
di Valerio Ascenzi – La differenza che passa tra Renzi 1 e Renzi 2, non è quella della narrazione dello stesso primo ministro, anche perché tra il Renzi dialogante e quello che va avanti come un treno con le sue scellerate riforme berlusconiane, quello dialogante non è mai esistito. La differenza tra il Renzi che si è presentato alle masse (di ignari) che lo hanno votato (alle primarie del Pd!) e quello che si è preso con i metodi che sappiamo la presidenza del Consiglio, è molto semplice: si spacciava per rottamatore, ma in verità è un restauratore. Sarebbe meglio per noi però che non gli fosse data neanche la possibilità di restaurare i mobili.
La sua dialettica è sempre più sottile e volta a minare l’immagine dei sindacati, con il fine ultimo di limitare i diritti dei cittadini. Le ultime dichiarazioni su sindacati e scioperi rasentano la follia per un uomo di sinistra, ma la normalità per un uomo di destra. Su Pompei e sull’assemblea sindacale si sta rimestando, intenzionalmente nel torbido.
Ammesso che non sia utile lasciare i turisti in attesa, ci chiediamo: ma solo ora il sito di Pompei è degno di essere tenuto sotto osservazione? E gli altri siti a livello nazionale che questo Governo manco si fila, non vengono monitorati? E perché questi lavoratori scioperano? Si è capito? Non si è neanche indagato. A Pompei, inoltre, non si è trattato di sciopero selvaggio, ma di una assemblea sindacale. E, purtroppo per l’ignorantello di Rignano sull’Arno, ci sono delle apposite procedure per la richiesta delle assemblee sindacali, che non possono essere procedure contro legge. Ma sarebbe troppo chiedere comprensione.
Sparare a zero sul sindacato, generalizzando e facendo come sempre di tutta l’erba un fascio non è corretto. Renzi dichiara di non avercela con i sindacati – forse perché la consulta della Corte Costituzionale lo ha bacchettato qualche giorno fa – ma continua ad inveire arrivando ad affermare che il sindacato va difeso da se stesso. “Nessuno mette in discussione i diritti dei lavoratori – avrebbe detto Renzi – ma c’è bisogno di buon senso e ragionevolezza”. Una frase fatta, trita e ritrita, ripetuta spesso da chi, sui posti di lavoro è totalmente ignorante in fatto di normative e di diritto del lavoro.
Giustamente a quelli che, come i rappresentanti della Cgil Campania, prima di muoversi non lasciano nulla al caso, queste parole non sono andate giù. Parole definite come patetiche paternali. Definizione che condividiamo in toto. Se si è trattato di irresponsabilità da parte dei sindacati, si dovrebbe poi sottolineare il fatto che si è trattato di una minoranza dei sindacati autonomi e non di tutti. Ma pretendere anche questo tipo di onestà intellettuale è chiedere troppo.
“Nessuno mette in discussione i diritti dei lavoratori” avrebbe detto anche Renzi. Certo dopo i colpi assestati all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che altro si vuol mettere in discussione?
In merito al diritto del lavoro, Renzi non è impreparato… ha solo sbagliato periodo storico: lui è preparato per un periodo storico intorno alla Rivoluzione industriale. Lui che a mala pena conosce, per sentito dire, lo Statuto Albertino, non sa che l’articolo 40 della Costituzione sancisce il diritto di sciopero, secondo le leggi che lo regolano, ovvero secondo la legge 12 giugno 1990, n. 146 modificata dalla l. 11 aprile 2000, n. 831, che altro non è che una serie di norme sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati.
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