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ttip 350 260di Joseph Stiglitz da Il Manifesto – Dal Ttp al Ttip, il libero scambio nuoce alla salute.
L’Europa dovrebbe apprendere la lezione del Trattato transpacifico, dove sono aumentati a dismisura i prezzi dei farmaci.L’Europa nei suoi nego­ziati in corso sul Ttip (Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship) con gli Stati Uniti potrebbe impa­rare molto dal gemello paci­fico Trans-Pacific-Partnership (Tpp), dove alcuni pro­blemi stanno venendo fuori, ad esem­pio dalla que­stione farmaci.
Rap­pre­sen­tanti degli Stati Uniti e di altri undici paesi del Paci­fico si sono riu­niti alla fine di gen­naio per pia­ni­fi­care il futuro delle loro rela­zioni com­mer­ciali attra­verso il Ttp. Seb­bene lo scopo dichia­rato di tali trat­tati sia quello di rimuo­vere gli osta­coli al libero com­mer­cio, appare sem­pre più chiaro che tali ‘osta­coli’ altro non siano che le regole per tute­lare con­su­ma­tori, lavo­ra­tori, ambiente e salute. Potenti imprese mul­ti­na­zio­nali sem­brano aver avuto un peso deci­sivo durante la fase istrut­to­ria di que­ste nego­zia­zioni. Quel che hanno deciso potrebbe por­tare a un dram­ma­tico aumento dei prezzi dei far­maci per cen­ti­naia di milioni di persone.
Fra gli argo­menti discussi dai nego­zia­tori, vi sono alcuni degli ele­menti più con­tro­versi del Tpp – rela­tivi al rego­la­mento della pro­prietà intel­let­tuale. Tali regole potreb­bero con­sen­tire ai colossi dell’industria far­ma­ceu­tica di man­te­nere o aumen­tare i pro­fitti mono­po­li­stici con­nessi alla ven­dita dei far­maci da loro prodotti.
La segre­tezza dei nego­ziati sul Tpp rende que­sti ultimi ter­ri­bil­mente opa­chi e dif­fi­cili da discu­tere. Sap­piamo però che gli accordi com­mer­ciali ven­gono nego­ziati dal Rap­pre­sen­tante per il Com­mer­cio degli Stati Uniti. In teo­ria que­sto dovrebbe agire nell’interesse del popolo ame­ri­cano, ma sto­ri­ca­mente, l’ufficio del Rap­pre­sen­tante ha alli­neato le pro­prie posi­zioni agli inte­ressi delle grandi imprese. Se i colossi del set­tore far­ma­ceu­tico influen­zano le nego­zia­zioni, il Tpp potrà bloc­care la dif­fu­sione sul mer­cato dei far­maci gene­rici. I pro­fitti dei mono­po­li­sti in quel set­tore ver­ranno man­te­nuti, a spese della salute dei pazienti e del bilan­cio di con­su­ma­tori e governi. Ci sono due modi attra­verso cui il Rap­pre­sen­tante per il com­mer­cio può usare il Tpp per man­te­nere sta­bili o addi­rit­tura far salire prezzi e pro­fitti con­nessi alla ven­dita dei farmaci.
Il primo con­si­ste nel restrin­gere la pos­si­bi­lità di com­pe­tere sul mer­cato ai far­maci gene­rici. La rela­zione tra mag­giore com­pe­ti­zione e ridu­zione dei prezzi è assio­ma­tica. Quando le imprese devono lot­tare per acca­par­rarsi i clienti fini­scono per ridurre i prezzi. Quando un bre­vetto arriva a sca­denza, qua­lun­que impresa può entrare sul mer­cato pro­po­nendo la ver­sione gene­rica dei far­maci asso­ciati a quel bre­vetto. La dif­fe­renza di prezzo tra i far­maci gene­rici e quelli di marca è, peral­tro, stra­bi­liante. Solo la dif­fu­sione dei far­maci gene­rici può spin­gere in basso i prezzi. Da quando gli Stati Uniti hanno aperto il loro mer­cato ai far­maci gene­rici nel 1984, la loro dif­fu­sione è pas­sata dal 19 all’84% delle pre­scri­zioni medi­che totali con­sen­tendo al governo e ai con­su­ma­tori ame­ri­cani di rispar­miare più di 100 miliardi di dol­lari all’anno.
La seconda stra­te­gia con­si­ste nel limi­tare la rego­la­men­ta­zione gover­na­tiva sul prezzo dei far­maci. I governi pos­sono inter­ve­nire diret­ta­mente bloc­cando i prezzi per legge, o negando i rim­borsi ai pazienti nel caso di far­maci ecces­si­va­mente costosi: così le aziende sono incen­ti­vate a ridurre il prezzo verso il livello appro­vato dal governo. Que­sto genere d’interventi rego­la­tori è di par­ti­co­lare impor­tanza in mer­cati poco inclini alla con­cor­renza come quello far­ma­ceu­tico. Se le attuali posi­zioni del Rap­pre­sen­tante per il com­mer­cio degli Stati Uniti pre­var­ranno, la pos­si­bi­lità di con­trol­lare i prezzi dei far­maci da parte 0dei paesi par­te­ci­panti al Trat­tato si ridurrà drasticamente.
L’orientamento gene­rale della sezione pro­prietà intel­let­tuale del Tpp va nella dire­zione di una minor con­cor­renza e di un incre­mento gene­ra­liz­zato dei prezzi dei far­maci e i suoi effetti tra­va­li­che­ranno i Paesi ade­renti ai trattati.
