matteo renzi renzi 350 260di Valerio Ascenzi – La differenza che passa tra Renzi 1 e Renzi 2, non è quella della narrazione dello stesso primo ministro, anche perché tra il Renzi dialogante e quello che va avanti come un treno con le sue scellerate riforme berlusconiane, quello dialogante non è mai esistito. La differenza tra il Renzi che si è presentato alle masse (di ignari) che lo hanno votato (alle primarie del Pd!) e quello che si è preso con i metodi che sappiamo la presidenza del Consiglio, è molto semplice: si spacciava per rottamatore, ma in verità è un restauratore. Sarebbe meglio per noi però che non gli fosse data neanche la possibilità di restaurare i mobili.

La sua dialettica è sempre più sottile e volta a minare l’immagine dei sindacati, con il fine ultimo di limitare i diritti dei cittadini. Le ultime dichiarazioni su sindacati e scioperi rasentano la follia per un uomo di sinistra, ma la normalità per un uomo di destra. Su Pompei e sull’assemblea sindacale si sta rimestando, intenzionalmente nel torbido.
Ammesso che non sia utile lasciare i turisti in attesa, ci chiediamo: ma solo ora il sito di Pompei è degno di essere tenuto sotto osservazione? E gli altri siti a livello nazionale che questo Governo manco si fila, non vengono monitorati? E perché questi lavoratori scioperano? Si è capito? Non si è neanche indagato. A Pompei, inoltre, non si è trattato di sciopero selvaggio, ma di una assemblea sindacale. E, purtroppo per l’ignorantello di Rignano sull’Arno, ci sono delle apposite procedure per la richiesta delle assemblee sindacali, che non possono essere procedure contro legge. Ma sarebbe troppo chiedere comprensione.
Sparare a zero sul sindacato, generalizzando e facendo come sempre di tutta l’erba un fascio non è corretto. Renzi dichiara di non avercela con i sindacati – forse perché la consulta della Corte Costituzionale lo ha bacchettato qualche giorno fa – ma continua ad inveire arrivando ad affermare che il sindacato va difeso da se stesso. “Nessuno mette in discussione i diritti dei lavoratori – avrebbe detto Renzi – ma c’è bisogno di buon senso e ragionevolezza”. Una frase fatta, trita e ritrita, ripetuta spesso da chi, sui posti di lavoro è totalmente ignorante in fatto di normative e di diritto del lavoro.
Giustamente a quelli che, come i rappresentanti della Cgil Campania, prima di muoversi non lasciano nulla al caso, queste parole non sono andate giù. Parole definite come patetiche paternali. Definizione che condividiamo in toto. Se si è trattato di irresponsabilità da parte dei sindacati, si dovrebbe poi sottolineare il fatto che si è trattato di una minoranza dei sindacati autonomi e non di tutti. Ma pretendere anche questo tipo di onestà intellettuale è chiedere troppo.
“Nessuno mette in discussione i diritti dei lavoratori” avrebbe detto anche Renzi. Certo dopo i colpi assestati all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che altro si vuol mettere in discussione?
In merito al diritto del lavoro, Renzi non è impreparato… ha solo sbagliato periodo storico: lui è preparato per un periodo storico intorno alla Rivoluzione industriale. Lui che a mala pena conosce, per sentito dire, lo Statuto Albertino, non sa che l’articolo 40 della Costituzione sancisce il diritto di sciopero, secondo le leggi che lo regolano, ovvero secondo la legge 12 giugno 1990, n. 146 modificata dalla l. 11 aprile 2000, n. 831, che altro non è che una serie di norme sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati.

 

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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