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primomaggio2015 350 260di Donato GaleoneAlla vigilia del primo maggio 2015 a Isola del Liri.  Il Lazio del 1° Maggio 2015 si colloca a livello intermedio tra le regioni italiane a maggiore e minore rischio relativamente alle misure di “Povertà e di Esclusione sociale” che richiede con la Festa del Lavoro 2015 l’avvio di una condivisibile aggregazione comunitaria nel segno della “Solidarietà” a sostegno di iniziative mirate, essenzialmente, verso il “Lavoro” con integrati investimenti pubblici e privati cronoprogrammati e certi, contestuali, alla introduzione anche in Italia di un “minmo reddito” definito di “introduzione attiva al lavoro” congiunto ai servizi pubblici volti verso l’autosuffcienza individuale e famigliare che a fine 2013 ha raggiunto il 12,7% delle famiglie residenti in povertà relativa ed il 7,9% in povertà assoluta (rispettivamente da 3,5 a 4,5 milioni di italiani).

Da questi dati Istat sono evidenziati anche i tassi di disoccupazione nazionale allo stesso livello del 12,7% a fine anno 2014, con il Lazio al 12,5% e la Provincia di Frosinone con il più alto livello del 18,5% e con oltre 115.000 iscritti ai Centri per l’Impiego (in Italia si contano oltre 3.221.000 disoccupati).

Da aggiungere e considerare che nel Lazio e nella Provincia di Frosinone ritarda l’annunciato rientro completo a lavoro dei cassintegrati (ex Fiat-Fca e l’indotto metalmeccanico in prevalenza) e oltre un migliaio di lavoratori in mobilità definiti “ricollocabili”dalla Regione Lazio con Bando Pubblico del dicembre 2014 e sia dai primi decreti Jobs Act si avcvicinano alla scadenza delle proroghe di sostegno al reddito.

I numeri dati dal Governo Renzi in questi ultimi giorni stimano una crescita, nel 2015, del +0,7% prevedendo un graduale aumento che potrebbe raggiungere l’1% (unopercento) nei prossimi 4 anni e potrebbe ridurre la disoccupazzione, si dice, di appena due punti: dal 12,7 al 10,5% nel 2019.

Nei prossimi 4 anni, quindi, si prevede il doppio della disoccupazione di quella registrata verso la metà del secolo scorso che fu valutata quale soglia minimale facilmente assorbibile in tempi brevi, non dimenticando, oggi, che la disoccupazione giovanile continua a crescere di oltre il 40%.

Questi dati ufficiali da “disagio sociale” tra persone vere nascoste tra i dati Istat, l’impegno Caritas ed i numeri governativi ben conosciuti e anche seguiti dalle nuove normative regionali di supporto e già definite “politiche sociali attive” nel mercato del lavooro laziale sono, certamente, incentivanti e utili se non sono riduttive di diritti regolati, conquistati e condivisi sia in entrata che in uscita del rapporto di lavoro.

Di fatto, però, nella realtà attuativa del contesto occupazionale locale provinciale, queste scelte, sono tanto avveniristiche quanto illusorie verso persone disponibili a lavorare – subito – perchè nella concretezza della assunzione sono “incollocabili” – esenzialmente – per l’assenza di posti di lavoro, peraltro, più che resi nulli anche dalla non ripresa produttiva, pur limitata, ma prevista dall’operatività dell’Accordo di Programma nell’area Frosinone-Fiuggi sottoscritto nell’agosto 2013.

Questi dati statistici, le normative ed i numeri dei Governi, nazionale o regionale, non si possono cancellare in 36 mesi di lavoro incentivato alle imprese – diciamocelo correttamente – e con la libertà di licenziamento anche collettivo normato già dai primi decreti Jobs Act.
Perchè sono normative e regole – ripeto – avveniristiche e variabili dipendenti dagli investimenti.

