bruxelles parlamento europeodi Donato Galeone – Basta con il rinviare decisioni urgenti nell’Unione Europea. Dobbiamo, purtroppo, rilevare che in questi ultimi mesi mi è o ci è davvero non facile il seguire e anche il tenere in conto il numero dei “vertici” dell’Unione Europea con agli ordini del giorno di problemi e soluzioni urgenti – essenzialmente – su almeno due “punti caldissimi”: quella della Grecia dal fallimento finanziario e quello della emergenza migranti non escludendo altri due punti quali: le sanzioni alla Russia in difesa dell’Ucraina e le proposte – politiche e programmatiche europee enunciate dal maggio 2014 – per un rafforzamento istituzionale dell’UE partecipata dai cittadini europei.

Volendo evidenziare e riflettere sulle “sanzioni alla Russia” i Capi di Stato e di Governo nella riunione del 25-26 giugno hanno voluto “rinnovare le sanzioni”sino alla fine dell’anno 2015 riponendo fiducia e attesa di vedere rsipettato l’accordo di Minsk e la residua sovranità dell’Ucraina sottovalutando però – non solo a mio modestissimo avviso – sia il male che tali misure recano tanto alla Russia quanto, non certo fanno bene, non solo all’exoport all’agroalimentare italiano nel contesto dell’Unione Europea. La decisone, peraltro, non appare possa escludere ritorsioni prevedibili e ripetute minacce militari del Cremlino e, conseguentemente, sarebbe pertinente l’occasione per Obama di orienatre e fornire armamenti ai Paesi confinanti con la Russia e, tra questi, i Paesi baltici e Polonia. Riflettiamoci !!!

Per il rafforzamneto politico e istituzionale quel Consiglio Europeo aveva sul tavolo proposte, partendo dalla zona euro, per sollevarla da una palude o lubrificarla istituzionalmente, anticipando iniziative annunciate e possibili – non solo verso quella britannica di referendum – ma per tutti i 28 Paesi UE, col proporre la definizione di una codivisibile sovranità politica europea – innanzitutto – con i 19 Paesi dell’eurozona che dovrebbero e che volessero condividere.

Ecco che, non casualmente, l’affanosa ricerca di una soluzione per il contezioso con la Grecia tra il nuovo Governo greco contrapposto alla cosiddetta “Troika” (Commissione, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) mediante il tentativo greco, in parte riuscito, dimostrando la possibilità di aprire il negoziato non con quel “gruppo di bruxelles” – che è di livello tecnico dove i conti non tornano – ma a “livello politico” approdando al massimo livello dei Capi di Stato e di Governo per una soluzione volutamente e prioritrariamente politica del contenzioso con la Grecia.

Ed ancora, non casualmente, di rinvio in rinvio e col trascinamento del negoziato, la riemersione di ruolo della Cancelliera tedesca Angela Merkel che con Hollande – non asssociando Matteo Renzi – il tentativo propositivo di soluzione del contenzioso greco “costi quel che costi” digeribile prima dai tedeschi – non senza rischi elettorali – e poi dagli altri Paesi dell’Unione Europea.

Non è dato conoscere, ad oggi, le modalità e la durata dei tempi della proponibile soluzione sull’accumulato debito greco con – la sua graduale restituzione – che è il vero problema di fondo pur nella prevedibile sua “ristrutturrazione” che si configurerebbe in un alleggerimento spalmato negli anni rispetto alla vicina scadenza, in parte, di questi giorni. Per quanti anni ? Cinquanta, dicono i più coraggiosi !!

Più ore di discussioni, poi, al Consiglio europeo del 25 giugno per non giungere a un accordo sulla “ripartizione” dei 40.000 migranti provenienti, prevalentemente, da Siria e Eritrea, sull’onda delle tragedie che si ripetono nel nostro mare e nei luoghi di prima accoglienza, in particolare, sulle coste italiane e greche.

La proclamata solidarietà fra i Paesi dell’Unione Europea è, nei fatti, di solo parole e non si concretizza, anzi, si rinvia al 9 luglio 2015 ogni decisione – tra i Ministri degli Interni – sulla ripartizione di persone – poveri profughi – con l’ambigua decisione della “quota obbligatoria o volontaria” – così definita dai Capi di Stato e di governo – che per noi cittadini europei, nel mondo, rappresenta uno scenario non edificante della persona umana sopravvissuta al naufragio, disorientata, rifiutata e abbandonata sulla scogliera di Ventimiglia.

E dovere civico umano non solo di noi anziani il richiamare tutti – giovani e meno giovani governanti italiani ed europei – ai valori fondanti dei nostri Trattati e che propriamente “L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani” ( articolo 3).

E che l’artcolo 78 prevede – essenzialmente e non sistematicamente rinviando – l’impegno dell’Unione Europea a sviluppare “ una politica comune in materia di asilo, di protezione sussidiaria e di protezione temporanea, volta ad offrire uno status appropriato a qualsiasi cittadino di un Paese terzo che necessita di protezione internazionale e a garantire il rispetto del principio di non respingimento”.

E’ più che sconcertante tanto l’impotenza quanto l’indifferenza di taluni e di altri nell’affrontare l’epocale e strutturale sfida migratoria alimentando divisioni interne sia in Italia che nei 28 Paesi UE pur conoscendo che le recenti cifre fornite dall’UNHCR ci indicano che circa 4 milioni di persone in fuga dalla guerra in Siria, pù di 1.800.000 persone sono state accolte dalla Turchia e circa 2.200.000 sono state ospitate da Libano e Giordania.

Penso e voglio immaginare, quindi, che le nostre divisioni e i rinvii di decisoni potrebbero essere supportate, spesso, da una facilona sottocoltura umana laica e anche cristiana della “SOLIDARIETA” falsata da risvolti politici e strumentalmente anche inquetanti, nonostante i ripetuti appelli di Papa Francesco che esorta a “costruire ponti e non innalzare muri” richiamando la parabola di Cristo di “amare lo straniero”.
Roma, 30 giugno 2015

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