di Ivano Alteri – Ricattare gli insegnanti e i loro rappresentanti, prendendo in ostaggio centomila colleghi loro, esibiti con la pistola della precarietà puntata alla tempia: questa è la “cifra” che il governo Renzi si sta stampigliando addosso. Una condotta da gangster, quale si addice ai tirapiedi dei boss finanziari del mondo, definiti da Tzipras: “criminali”, senza equivoci e senza timore di essere smentito.
Renzi e gli altri bravi ragazzi, posti da loro alla testa dei governicchi occidentali, stanno conducendo una strage sistematica di diritti all’esistenza, con sventagliate di leggi incostituzionali pro domo loro, rapinando beni comuni in ogni dove, riducendo interi popoli alla fame e alla soggezione, mentre la cupola accumula un’immensa refurtiva nei suoi covi dorati.
La rapina dei Diritti del Lavoro, conquistati dai popoli soltanto negli ultimi cento anni (dopo millenni di umiliante sottomissione ad una piccolissima minoranza di parassiti umani), era per loro un’impellente necessità. Ma non era l’unica. La rapina della Scuola Pubblica è una necessità altrettanto impellente, affinché le angherie dell’oggi possano perpetuarsi in futuro, con l’assenso inconsapevole di chi le dovrebbe subire. Oggi tocca alle generazioni viventi, domani toccherà alle generazioni future; oggi a noi, domani ai nostri nipoti e pronipoti.
Di fronte a questa deriva delittuosa di una banda senza scrupoli, a questo spaccio abusivo di paccottiglia ideologica schiavizzante, ogni esitazione è un delitto. Ogni galanteria istituzionale e politica, ogni parvenza di tattica politicante, ogni irresolutezza di chi dice di opporsi e di essersi opposto, costituirebbero la prova madre di un mostruoso atto di complicità, come la pistola fumante la costituisce di un assassinio. E anche un mostruoso atto di diserzione, che in tempi di guerra è punito con processo sommario e fucilazione sul posto.
Se l’ impellenza della gang e dei suoi sgherri, dunque, è ridurci al silenzio e alla sottomissione, quella di ogni persona sana e dignitosa, di ogni sano e dignitoso rappresentante popolare, deve essere allora reagire energicamente, senza alcun atto di complicità né alcuna omissione. E non più soltanto resistere, resistere, resistere, ancorché resti atto di gran decoro; ma attaccare, attaccare, attaccare, rispondendo al fuoco con la protesta.
Frosinone 20 giugno 2015
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