di Alessia Lambazzi – Ha avuto luogo ieri, presso il comitato Manuela Maliziola, l’evento per la presentazione del libro di Giovanni Del Giaccio “Sangue Sporco – Trasfusioni, Errori e Malasanità”, organizzato dal gruppo giovani della Maliziola che, come promesso, non si ferma alle elezioni e continua a proporsi al panorama politico locale con impegno ed entusiasmo.
Diego Protani, moderatore dell’evento, ha aperto la serata introducendo il difficile tema trattato nel libro, nel quale si raccontano casi di malasanità attraverso le drammatiche esperienze di persone infettate a causa di trasfusioni sbagliate. Prima di lasciare la parola all’autore, è stato d’obbligo il riferimento alla difficile situazione nella quale versano Ceccano ed i cittadini, conseguentemente alla chiusura dell’Ospedale fabraterno avvenuta dopo la caduta della giunta Maliziola.
Giovanni Del Giaccio, giornalista de “Il Messaggero” ed esperto di sanità, ha compiuto un viaggio da Nord a Sud con la speranza di portare alla luce argomenti poco trattati dai media, spinto in questa difficile avventura dalla volontà di pazienti e familiari di diffondere l’argomento e di far ascoltare la propria voce.
Arianna Colonna, Presidente del gruppo giovani, è intervenuta analizzando la questione dal punto di vista giuridico. La giovane, in qualità di studentessa di legge, ha paragonato la medicina alla giurisprudenza, ricordando ai presenti che la giustizia non è una realtà ontologica perché rimane un prodotto dell’attività umana e in quanto tale risulta essere molto spesso fallace. Sottolinea però con il termine “crimini di stato”, la violazione del diritto alla salute che continua a verificarsi nel momento in cui viene data preminenza ad interessi personali come quelli delle case farmaceutiche. Secondo la studentessa da questo libro viene quindi fuori uno Stato responsabile della carenza del sistema sanitario e, allo stesso tempo colluso in quanto continua a negare responsabilità evidenti.
Federica Staccone, membro del gruppo giovani, ha svolto nel suo intervento un’analisi politica, mettendo in evidenza l’operato dei ragazzi durante la campagna elettorale, che si sono spesi nell’organizzazione di eventi su svariate tematiche come l’architettura partecipata, il lavoro, il fenomeno della Resistenza con particolare importanza data al ruolo della donna. Ha reso nota ai presenti la volontà, da parte dei ragazzi, di continuare a fare politica sia come scienza amministrativa, vista la presenza della Maliziola all’opposizione, sia come tentativo di avvicinare i cittadini alla vita pubblica del paese rendendoli protagonisti con la volontà di esonerare la politica da quell’accezione negativa che porta con sé da svariato tempo, legata alla spartizione di potere.
Numerosi i quesiti posti all’autore, il quale attraverso le puntuali risposte, ha spiegato egregiamente come scrivere un libro che affronti temi cosi importanti porti inevitabilmente a diventare un personaggio scomodo e la frustrazione che si prova quando gli enti responsabili del problema decidono di chiudere la porta non soltanto all’ascolto ma anche alla presa di coscienza, come nel caso del Ministero degli Interni che ha deciso pilatamente di lavarsene le mani. Anche il rapporto con i medici di base è stato analizzato evidenziando casi di buona sanità citati nel libro stesso che, non è evidentemente contro gli operatori, ma si propone di denunciare chi tenta di insabbiare i fatti e al contempo la mancanza di controlli necessari, relativi ad esempio agli emoderivati realizzati con sangue proveniente da ogni dove per curare persone affette da emofilia o a lotti di sangue infetto riutilizzato che, in tutta probabilità avrebbero evitato la nascita e lo sviluppo del problema.
Con gli interventi di Ennio Serra Presidente dell’Associazione Fabraterni e Gianluca Popolla membro del gruppo giovani, è stato evidenziato il coraggio dell’autore nell’affrontare temi così spinosi, sottolineando la sua capacità di fornire la chiave di lettura per interpretare e comprendere i fatti, raccontati attraverso una precisa cronaca e la forte passione che permette una riconciliazione tra un buon servizio pubblico e le persone, mediante la riscoperta del lato umano che le caratterizza. In merito agli interventi ascoltati il giornalista ha reso note le vicende che l’hanno toccato maggiormente ed affermato che il suo libro nasce dalla curiosità e dalla volontà di raccontare, davanti a fatti che non possono essere ignorati. Curiosità alla base del mestiere di giornalista, che si propone di fare informazione attraverso il racconto.
La parola è passata a Manuela Maliziola, la quale ha espresso l’importanza di trattare temi come il diritto alla salute per risvegliare le coscienze addormentate, ricordando il ruolo fondamentale che le associazioni hanno nella trattazione di temi sociali e nella ridefinizione del concetto di buona politica. Le persone hanno bisogno di raccontare e raccontarsi per sconfiggere il male peggiore quello del silenzio e della solitudine. L’individuo deve trovare supporto all’interno della società, mentre la politica continua ad offrire il suo contributo affrontando temi importanti che vadano al di là degli schieramenti e degli orientamenti, in ragione del fatto che il diritto alla vita e il rispetto della persona non hanno colore politico.
Degni di nota gli interventi di alcuni professionisti presenti come l’infermieri Gerardo Di Giammarino e la psicologa Monica Baron. Di Giammarino ha evidenziato la difficoltà nella quale versa il sistema di assistenza ed il conseguente abbassamento della qualità dei servizi e dell’efficienza, imputando gli errori umani alla conseguenza di una serie di condizioni che vanno a verificarsi. Ha poi ricordato l’esistenza di una buona sanità che va difesa attraverso la partecipazione per evitare che il pubblico passi irrimediabilmente nelle mani del privato. Monica Baron ha sottolineato l’ingiustizia nei confronti delle vittime danneggiate, chiedendosi poi se questo movimento di denuncia abbia portato dei miglioramenti ed una serie di controlli più severi, che effettivamente esistono dal 1994, momento che rappresenta una sorta di linea di demarcazione. Ci si aspetta però una maggiore attenzione umana che aiuti ad estinguere il senso di paura che molti pazienti provano e che provoca in loro la diffidenza nel raccontare e raccontarsi. Prima di concludere, in risposta ad un intervento fatto da un altro membro del comitato Franco Lucchetti, Del Giaccio ha affermato di auspicare risposte concrete ed una campagna di screening accurata per recuperare chi ha avuto trasfusioni ed è a rischio di epatite, metodo efficace per permettere a queste persone di non vivere la loro vita in attesa di condizioni migliori.
Manuela Maliziola, salutando e ringraziando i presenti in conclusione, ha posto l’accento sull’egregio lavoro svolto da Giovanni Del Giaccio che è riuscito a coniugare con successo la sua doppia natura di uomo e giornalista, fornendo ai lettori una cronaca dettagliata dei fatti senza tralasciare l’emozione che inevitabilmente colpisce durante la trattazione di casi difficili. La buona politica deve affrontare temi difficili ogni giorno e far fronte alla necessità di potenziare strutture e personale ospedaliero per consentire a tutti la parità ed il diritto alla salute.