di Donato Galeone – Il “cambio di passo“ proposto all’Unione Europea tanto dai “popolari” quanto dai “democratici e socialisti” tramite le loro formazioni politiche europee e i nostri parlamentari – candidati dal PD – che raccolse oltre il 40% – in Italia – nel maggio 2014.
Il successo del PD – del suo Segretario e Presidente del Consiglio Matteo Renzi – per il rinnovo del Parlamento Europeo – esaltato e fatto contare – tra le formazioni partitiche-politiche europee non tiene e continua a ridimensionarsi partendo dall’Emilia al Trentino e fino sl 31 maggio 2015 con i rinnovi dei Consigli nelle 7 Regioni e delle rappresentanze in molti Comuni del nostro Paese.
Ridimensionamento del successo PD – pur in contesti politici diversi – è attribuito, prevalentemente, non solo all’astensionismo elettorale che è “profonda crepa nella nostra democrazia” ma – ancor più e in molti – appare visibile anche dalla sottovalutazione tanto nel coinvolgimento interno di partito sui contenuti programmatici quale Segretario del PD quanto nell’azione di Governo con la persitente assenza di confronto tra le parti sociali del lavoro mirata verso la massima coesione, neecessaria, per avviare la ricomposizione della scomposta “frattura sociale” che soffre il Paese reale.
Non si tratta e non solo di cambiare in fretta ma anche e ancor più di partecipare a cambiare con l’ascoltare e, possibilmente, col comprendere e condividere – solidarizzando con i bisognosi – la sfida per il superamento graduale – priorizzando il lavoro – di quel disagio sociale crescente, giorno dopo giorno, in milioni di lavoratori e cittadini italiani ancor più sfiduciati e lontani dalla loro vitale e vissuta azione politica di partito e di governo di ogni livello istituzionale.
Ecco che serve poco apparire quanto, invece, essere assolutamente indispensabile per affrontare la crisi sociale del nostro Paese con la percezione vera di quel “cambio di passo” dell ‘Unione Europea che appare – ora – avviarsi verso lo sblocco dei 315 miliardi di euro per dare esecutività ai conseguenti investimenti pubblici e privati attesi – anche nel Lazio – nel biennio 2015-2016.
Si tratta a viso aperto – dopo la plenaria parlamentare europea di voto del 24 giugno prossimo – di concoscere sia dal Governo di Renzi che dalla Regione di Zingaretti la implementazione e la strada che in Italia e nel Lazio si deve percorrere con questi nuovi investimenti europei da finalizzare e orientare verso una programmata modernizzazione e ristrutturazione delle nostre economie territoriali – priorizzando – lavoro e crescita sociale in ogni provincia laziale, con la Ciociaria, che conta oltre 115 mila residenti in attesa di lavoro e altre migliaia di lavoratori, disoccupati di lunga durata, da ricollocare e ridare loro “dignità di persona” con il lavoro.
Si dice e si conferma nel G7 di questi giorni che si svolge in Germania come si ripete nell’ EXPO 2015 di Milano che si deve eliminare la fame e la povertà assoluta entro il 2030 pur prevedendo che la popolazione del nostro pianeta, in costante crescita, supererà gli 8 mliardi che è il doppio di 40 anni fa (4,1 fonte Fao).
Così come il realismo politico-sociale tanto complesso e mondiale sono “sfide globali e richiedono riposte globali” anche dall’Europa dei 28 Paesi che dovrà raggiungere – nei rispettivi Paesi e territori – adeguati sviluppi dei loro sistemi economici-sociali mediante forti investimenti e non certo persitendo e priorizzando le “austerità pattizie” che sono l’esatto contrario di ogni sviluppo dell’economia e del lavoro, nonché, l’evidenza verificata, – in questi ultimi anni – di produzioni e estensioni di sopravvivenze sofferte con fame e povertà.
Purtroppo e in questi ultimi dieci anni il “cambio di passo” l’Unione Europea ancora stenta a farlo, complice sia la crisi economica finaziaria ma anche le luci e le ombre contraddittorie riflesse e coincidenti nei mesi di maggio di 65 anni fa allor quando Schuman chiamò anche l’Italia, a soli 5 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, alla “solidarietà per ricostruire un’Europa in macerie e consolidare la pace” e sia quando – appena 10 anni fa – l’atteso “progetto di una Costituzione europea” fu respinto da quella stessa Francia, fondatrice della prima Comunità Europea.
Ma anche il ravvicinato rischio al “cambio di passo” europeo allontana e appare più di natura istituzionale se la Gran Bretania vorrà indire un referendum per chiedere ai sudditi di Sua Maestà se vogliono che “il Regno Unito resti nell’Unione Europea”.
Inoltre, gli esiti elettorali di maggio 2015, sia in Spagna che in Polonia, dopo quello britanico di inizio mese, aggiunto ai buoni risultati delle elezioni amministrative italiane di due forze politiche euroscettiche come Cinque Stelle e la Lega sono segnali e orientamenti di popoli che impongono ai responsabili delle istituzioni europee quel sollecitato “cambio di passo” sostenuto da una proposta politica più sociale e comunitaria e non solo di più mercato” per accelerare quella “unione politica” come auspicato, più volte, sia da Giorgio Napolitano che dal Presidente Sergio Mattarella.
Unione politica e sociale comunitaria anche per un “cambio di passo” dell’Unione Europea che, finalmente, sembra affacciarsi sulla “frontiera del mediterraneo” dove quasi 90.000 persone sono giunte dall’inizio dell’anno e fino a maggio 2015: di queste circa 46.500 sbarcate in Italia e 42.000 in Grecia che sono più del doppio di quelle registrate per lo stesso periodo nel 2014 e, putroppo, in questi primi cinque mesi del 2015 sono morti o dispersi in mare 1.850 rifugiati o migranti (fonte Alto Commissariato ONU per i rifugiati UNHCR rilasciati a Ginevra il 5 giugno 2015).
E’ questa, oggi, la impressionante e crescente drammatica emergenza che non può creare indifferenza o messaggi ingenerosi verso persone che chiedono rifugio dalle coste dei nostri mari ma con umanità, innazitutto, impegnare tutti a fronteggaire una indilazionabile “grande sfida dell’Europa” e dei Paesi del Mediterraneo anche nei prossimi anni, con l’Italia che per la sua storia secolare di migrazioni deve essere, ancor più, una “sfida culturale continua” per affrontare e riflettere, in un mondo in grande movimento, sulla riproposizione di “più Europa a passo svelto” e capace di effettiva crescita economica e sociale, gradualmente estesa anche sui nostri territori, per favorire lavoro vero e il vivere insieme, rispettoso, nel contesto universale dei diritti umani (dg).
Frosinone, 9 giugno 2015