Landini 28marzoRoma 350 260

Landini 28marzoRoma 350 260di Paolo Ciofi – A che punto è, e come si qualifica, la coalizione sociale promossa da Maurizio Landini? E in che relazione si pone con l’alternativa politica da costruire nel Paese? Un tema che i grandi quotidiani e il sistema comunicativo hanno declassato, ma che non per questo ha smesso di suscitare attenzione in diversi settori della società colpiti dalla crisi, nel mondo dell’associazionismo e in ambienti dei sindacati e dei partiti ancora sensibili alla condizione di diffuso malessere che investe masse crescenti di italiani. Una ragione in più per seguire con attenzione il confronto che sul tema l’Associazione per il rinnovamento della sinistra (Ars) ha promosso con la partecipazione di esponenti sindacali e politici di orientamento diverso, tra i quali lo stesso segretario della Fiom.

Non nascondiamoci dietro un dito. Sebbene non sia chiaramente definita nella conformazione e nelle prospettive, la proposta lanciata Landini porta in primo piano il tema politico centrale della nostra democrazia e della crisi che stiamo attraversando. Non solo perché i contenuti sindacali di cui parla il segretario della Fiom hanno di per sé un rilievo politico e addirittura costituzionale: pensiamo solo all’articolo 18 e al diritto al lavoro. Ma soprattutto perché questa iniziativa, anche al di là della volontà di chi la propone, chiama in causa, insieme al ruolo del sindacato, l’assetto complessivo del sistema politico, eroso da una crisi disgregante di credibilità e di capacità rappresentativa. E quindi riguarda il fondamento della nostra democrazia costituzionale.

Cerchiamo allora di fare chiarezza, cestinando nell’immondizia le solenni sciocchezze e anche gli intollerabili insulti, tra i quali spiccano quelli di due esperti cantastorie, Renzi e Jovanotti, che hanno definito un onesto e combattivo sindacalista, rispettivamente, un «soprammobile» e addirittura un «reazionario». Epiteto, questo, di cui già fu gratificato Cofferati, quando si opponeva a Veltroni e D’Alema che volevano ammorbidire lo Statuto dei lavoratori. Ma, al di là delle mirabolanti narrazioni del cantastorie di turno, che punta al potere personale portandoci a spasso sui prati fioriti di verità inventate e di narrazioni ideologiche, quel che vale è il principio di realtà.

Questo è l’unico metro di giudizio da adottare nel valutare la proposta della coalizione sociale. Non il principio di convenienza: per la propria famiglia di appartenenza, per il proprio gruppo o semplicemente per se medesimo, magari avendo come obiettivo massimo il prossimo turno elettorale. Dall’analisi critica della realtà ai contenuti della politica, e dai contenuti agli schieramenti. Tale è il percorso che la proposta della coalizione sociale ci costringe a seguire. Si tratta del rovesciamento delle pratiche adottate in campo politico e sovente anche in campo sociale da almeno vent’anni. Non è cosa da poco e non è facile. Ma indubbiamente si tratta di una novità di rilievo, da considerare con la massima attenzione.  continua

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Link 1 Coalizione sociale e alternativa politica di Paolo Ciofi

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