di Ivano Alteri – Com’è evidente, e come sapevamo già, la battaglia delle associazioni frusinati per la tutela dei beni archeologici cittadini non è finita e non finirà presto. Essa infatti rappresenta il confronto e lo scontro di due diverse concezioni dell’amministrazione locale, della politica, del mondo e della vita. Contrariamente a quanto afferma qualcuno, quindi, l’odierna questione archeologica frusinate consiste esattamente nel confronto e nello scontro tra due diverse concezioni “ideologiche”, e niente di meno.
Sappiamo che questa parola ha assunto significati devianti e di parte, essendo stata nel corso del Novecento rappresentativa di fatti tragici e dolorosissimi per milioni di persone. Ma il suo odierno rifiuto da parte della massa di cittadini, ancorché giustificato da quei fatti, non aiuta a chiarire i contorni dello scontro in atto, a livello planetario, tra ricchezza e povertà, da cui tutti gli altri scontri derivano, compresa la nostra “piccola” questione archeologica ciociara. Anzi, quel rifiuto fornisce oggi armi formidabili a chi detiene la forza del soldo, che sotto diverse manifestazioni storiche ha condizionato l’esistenza degli umani degli ultimi sei-ottomila anni in occidente.
Il tentativo di misconoscere l’esistenza di quelle diverse visioni, derivanti direttamente dalle diverse condizioni materiali degli uomini e delle donne, per quanto sostenuto in perfetta buona fede, costituisce pertanto un ostacolo mastodontico al ripristino della corretta impostazione della vita associata. La concezione “privatistica” dell’azione amministrativa e politica che si oppone ferocemente alla concezione del “bene comune”, è infatti un tutt’uno con quella visione del mondo che produce l’atroce gerarchizzazione umana in base alla quale c’è chi vive, chi sopravvive, e chi muore in quel sofistico e antropico darwinismo sociale fatto passare per “natura”.
Consentire ad un privato l’edificazione sul sito archeologico delle Terme Romane; ostracizzare l’opinione dei cittadini e farli passare per delinquenti, trasmettendo dei filmati alle autorità; usare mezzi e mezzucci per forzare le prerogative istituzionali, da una parte; e dall’altra condannare alla fame e alla morte civile interi popoli; negare le cure mediche a chi non può permettersele; creare scuole per ricchi e scuole per poveri; perseverare nella privatizzazione dell’acqua nonostante il referendum popolare, tutto questo fa parte della medesima visione del mondo, della medesima weltanschauung, della medesima ideologia, senza possibilità d’errore o mistificazione.
È nostra opinione, quindi, che pensare di impedire lo scempio sul sito archeologico a Frosinone senza con questo mettere in discussione l’intero impianto ideologico di chi propende invece per la sua cementificazione, sia fin troppo ingenuo e del tutto velleitario. D’altra parte, però, una battaglia ben più complessiva, urgente più che mai, vista la guerra dichiarata dai ricchi contro i poveri, non può iniziare che da “parzialità”: ogni risveglio non può avvenire che con un semplice battito di ciglia; ogni viaggio non può iniziare che con un passo. E il risveglio è sempre ostacolato dall’inerzia del sonno”; il viaggio, sempre dalla fatica del camminare.
Frosinone 4 giugno 2015
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