Bandiera del PD

partito democratico bandiera350 250di Giuseppe Sarracino* – Non passa giorno che dirigenti nazionali e locali o semplici iscritti, in punta di piedi abbandonano il Partito Democratico. Tutto questo avviene tra il totale disinteresse dei dirigenti nazionali del partito o al massimo si spingono a spendere banali frasi di circostanza “ci dispiace ma rispettiamo la loro scelta”, per molti rappresenta una vera liberazione.
Il voto delle regionali più che un campanello di allarme su cui riflettere ha creato uno stato di forte agitazione tra il gruppo dirigente, o meglio tra lo “staff” nazionale creato da Renzi, che invece di aprirsi al confronto per comprendere ed eventualmente per correggere, preferisce arroccarsi per difendersi dai cosiddetti nottuidi “gufi”.
Il grande successo del 41% alle europee è stato una parentesi, irripetibile a mio avviso purtroppo, ottenuto grazie ad una serie di novità: prima di tutto il “ciclone” Renzi, che entra sulla scena politica nazionale come una sorta di leader “antipartitico”, cavalcando un sentimento profondamente presente nell’elettorato italiano, dovuto anche ai numerosi scandali di questi anni, certo non sono mancate importanti misure del governo da lui diretto, quali gli 80 euro, ma i continui conflitti aperti soprattutto con il mondo tradizionale della sinistra italiana, quale il sindacato, il mondo della scuola, o il fascino palesato verso gruppi della finanza e la timidezza spesso mostrata verso i capo bastoni locali non hanno certamente reso credibile, a una parte consistente del corpo elettorale, l’azione riformatrice propagandata dal segretario nazionale del PD.
Senza volere esaminare il voto elettorale delle regionali, già fatto da tanti e in modo più autorevole del sottoscritto, voglio solo sottolineare come esso è stato con troppa facilità liquidato dal gruppo dirigente nazionale, pardon dallo staff presidenziale, vantandosi, piuttosto, della vittoria in tre regioni su cinque, pur sapendo che era lo stesso risultato prima delle votazioni. Perdere milioni di voti nel giro di pochi anni, non ha rappresentato minimante un problema politico, ne tanto meno vedere che da tempo la maggior parte degli elettori non si reca più alle urne o che una parte consistente vota scheda bianca o annulla la scheda pur recandosi al seggio, non evidenzia alcun problema di allarme per la democrazia italiana su cui riflettere.
Tutto questo non poteva non avere ripercussioni anche qui a Frosinone, dove da anni i problemi politici vengono senza alcun motivo, continuamente rimandati. La Direzione provinciale convocata per dibattere del voto amministrativo di alcuni comuni ciociari, si è tenuta lontana dal discutere della perdita di pezzi importanti di dirigenti o semplici iscritti, o dei reali motivi delle sconfitte elettorali, riproponendo in modo ormai noioso il perpetuarsi del “ dualismo” esistente all’interno del partito. Una divisione politica che interessa poco alla gente, che non si comprende intorno a cosa avviene, ma con il risultato politico di far perdere il PD in importanti città della ciociara. Ancora una volta riemerge l’annosa e irrisolta questione del congresso provinciale, “farlo non farlo, non ci sono le condizioni, non è il momento” e intanto tutto rimane immobile mentre il centro destra si riorganizza e prende respiro. Un gruppo dirigente e tale nel momento in cui si assume la responsabilità di mettersi in discussione di fronte ai propri errori; chiedo cosa intende proporre per uscire dal perpetuarsi di questo dualismo che soffoca energie e idee pur presenti all’interno del partito. Come vuole costruire un programma convincente e realistico per il territorio ciociaro. Quale idea ha del partito. Sono domande che la direzione, senza posizioni cristallizzate, deve affrontare e le decisioni qualunque essi siano, richiedono l’impegno politico e morale da parte del gruppo dirigente del loro rispetto.
I tanti compagni e amici che hanno lasciato il partito di Frosinone, senza alcun dubbio una scelta non facile, difficilmente saranno rimpiazzati da new entry, ho la sensazione che aumentino abbandoni silenziosi, astensioni e perdita di voti, se tutto rimane fermo. Per quanto mi riguarda, ho lavorato nell’area di riferimento di Civati condividendo molte delle proposte e delle idee, fino a raccogliere il 17% dei consensi al congresso cittadino della città capoluogo, continuerò il confronto anche con chi ha scelto percorsi diversi, pur rimanendo all’interno Partito Democratico, sono convinto che senza un largo e innovativo centrosinistra il PD da solo non andrà molto lontano.

*Componente Direttivo Circolo PD Frosinone

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