Certamente vanno, comunque osservate e rese cogenti di mese in mese, tenendo sempre presente che gli stessi beneficiari imprenditori – non solo confindustriali – continuano a dichiarare, sin dal 20 febbraio 2015, che la “scelta di assumere o licenziare dipende dal mercato e dalle commesse e che nessuno aumenta l’organico perchè c’è una legge”.
Lo dimostarno, peraltro, i recenti dati dell’INPS – dopo i decreti incentivati dal Jobs Act – che attestando i rapporti di lavoro attivati in Italia nei mesi di gennaio-febbrario 2015 se ne contano 968.883 rispetto allo stesso bimestre 2014 che furono 968.870 (solo +13 persone) evidenziando, chiaramente, il conveniente passaggio, prevalente, di “conversione dei rapporti a termine e di apprendistato in asunzione a tempo indeterminato e tutele crescenti”.

Così come va osservata – parzialmente positiva dal 2015 – la possibilità per almeno 3 anni di “lavoro non precario” che va, comunque, verificato in termini di vera crescita coniugata sia all’effettiva occupazione e sia al tipo di lavoro offerto tanto nella qualità professionale quanto nelle tipologie e nelle condizioni salariali in presenza di un mercato del lavoro che consente – disattenta e non unitaria l’azione dei sindacati democratici – la corresponsione di retribuzioni al disotto dei livelli contrattuali collettivi che “assicuri a se e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione).

E’ questo – a mio avviso – il consuntivo vero ed evidente su cui festeggiare il Primo Maggio 2015 italiano e laziale – tra quindici giorni – anche a Isola del Liri tra gli associati alla CGIL-CISL-UIL. Giornata di 1° Maggio 2015 che sarà festa aperta alla “Solidarietà” attiva tra tutti i lavoratori italiani, laziali e ciociari di ogni livello territorraile.

Appello alla “Solidarietà” lanciato dalla CGIL-CISL-UIL di Frosinone tra giovani e meno giovani per diffondere la pratica del dialogo e del confronto epocale – inanzitutto – sul ruolo nuovo e diverso assunto dal capitalismo finanziario globale che tende a investire risorse decolizzando sedi legali e attività produttive favorito dal neoliberismo di mercato, senza regole, volutamente e unicamente per massimizzare profitti che è l’opposto del modello “solidaristico” e partecipativo di democrazia economica che è anche politica sociale in quanto emancipativa della dignità sia del lavoratore operativo nei luoghi di lavoro e sia del cittadino residente in una società democratica, quali ” mondi vitali” irrinunciabili della persona umana.

Ma non basta – sempre a mio avviso – il fermarsi su queste differenze che potrebbero apparire ideologiche, moraliste o antagoniste pur visibili e praticate nella nuova economia globale che si dice tecnologicamente innovativa ma che non sempre crea lavoro quanto invece si tratta di comprendere le circostanze e le necessità di “scendere in campo aperto” per arginare e superare ogni fase di dispersione e di allentamento sia dei vincoli comunitari nazionali ed europei e sia dei valori sociali che sono basilari fondamenta della democrazia rappresentativa e partecipata di migliaia di risorse umane disponibili e chiamate ad esprimersi per una causa giusta essenziale : il LAVORO che appartiene a tutti e che deve favorire e coniugare – equamente – profitti d’impresa da reinvestire e benessere sociale da promuovere e redistribuire.

Anche perchè non è possibile consolarci dei dati pubblicati da Eurostat (UE) che ci colloca dopo la Spagna e la Grecia in una percentuale doppia del tasso di dissoccupazione ma dobbiamo, nel contesto europeo, considerare e valutare con la massima attenzione le motivazioni vere della collocazione sia di 2 punti in più del tasso di disoccupazione rispetto alla media europea e sia per capire il perchè siamo oltre il doppio % di disoccupazione italiana rispetto alla Germaania e alla Gran Bretagna.
Anche se siamo molto lontano dal gruppo di testa per l’occupazione in Europa non dobbiamo rassegnarci in questo Primo Maggio 2015 avendo, purtroppo, rilevato che solo nel lungo termine sembra profilarsi “una crescita senza o quasi nulla di incremento occcupazionale”.
Dobbiamo, quindi, unitariamente e solidalmente reagire al crescente rischio – inaccettabile – del dover convivere stabilmente con una disoccupazione del 10% composta di giovani e di disoccupati di lunga durata che è conseguenza espansiva – certa – della “fascia di esclusione sociale e di povertà”.
Frosinone, 15 aprile 2015

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