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giulianasgrena 350 260FROSINONE – La Primavera araba, l’attivismo delle donne e la controffensiva islamista che rischia di trasformarle paradossalmente nelle prime vittime di quel processo. Di questo e di tanto altro si parla nel libro di Giuliana Sgrena “Rivoluzioni violate. Primavera laica, voto islamista” edito da Il Saggiatore, che verrà presentato oggi al Caffè Minotti di Frosinone a partire dalle 18. L’Associazione Politico Culturale “Jacques Maritain” e “L’inchiesta Quotidiano” hanno organizzato l’incontro con la celebre gionalista de Il Manifesto, che da inviata fu vittima del sequestro in Iraq di dieci anni fa, finito tragicamente con la morte di Nicola Calipari sotto i colpi delle mitragliatrici statunitensi subito dopo la liberazione della Sgrena. Un’occasione per discutere della lotta per l’emancipazione femminile in Africa e Medioriente, che ha visto le donne attrici principali della Primavera araba e ora alle prese con la reazione delle forze politiche islamiste premiate dal voto. Una ricostruzione figlia di una diretta conoscenza del mondo arabo e che spazia fra realtà nazionali molto diverse, compiendo un viaggio fra esperienze delle lotte per i dirtti e tendenze reazionarie.

Da tempo avrei voluto avere una sua intervista, anche se breve. Innanzitutto desideravo conoscerla personalmente. Avevo letto spesso i suoi articoli, ma Giuliana Sgrena si stabilì nella mia memoria il 4 febbraio 2005. Ero con il mio amico Paolo Ciofi, oggi presidente dell’Associazione Futura Umanità, a colloquio con Valentino Parlato uno dei fondatori de “Il Manifesto”, nel suo studio alla Redazione del giornale, quando squillò il telefono che annunciava il rapimento di Giuliana da parte dell’Organizzazione della Jihad islamica mentre si trovava a Baghdad (Iraq) per realizzare una serie di reportage per il suo giornale. Dopo la sorpresa, amara e preoccupata, iniziale, in una stagione di rapimenti e violenze mi accadeva una cosa nuova. Sentivo che, come mai prima, questo sequestro mi colpiva da vicino. Non più solo come cittadino italiano, democratico e attento, ma questa volta mi sentivo colpito come giornalista e prima ancora e soprattutto come militante della sinistra. Giuliana non è solo una grande giornalista, ma una combattente per i diritti delle donne e degli uomini che lavorano, che sono sfruttati e di tutti quelli che soffrono e vengono privati di giustizia. Seguii, cercandole, giorno per giorno le notizie della sua prigionia fino alla sua liberazione. Un giorno di gioia che arrivò il 4 marzo 2005, ma per pochi momenti. 300-400 colpi sparati, alcune voci allora riportarono, durante il trasferimento all’aeroporto di Baghdad, dopo aver attraversato parecchi check-point colpirono l’auto sulla quale viaggiava la giornalista de “Il Manifesto”. Mentre veniva illuminata da un potente faro, una pioggia di colpi, da parte dei soldati statunitensi, si riversò sulla vettura che la portava in libertà e il funzionario del SISMI che l’aveva liberata – Nicola Calipari – rimase ucciso sul colpo, raggiunto da un proiettile alla testa nel tentativo di proteggere Giuliana. Generoso e leale Calipari, da sconosciuto ai più diventava per tutti, in quel momento, un eroe.

La video intervista

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Vennerapitail 4 febbraio2005dall’Organizzazione dellaJihadislamicamentre si trovava aBaghdad(Iraq) per realizzare una serie direportageper il suo giornale.

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