Come noto, le imprese del set­tore giu­sti­fi­cano i loro con­ti­nui ten­ta­tivi di spin­gere al rialzo il prezzo dei far­maci con la neces­sità di repe­rire i fondi neces­sari al finan­zia­mento di ricerca e svi­luppo. Ma que­sto è sem­pli­ce­mente falso. Intanto i colossi del far­maco spen­dono molto di più in pub­bli­cità e mar­ke­ting che nello svi­luppo di nuove idee. Inol­tre ecces­sive restri­zioni alla rego­la­men­ta­zione della pro­prietà intel­let­tuale, sco­rag­giano lo svi­luppo di nuove idee limi­tando la pos­si­bi­lità degli scien­ziati di lavo­rare sulle sco­perte altrui e sof­fo­cano la dif­fu­sione e lo scam­bio di cono­scenza che è cru­ciale per l’innovazione. Infine, la gran parte delle inno­va­zioni più impor­tanti viene rea­liz­zata in uni­ver­sità e cen­tri di ricerca finan­ziati dal Governo.
La guerra sul prezzo dei far­maci che si sta por­tando avanti con il Tpp e l’abbandono del prin­ci­pio di pre­cau­zione ci por­tano nella dire­zione sba­gliata. Il mondo intero potrebbe pagare un prezzo salato in ter­mini di peg­giore salute per tutti in cam­bio di mag­giori pro­fitti per le multinazionali.
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di Fabio Sebastiani da controlacrisi.org – “Le persone prima dei profitti”. Contro il Ttip oggi mobilitazione mondiale!
Il 18 aprile il mondo si mobilita contro TTIP e trattati di libero scambio In Italia decine di iniziative, centinaia in Europa e negli USA. Saranno 200 nel nostro Paese, migliaia in tutto il mondo. Le organizzazioni in difesa dell’ambiente e della società civile si troveranno nelle piazze di più continenti, per esigere il blocco degli accordi internazionali sul commercio e gli investimenti. L’Europa e l’Italia, insieme agli Stati Uniti, chiederanno l’arresto delle trattative sul TTIP.
“Le persone e il pianeta prima dei profitti” è lo slogan dell’iniziativa che mira innanzitutto al TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), che gli Stati Uniti stanno discutendo in sostanziale segreto con l’Unione Europea. L’accordo prevede l’abbattimento di tutte le barriere non tariffarie al commercio, ossia normative e regolamenti a protezione di beni comuni e servizi pubblici, che le grandi compagnie multinazionali che spingono per la chiusura dell’accordo ambiscono a monetizzare. In cambio di un abbassamento degli standard qualitativi, nonostante le promesse dei promotori, gli studi più ottimistici prevedono nel caso improbabile in cui tutte le condizioni fossero soddisfatte un aumento del PIL europeo appena dello 0.5%, a partire dal 2027. Quelli meno ottimistici, una perdita di posti di lavoro in UE di minimo 600 mila unità.
Stime che non tengono conto dell’aleatorietà delle ipotesi, considerato che solo per l’Italia e per le sue politiche economiche degli ultimi anni, recenti studi della CGIL hanno mostrato scostamenti tra l’ipotizzato e il reale di più del 14%.
Per la Campagna Stop TTIP Italia parteciperanno sono previste circa 30 iniziative in tutto il Paese. Vi saranno manifestazioni e flash mob nelle grandi città – da Roma a Milano, da Torino a Napoli, fino a Firenze – e in molti centri minori.
L’intenzione dei due blocchi, USA e UE, è convergere su una bozza di accordo entro quest’anno, ma la forza dell’opposizione sociale e la richiesta di maggiore trasparenza sta rallentando le decisioni. Una parte del Parlamento Europeo si è detta contraria a un’armonizzazione delle normative con quelle degli Stati Uniti, perché i rischi sono troppo alti e il processo irreversibile. Inoltre, oltre un milione e 700 mila cittadini europei hanno sottoscritto la petizione per chiedere alla Commissione l’immediato arresto delle trattative sul TTIP. Una raccolta di firme che prosegue intercettando il crescente consenso dell’opinione pubblica sul tema, con l’intento di tagliare il traguardo dei 2 milioni ad ottobre.
Sulo Ttip, la Cgil – come la Ces e il sindacato americano – hanno già espresso chiaramente le loro posizioni volte ad evitare l’ulteriore compressione della democrazia – grazie a “cooperazione regolatoria” e meccanismi di disputa investitori/stati – così come a vedere compressi i diritti ambientali, sociali e del lavoro e gli stessi livelli occupazionali generali e/o settoriali. La Commissione Europea – su mandato del Consiglio Europeo, cioè dei governi dell’Unione – è molto attiva sul piano dei trattati commerciali e di investimento e, accanto al negoziato TTIP, sta conducendo altri importanti e pericolosi negoziati bilaterali (come quello sugli investimenti con la Cina) o plurilaterali, come quello TISA sui servizi, mentre ha appena siglato l’accordo CETA con il Canada (“cavallo di troia” per il TTIP) che dovrà essere tra breve posto alla ratifica di Consiglio e Parlamento europei.
L’appello alla mobilitazione cade mentre – a livello mondiale – il WTO sta proseguendo i negoziati “tecnici” applicativi dell’accordo sulle “Trade Facilitations” raggiunto a Bali, come preludio per il proseguimento del Doha Round avviato nel 2001, e i paesi “più avanzati” stanno spingendo per la definizione di “nuove regole” globali, attraverso accordi bilaterali o plurilaterali

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