possibile 350 260

possibile 350 260di Umberto Zimarri – “La più consistente scoperta che ho fatto dopo aver compiuto 65 anni e che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”, parto con questa frase, di Toni Servillo ne “La Grande Bellezza”, per iniziare questa, spero utile, riflessione. In apparenza, la citazione, c’entra poco o nulla con la Politica e la nascita di Possibile: io non ho 65 anni, ne ho 25, altri compagni ne hanno 18, 30, 40 o 70 ma in questi giorni scorrendo gli stati sui social ma soprattutto ripensando alla splendida manifestazione di domenica 21 giugno, a Roma, il primo sentimento che si percepisce è quello di libertà. Anzi per essere più precisi potrei dire che si avvertono principalmente serenità e felicità, generate da un bellissimo e freschissimo vento di libertà. Semplicemente non ci andava più di restare lì: non potevamo rimanere un secondo di più in un’ambiente che non aveva più nulla in comune con i nostri pensieri, con la nostra passione ma soprattutto con la nostra visione di politica e quindi del mondo. Sicuramente non abbiamo perso tempo neanche quando abbiamo combattuto in ogni circolo, direttivo, assemblea regionale o su ogni singolo emendamento in Parlamento, però nella massima onestà intellettuale si deve ammettere che spesso ci siamo sentiti di troppo, ma soprattutto tanti avranno riflettuto sul fatto che questo impegno importante e genuino fosse sfruttato dai vari capibastone di turno per tattiche e logiche che con la razionalità avevano ben poco a che fare. Ecco il perché di quella frase iniziale. Avevamo e abbiamo il bisogno di (ri)sentirci e (ri)trovarci a casa. Abbiamo l’umano esigenza di dire, proporre e combattere per le cose che ci sono a cuore, che sentiamo nel profondo, che ci contraddistinguono e che ci rendono orgogliosi di pronunciare la parola sinistra.
Si dice che le sfide più interessanti siano proprio quelle più difficili e questo nuovo viaggio non sfugge a questa regola. Da dove partire? Io partirei dai territori e dall’entusiasmo di tanti e tanti giovani che vogliono cambiare veramente le cose, costruendo un nuovo soggetto dal basso pronto ad intuire, prima, e a soddisfare, poi, i bisogni quotidiani della maggioranza dei cittadini. Oggi la principale causa dell’astensionismo è proprio la lontananza della politica dai problemi delle persone: iniziamo da quell’enorme voragine che si è creata tra il mondo reale e il palazzo. In quello spazio, tra quelli che non ci credono più e che quindi non vanno più a votare, c’è la nostra sfida più importante: ridare la sovranità al popolo. Per riuscirci abbiamo l’esigenza di non percorrere scorciatoie populistiche, strade che parlano solo ed esclusivamente alla pancia e agli istinti più bassi, abbiamo il dovere di alzare la qualità della politica. Così facendo saremo pronti ad affrontare e risolvere le diverse problematiche che incontreremo sul nostro cammino. Potrebbe sembrare un’enorme banalità, ma oggi in questo bello e dannato Paese, dal Trentino alla Sicilia nessuno lo fa. Facciamo che il punto di partenza siano le periferie. Lì dove si fa fatica a sopravvivere, dove lo Stato è assente, dove “quelli che contano” si fanno vedere solo in campagna elettorale, dove le associazioni malavitose si inseriscono generando nuova “militanza” in quei quartieri c’è un dannato bisogno di sinistra. Non dimentichiamo le province dell’Impero, i piccoli Paesi troppo spessi dimenticati e lasciati al proprio destino fatto di piccoli tiranni che si credono grandi e liberi di spadroneggiare sul territorio che definiscono “proprio”. Anche lì, fuori dalle luci della ribalta, si generano sistemi grandi e piccoli che minano lo sviluppo e la democrazia.
Rinnoviamoci, innoviamoci non dimenticando da dove veniamo. Coniughiamo al futuro i nostri ideali, riconnettendo la politica all’idea di etica e moralità. Ricordandoci che ogni sfida è possibile.
Chiudo con un’immagine a cui sono molto affezionato ma che credo sia perfetta per la nuova rotta che abbiamo intrapreso. L’immagine è quello di un uomo semplice con la buste della spesa nella mano sinistra e la giacca nella mano destra. E’ una delle foto più famose del 900: il ragazzo sconosciuto che ferma i carri-armati nelle vicinanze di piazza Tienanmen. Quell’uomo ci rappresenta: noi siamo quelli con la busta della spesa, quelli che la politica la vedono come passione, quelli che non hanno finanziatori occulti e che non organizzano cene di auto-finanziamento da 1000 euro a cranio. Però abbiamo la forza ed il coraggio di scendere dal “carro( armato?) dei vincitori e metterci di in direzione “ostinata e contraria”. Siamo il granello di sabbia che si mette nell’ingranaggio. Siamo quelli delle sfide impossibili che diventano possibili, proprio come il ragazzo della foto.
Ritrovarsi nella politica partendo dall’uguaglianza è possibile. Andiamo in mare aperto col cuore a sinistra.
Umberto Zimarri – Possibile Frosinone (area Sud)

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