da Possibile – Comitato “Altiero Spinelli”, Frosinone città – A poche ore dal prossimo consiglio comunale, come non condividere l’appello elaborato da Alfondo Cardamone e Marcello Carlino, due delle figure culturali storiche della nostra Città, sulla tutela, salvaguardia e valorizzazione delle Terme Romane rinvenute a Frosinone soprattutto nel passaggio in cui scrivono : “(…) l’intera città trarrebbe notevole beneficio da un’area integrata nella quale la villa comunale come centro propulsivo di produzione culturale, lo spazio verde e il sito archeologico come beni pubblici da vivere e da rivivere, hanno la possibilità di interagire rappresentando così una risorsa irrinunciabile”? Questo appello è un altro tassello che testimonia il salto compiuto dalla città di Frosinone in cui una opinione pubblica sempre più strutturata ha individuato un bene comune e identitario da valorizzare nelle Terme Romane.
In effetti gli interrogativi attorno a cui si è radunata l’opinione pubblica non mancano davvero: a chi servono 35.000 metri cubi (circa 12.000 metri quadrati) di scempio costruttivo-distruttivo di questo complesso archeologico-ambientale a due passi dalla Villa Comunale di Frosinone, in una città, che secondo alcune stime, ha tra le tre e le cinque mila abitazioni libere?
Esistono, poi, vagonate di sentenze che ribadiscono come vada tutelato un unicum all’interno del territorio. Infatti una relazione del Comune di Frosinone del settore pianificazione territoriale ed ambiente del giorno 8/5/13 (Prot. 20130026346) chiede l’estensione del vincolo. All’interno di un fittissimo quadro di comunicazioni, poi, esiste una ulteriore missiva della Sopraintendenza Beni culturali che chiede a quella dei Beni archeologici di indagare su altre zone perché hanno certezza di trovare altri reperti: perché non si è indagato? E poi a proposito di reperti: dove sono quelli fino ad ora rinvenuti? Sono stati tutti catalogati?
Un altro aspetto da non sottovalutare affatto è la delibera comunale di iniziativa popolare votata all’unanimità il 14 settembre 2011, voluta da 1200 cittadini e 60 associazioni per la valorizzazione e la tutela del patrimonio archeologico dell’area attigua alla villa.
Altra questione politica. Al capitolo “Urbanistica e lavori pubblici” del programma elettorale del sindaco Ottaviani si sottolineava che “Si fa appello a tutte le associazioni e ai cittadini affinché si mobilitino e si impegnino per salvaguardare l’area attigua alla villa comunale, già destinata a Parco archeologico, i resti delle Terme Romane seppellite sotto un parcheggio e tutti i reperti archeologici rinvenuti. Questo patrimonio deve essere sottratto alla speculazione edilizia per restituire alla città crescita e qualità della vita”. E più avanti “la memoria storica della nostra città è stata oggetto negli anni di umiliazione continua, tanto da aver portato alla distruzione di quelle poche vestigia del glorioso passato” (pag. 55 del programma relativa a “Parco dei Volsci e ampliamento del museo”) e ancora “E’ ferma intenzione della nuova amministrazione valorizzare il patrimonio archeologico di Frosinone, restaurando i monumenti esistenti e dando, poi, vita al Parco dei Volsci, nel luogo di ritrovamento di alcune importanti tracce di insediamenti nei pressi della villa comunale, considerato anche che nella zona insiste una necropoli di imponenti dimensioni” (pag.56). Anche su queste parole che Ottaviani ha avuto mandato per governare la città? Erano false? Erano carta straccia?
Fare economia stabile con bellezza, patrimonio storico e luoghi di socializzazione anziché, quella effimera basata su consumo di suolo, è ormai nel dna della maggioranza sociale che si trasformerà in maggioranza politica anche a Frosinone.
Possibile – Comitato “Altiero Spinelli”, Frosinone città
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