Il lavoro prima di tutto

Il lavoro prima di tuttodi Donato Galeone*Ieri a Milano il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso a 70 anni del 25 aprile 1945 ha detto che il “diritto al lavoro è la priorità delle priorità se vogliamo rispettare l’impronta personalitica della nostra Costituzione e, cioè, il riconoscimento dei diritti della persona come valore che preesiste e sostiene l’ordinamento costituzionale stesso “.

Rilevato e con l’occhio attento, peraltro, al quotidiano disagio sociale che si vive e si soffre da oltre un quinquennio nel Paese ( a fine 2013 il 12.7% delle famiglie residenti in poverta relativa e il 7,9% in povertà assoluta rispettivamente da 3,5 a 4,5 milioni di italiani) e nel Lazio con la Provincia di Frosinone dal più alto livello percentuale di disoccupazione (il 18,5% e con il 115.000 iscritti ai Centri per l’Impiego) provocate dalla crisi economica, il Presidente Mattarella, le ha definite “fratture sociali che siano ricomposte , o quantomeno medicate, con azioni positive”.

Sollecitazione, quindi, all’impegno unitario in azioni positive nel Paese, ad ogni livello territoriale, per “trovare convergenze finalizzate al bene comune” perchè – ha richiamato Mattarella – ” la democrazia è partecipazione, è fiducia nelle formazioni sociali. Democrazia è anche efficacia delle decisioni, è cooperazione per il bene comune”.

Da queste sollecitazioni solenni del Presidente della nostra Repubblica mi permetto segnalare la parte più centrale e toccante della lettera di 5 disoccupati e precari, tra le migliaia degli iscritti nei Centri dell’Impiego della Ciociaria, pubblicata in queste ultime settimane dal giornale on-line www.unoetre.it.

I 5 disoccupati con la loro lettera rivolgono un appello all’incontro tra “disoccupati e precari di lunga durata” di Frosinone e basso Lazio “ricordando a tutti e sempre che il lavoro è un diritto, non una concessione compiacente” ovvero che è la ” priorità delle priorità” come ha detto ieri a Milano, nel suo discorso, il nostro Presidente della Repubblica Italiana.

Ecco che riconfermato quanto “il lavoro è la priorità delle priorità” il generoso e solidale appello dei 5 disoccupati ciociari alle centinaia di cittadini in attesa di lavoro o che hanno perso il lavoro incoraggia a “non reprimerci, a non chiuderci dentro casa, a dire tanto niente cambierà” ma unitariamente reagire al crescente rischio – inaccetabile – del “come” dovremmo convivere con una disoccupazione prevedibile che si dice ridursi, in Italia, di appena un paio di punti, gradualmente, dall’attuale 12,7 al 10,5% nel 2019.

Domandarci il “come” si deve vivere, oggi, nella Provincia di Frosinone col 18,5% di disoccupati e con i 115.000 iscriti ai Centri per l’Impiego che attendono lavoro ed altre centinaia, più vicino a qualche migliaio, di persone disoccupate di lunga durata che rischiano di perdere la “indenità di sopravvivenza” – io penso – che si dovrebbero avere risposte certe – non ripetute solo a parole o la immediata assistenza occasionale pur necessaria e – innanzitutto – attivare e definire “interventi prioritari” verso il disoccupato capifamiglia cinquantenne, con figli, da valorizzare in tempi ravvicinati il più possibile nella “ricollocazione a lavoro” attuando e verificando – giorno dopo giorno – i risultati della occupazione vera promossa anche con il Bando Puibblico della Regione Lazio, in scadenza a giugno 2015, sulla politica attiva del lavoro mediante una dignitosa inclusione sociale con la “ricollocabilità” accertata di un nuovo posto di lavoro, prioritariamente, del cinquatenne con familiari a carico.

Questo – a mio avviso – è il primo “come” favorire interventi partendo dai cinquantenni con figli che hanno perso il lavoro e che rischiano di perdere la indennità di sopravvivenza per disoccupazione di lunga durata e, comumque, deve configurarsi l’urgenza definita di una risposta concreta da verificare con la Regione Lazio nel corso dei periodici incontri ai tavoli di consultazione con CGIL-CISL-UIL regionali.

Ma il moltiplicarsi delle crisi e le cessazioni di attività produttive nel basso Lazio e nella nostra Provincia; l’attesa e verifica dei rientri certi dei cassintegrati nei loro posti di lavoro (ex Fiat-Fca e indotto metalmeccanico prevalentemente); le mobiltà in scadenza e le indenità di disoccupazione in estensione prevedibile e aggiuntiva alle attese di lavoro degli iscrttti ai Centri per l’Impiego concorrono, aggregate, alla estensione del disagio umano dovuto ad una crisi economica che continua e continuerà a produrre ulteriori “fratture sociali” e che non possono non richiedere “azioni positive” auspicate e già richiamate a Milano, ieri, dal Presidente della Repubblica.

Sono certo che l’appello e l’iniziativa solidarista dei 5 disoccupati e precari per avere consolidamento unitario e mirato – dal 1° maggio 2015 – rientra nelle azioni sindacali programmate, condivise e attivate dalla CGIL-CISL-UIL, nei prossimi mesi, verso Regione Lazio e il Governo nazionale.

Si tratta di estendere l’appello-proposta con CGIL-CISL-UIL, territorialmente, nei Comuni del basso Lazio mediante l’aggregazione partecipata solidale con azioni condivise e partecipate dalla generalità dei cittadini e loro famiglie per il “lavoro e la inclusione sociale riducendo le povertà” – da manifestare con la masima solidarietà – in tempi da definire e unitariamente con i Sindacati dei lavoratori e le associazioni di cittadini disponibili.
26 aprile 2015

*Donato Galeone, già segretario della Cisl di Frosinone e del Lazio

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