rabbiadianagni autostrada 350 260

rabbiadianagni autostrada 350 260di Ignazio Mazzoli – Venerdì 24 aprile abbiamo seguito per alcune ore con attenzione “La Rabbia di Anagni”, protesta di disoccupati.
Alle 10 del mattino quasi puntualissimi, eravamo davanti ai cancelli della Geymonat dove è stato previsto l’appuntamento fra le rappresentanze dei lavoratori della Marangoni, ex Videocon, ex Marazzi, Geymonat. Siamo rimasti con i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali per ascoltare e capire.
La prima impressione è stata quella di persone che provavano gioia a ritrovarsi. man mano che arrivavano lavoratrici e lavoratori si cercavano prima con lo sguardo poi a voce. Colleghi e compagni di lavoro di nuovo insieme. Gioia che lasciava subito dopo il posto ai racconti delle difficoltà di ognuno e delle loro famiglia. Ciò che risultava più evidente, però, era appunto la “rabbia” non quella di Anagni, la loro, individuale, personalissima causata dal sentirsi impotenti senza risultati a portata di mano ed espressa senza riserve.

Due buoni motivi per sentirsi “arrabbiatissimi”. Il primo che la manifestazione “Tutti insieme” davanti alla Regione Lazio concordata e prevista con il sindaco Fausto Bassetta di Anagni per il 4 maggio, era stata rinviata senza conoscere la data e senza la certezza che si faccia in futuro. Tranne che con il sindaco Bassetta ce l’avevano con tutti. Con tutti quelli che potevano averla “impedita” dai sindacati alle forze politiche. E’ così? Nessuna verifica e nessuna certezza, ma tanta indignazione rabbiosa.
La seconda ragione per essere “arrabbiatissimi” era data dalle notizie di stampa apparse già nei giorni precedenti relative all’arrivo di Amazon in provincia di Frosinone. Così sintetizza uno di loro e poi riporta su Facebook, nella pagina “NOI VDC”, sia quelle che considera mancate presenze e sia le notizie su Amazon: «iniziamo col dire che è na vera ca…ata,,,,, ma se continuiamo a scrive ste ca…ate… manno detto che c’è gente che già vuole mandare curriculum,, ….state bonii stampa del cavolo non scrivete se non siete certi,, …poi la gente ce credeeeeeeeee si illudeee, mentreee voi fate solo scooooppppp, bastaaaaa fermateveeee de scrive ca… se so fiori fioriranno,,»Il pupazzo-mascotte della Rabbia di AnagniIl pupazzo-mascotte della Rabbia di Anagni

Il dubbio forte nasce dal momento che, come si dice due più due fa quattro. Dalla metà di marzo, cioè da qualche settimana addietro l’informazione che si pubblica in questa regione cartacea e on line, ma anche quella dei telegiornali regionali hanno parlato del progetto che avrebbe Amazon, il grandissimo portale internazionale di commercio via internet, di realizzare un centro di smistamento per l’Italia centro-meridionale in provincia di Rieti a Passo Corese. Mai è stata, nel frattempo, data notizia che siano stati interrotti contatti e consultazioni che vanno avanti da 2014 per la realizzabilità del progetto in quella provincia. E allora si chiedono, perché mai all’improvviso verrebbero a Frosinone? Nel Lazio potranno esserci due centri uguali? Dubbi o interrogativi più che legittimi. Ma i più maliziosi non rinunciano a un po’ dietrologia per la serie…”ma il segretario regionale del PD non è di Rieti e di quella provincia ne è stato anche Presidente può mai essere che non voglia in qualche modo intercedere per la terra natale? E perché mai, poi, dovrebbe favorire, anche se potesse, un provincia che gli procura tanti dolori per quanto è malandato il PD?
Forse è tutto campato per aria questo ragionamento, ma certamente un po’ di chiarificazioni che diano certezze non guasterebbero anche perché chi si occupa di commercio on line sa bene che per un centro di smistamento non sono in ballo grandi numeri e quindi fa un po’ sorridere quando ci sono cifre che salgono all’improvviso dalle iniziali previsioni di 500 occupati a 2000 in pochi giorni come alcune locandine di quotidiani locali strillavano dalle edicole.

In autostradaDubbi, dubbi, tanti dubbi senza certezze. Come non capire allora il bisogno di visibilità. Come un gesto di sfida, infatti, hanno voluto arrivare, alcuni manifestanti, all’autostrada che tanti guai ha procurato a molti di loro. Tanta saggia tolleranza, questa volta, delle forze dell’ordine, precauzioni, solo qualche rallentamento ma tutto è andato bene.
Come scritto già su queste colonne “per molti, le code e i rallentamenti di ieri si potevano tollerare, di fronte alla gravità della disoccupazione. Ore ed ore con striscioni e megafoni per rendere più vistosa possibile la loro protesta contro chi fa solo annunci”. Ennio Labella della Femca-Cisl ricorda l’importanza della visibilità affinché «i ministeri si rendano conto della gravità della situazione». Giusto. Ma ci si chiede in molti: è sufficiente mostrarsi sporadicamente o non occorre qualcosa di più?

Quando Sandro Chiarlitti della Filctem Cgil parla di «rabbia di Anagni in assenza di concretezza» o mentre Alessandro Piscitelli della Uilcem sottolinea come l’accordo di programma non abbia «portato risultati – e che questo silenzio è davvero insostenibile; ormai» o Enzo Valente dell’Ugl definisce questo appuntamento «un ultimo appello, un grido per sollecitare la convocazione del tavolo» si denuncia – senza dubbi – una situazione al limite a cui non deve seguire una resa. Forse non basta dire che «La zona di Anagni è ormai desertificata, (…) e qui si continua a fare annunci. La manifestazione è pienamente riuscita e non sarà certo l’ultima delle nostre iniziative»?

E’ l’intero territorio che deve pesare, deve far sentire la sua voce costantemente verso le istituzioni, i partiti. L’azione sindacale non può rischiare di essere una voce nel deserto. Si, ora occorre proprio una vertenza di tutto il territorio, quella che ormai anche nelle Tv locali i disoccupati intervistati chiamano “Vertenza Frusinate”, dove la voce degli altri ceti produttivi a cominciare da commercianti, artigiani, professionisti diversi faccia sapere e sentire quanto la mancanza di lavoro dipendente pesa anche su di loro e sui loro mancati guadagni. Occorre un movimento in grade di assicurare una presenza forte che negozi obiettivi e tempi delle risposte, condivise, a partire da quelle più urgenti e immediate.

26 aprile 2015

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