
di Antonella Necci – Argentini, Italiani e Greci: Una faccia, una razza.
Lo riconosco. La crisi Greca coinvolge anche me e non solo la vecchietta del negozio di bomboniere che ieri sera mi chiedeva, dubbiosa, se la medesima situazione non avverrà in un prossimo futuro anche qui da noi. E nel dire ” Noi” non pensava certo a “noi, Italiani”, ma ad un più ristretto ambito. A noi. Alla nostra famiglia. A quel poco di futuro che ancora le rimane da vivere e che lei, con forza, cerca di conservare e di incrementare.
Si perché il timore di un Sì o di un No referendario non rappresenta altro che l’inizio di una perenne disquisizione sul perché tanta gente che onestamente ha lavorato e prodotto si debba ritrovate, magari proprio alla soglia della pensione, ad un bivio cieco senza alcuna certezza di poter vivere una vecchiaia serena. Lo stesso identico timore del futuro che accomuna vecchi e giovani, ma che negli anziani assume toni più drammatici a causa del decrescere delle forze.
Sono tanti gli articoli che ho letto sulla questione Greca e che, in parte, ho condiviso. Pochi, pochissimi quei giornalisti economisti che si degnano di rivelare esattamente cosa stia accadendo. Così i commenti della gente comune, vengono genericamente indirizzati verso la causa “Merkel”,dittatrice e strozzina che pretende il costante pagamento degli interessi per tutti gli aiuti economici forniti. Ma io penso che al di là della politica di supremazia che la Germania adotta da decenni, ci sia una gestione piuttosto corrotta degli Stati che vengono definiti ” a rischio” all’Interno della UE. Tra questi Stati l’Italia ci entra a pieno titolo, e se magari una crisi come quella della Grecia, da noi non ci sarà nemmeno negli anni futuri, è certo, però, che anche Noi siamo strozzati dalla costante necessità del pagamento giornaliero dei debiti accomunati con la Comunità Europea.
Questa necessità di saldare un debito dalle proporzioni sempre più esagerate, causa la vendita di opere pubbliche. È la stessa cosa che accade a quelle società che stanno per dichiarare ” fallimento “. Si vende tutto ciò che si può per pagare i fornitori. Guarda caso però simili situazioni vanno a capitare proprio laddove la corruzione e il clientelismo sono il pane quotidiano. Proprio laddove la legge non è uguale per tutti.
Proprio dove si discute ancora se sia lecito o meno che un De Luca qualsiasi prenda o meno l’incarico di Presidenza in una qualsiasi regione, o provincia, o un ben redditizio istituto di credito, pur non possedendo i requisiti di idoneità.
Insomma si vuole discutere di una crisi Italiana? Allora, gentilmente, non diciamo stupidaggini per nascondere che anche noi ci siamo dentro fino al collo. Perché la gente comune non crede alle favole. Non ci ha mai creduto, se non per convenienza personale. E i primi a svendere il proprio paese sono gli Italiani, che al pari dei Greci e degli Argentini hanno sempre pensato che il quieto vivere fosse una grande dote. E hanno sempre lavorato per distruggere quel poco di onestà che ancora qualcuno possedeva. Si, parliamo usando l’imperfetto, perché chiunque, prima o poi, dovrà scendere a patti con la corruzione e la cosa che più terrorizza gli Italiani, come anche gli altri popoli succitati, è il ritrovarsi da soli a combatterla.
E no! Non siamo come i Tedeschi. Lo spirito di sacrificio e soprattutto il coraggio non ci appartengono. E questo lo sanno bene tutti coloro che, fregandosene altamente di Germania e debiti, sono riusciti ad accumulare ricchezze in paradisi fiscali. Svizzera inclusa. Ah! Caso strano. La Svizzera è l’unico stato europeo che non fa parte della UE. Guarda un po’!
Così vicina all’Italia, eppure così tanto paradiso fiscale.
04/07/2015
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