incontro si aggiunge alla interrogazione urgente presentata alla fine di luglio dalla Consigliera M5S Silvana Denicolò. Daniela Bianchi e Silvana Denicolò, tuttavia, non sono sole. La provincia, il Vescovo, i sindaci, alcuni partiti non si sono tirati indietro.
Saprà rispondere adeguatamente la Regione di Zingaretti? Il pomeriggio dell’8 settembre 2015 potrebbe produrre alcuni buoni risultati a partire dall’impegno a rifinanziare subito la legge 4/2009 per alleviare disagi e indigenze senza aspettare improbabili leggi quadro nazionali e accelerare l’operatività del “Contratto di Ricollocazione” utilizzando gli uffici provinciali per assicurare risultati. Citiamo solo due punti ad esempio, ma nella Piattaforma della Vertenza Frusinate c’è dell’altro, molto concreto e realizzabile.
Partecipare all’incontro con Gino Rossi è un modo per far ascoltare a Zingaretti quello che da mesi gli sfugge di questo territorio e solo di questo territorio: che è la cenerentola del Lazio. Il senso della mozione che molti Sindaci porteranno in approvazione sta tutto nella volontà di far emergere la particolare drammaticità di una provincia in cui il 25%. delle sua popolazione, ormai, è disoccupata.
La distrazione del Presidente della Giunta Regionale si è particolarmente manifestata recentemente quando assai tempestivamente ha reso disponibili somme per la realtà reatina. Sarà solo disattenzione di Zingaretti o peggio trascuratezza? Sicuramente no. Non ci sfugge che verso il neonato accordo di Programma di Rieti è coinvolta tutta la provincia, maggioranza e opposizione quasi al completo lo sostengono, mentre quello nato ben prima, nel 2013 e che porta il nome Anagni-Frosinone, non è molto amato qui da noi, anzi ha molti detrattori e/o nella migliore delle ipotesi degli sfruttatori.
I lavoratori che lo conquistarono con le loro lotte si sono resi conto ben presto di alcuni limiti che aveva l’Adp, e ne hanno richiesto, inascoltati modifiche alla legge nazionale sulle cifre d’investimento, insostenibili per una realtà di piccole e medie imprese e soprattutto hanno individuato dove nasceva l’ostracismo all’attuazione di quanto previsto nell’Adp: la mancata realizzazione di reti d’impresa per assicurare quella riconversione necessaria prevista nell’accordo firmato. Da destra hanno sempre dichiarato che bisognava considerare morto l’accordo come avvenne da parte del consigliere Abbruzzese nel primo tavolo Inter-Istituzionale riunito all’Amministrazione provinciale. Perché? C’è forse un convitato di pietra? Chi può essere? Forse chi sperava che i 90 milioni potessero essere distribuiti a pioggia secondo le “migliori” tradizioni?
La buttiamo là: ma perché se l’imprenditoria ciociara non vuole abbandonare le sue vecchie abitudini non si opera per un’apertura alle aziende della “silicon valley” romana, che non solo al nord della nostra provincia ma in tutto il suo territorio, potrebbero trovare spazi e opportunità per continuare a svilupparsi? Certo senza escludere tutti gli altri settori produttivi in grado di svilupparsi a partire dall’agricoltura e dal turismo, ma mai dimenticando che i grandi numeri della locale disoccupazione (124000 ad oggi) senza industria non troveranno soluzioni appena appena dignitose.
Per ora solo un “in bocca al lupo” a chi l’8 vorrà battersi per il frusinate.
31 agosto 2015
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