di Alessandro Redirossi da L’Inchiesta dell’8 aprile ’15 – FROSINONE. «Resteremo qui fino a quando non vedremo una soluzione scritta nero su bianco per la nuova società. Rivogliamo il nostro lavoro dopo essere stati licenziati ingiustamente ». Il proclama con il quale i licenziati della Multiservizi in difesa del futuro di 240 famiglie montavano la loro tenda sotto il Comune il 7 aprile 2014 (nella foto). Forse pensavano di rimanere lì qualche giorno, al massimo una settimana, mai avrebbero immaginato di tagliare il traguardo dei 365 giorni. Avevano forse sopravvalutato una classe politica che, evidentemente, non è stata in grado di dare risposte adeguate. E lo dimostrano alcune tappe del percorso che ha visto protagonisti sul piano istituzionale la Regione e gli enti soci della Multiservizi (Comuni di Frosinone e Alatri, Provincia) in questo anno tormentato fatto di promesse e di un gioco dell’oca infinito in cui la politica ha perso progressivamente ogni credibilità.
Proprio la politica nei primi giorni di presidio era sembrata decisa, specie a livello regionale. Subito dopo quel 7 aprile il presidente della Regione Nicola Zingaretti in visita al presidio dei licenziati accompagnato dai consiglieri regionali Buschini e Bianchi afferma perentoriamente: «Entro l’estate la vicenda va chiusa», rassicurando tutti rispetto a un impegno economico triennale della Regione per i servizi relativi alla viabilità della Provincia, vitale per una soluzione. Poi l’incontro a porte chiuse fra Zingaretti e Ottaviani in vista di un tavolo regionale che deve essere risolutivo e che slitta (anche perchè gli amministratori di Alatri sono impegnati con la Via Crucis pasquale). Il 23 aprile, come se non bastasse, i ministri Lorenzin e Lupi (ormai ex) a Frosinone per un convegno dribblano il corteo dei lavoratori. Ma i rapporti più tesi per i lavoratori sono quelli con l’amministrazione comunale di Frosinone, guidata da Ottaviani, che ha puntato sull’esternalizzazione dei servizi comunali alle cooperative. Il 30 aprile il Consiglio comunale infuocato in cui il sindaco, attaccato dai licenziati, volta le spalle agli ex Multiservizi abbandonando l’aula fra gli insulti. Poi dovrà accettare la richiesta dell’opposizione di convocare una commissione consiliare ad hoc sulla Multiservizi. Così invece di relazionarsi con il sindaco, i lavoratori hanno puntato sui consiglieri comunali che hanno dettato una linea diversa da quella intrapresa dalla Giunta guidata da Ottaviani: per la commissione, all’unanimità, la nuova società pubblica (newco) si deve fare. Nel frattempo la Guardia di Finanza rileva un presunto danno erariale da 5 milioni nella gestione della Multiservizi fra 2007 e 2012, agitando le acque. Poi si ritorna in Commissione. Successivamente Comune di Frosinone e Regione si rimpallano le responsabilità circa il continuo slittamento dei tavoli istituzionali sulla vertenza. A settembre, nonostante l’indirizzo espresso dalla commissione consiliare, l’amministrazione comunale con una determina affida per cinque anni alla cooperativa Solco (a circa 170mila euro l’anno) i servizi relativi a impianti sportivi ed eventi culturali in passato gestiti dalla Multiservizi e vitali per la nuova società pubblica. Una contraddizione rispetto alla strada tracciata dal Consiglio comunale. Dopo l’estate (altro che questione chiusa, come sosteneva Zingaretti) riprendono gli incontri in Regione. A novembre la Regione, su proposta del socio Sviluppo Lazio opta per l’azione di responsabilità verso i gestori della Multiservizi per quanto accaduto nel recente passato mentre in Provincia Pompeo, Ottaviani e Morini su pressione dei licenziati in tenda arrivano a un protocollo d’intesa per il via libera politico alla nuova società pubblica in cui riassorbire i lavoratori. Continuano gli incontri fra i tecnici dei tre enti per stilare un piano industriale della newco.
Nel frattempo la tenda crolla per il maltempo ma viene ritirata su dai licenziati a dicembre. In Tribunale si sancisce poi il fallimento della Multiservizi con i suoi oltre 8 milioni di debiti e i lavoratori continuano la loro lotta sottolineando come a pagare, in tenda, siano solo loro e non chi ha gestito la società. A inizio febbraio nuovo vertice a Roma: la Regione prende 30 giorni per deliberare sulla delega riguardante la manutenzione stradale alla Provincia, le strutture dei Comuni di Frosinone e Alatri 15 per rimodulare il loro impegno economico sulla nuova società alla luce dei tagli che arrivano dal Governo sugli enti locali. Giorni che continuano a passare mentre su pressione dei lavoratori viene disinnescato un tentativo di esternalizzare per 3 anni la gestione del servizio relativo al verde pubblico da parte del Comune di Frosinone. Il bando, apparso sul portale dell’Ente, scatena la reazione dei licenziati, che hanno trovato un canale di dialogo con il vicesindaco Francesco Trina e il gruppo consiliare cui fa riferimento, Frosinone nel cuore. Gruppo che, pur essendo in maggioranza, si è schierato contro il bando poi ritirato dal Comune con una mozione votata in Consiglio all’unanimità che ha impegnato sindaco e Giunta a fare dietrofont proprio sulle esternalizzazioni. Queste ultime sono state oggetto anche di potenti critiche da parte dei licenziati con incontri pubblici in cui prendendo spunto dalle inchieste di Mafia Capitale, si è messo in discussione aspramente l’affidamento alle cooperative dei servizi chiedendo massima trasparenza all’amministrazione comunale. E in questo triste anniversario i licenziati in una lettera aperta nei giorni scorsi hanno sottolineato proprio le responsabilità della politica. Hanno parlato dei «consiglieri regionali, privi di qualsiasi spessore nelle vicende a tutti note come l’acqua, la sanità o l’ambiente; incapaci di rispondere sul terreno occupazionale, o disoccupazionale come meglio sarebbe dire, se non con incomprensibili spot di politiche inesistenti e melliflue promesse, appiattendosi su scelte regionali impegnate nei “tagli lineari”». Hanno parlato del «disimpegno dei parlamentari di maggioranza nelle vicende specifiche e generali di sviluppo della provincia, i quali, pure coinvolti nell’affrontare i casi locali, non si adoperano nell’andare al di là delle questioni immediate e di sicuro effetto mediatico». Non è mancato un riferimento alla «Prefettura, arroccata con le sue pur poderose armi, che preferisce non vedere, non agire». E, per quanto riguarda il Comune di Frosinone, hanno parlato di una «Giunta… decisa e ingannevole nelle scelte di cancellare la storia di una società e dei suoi lavoratori e per aver perpetrato nel tempo tutte le azioni possibili e impossibili pur di non ridare una chance per ricostruire il futuro a centinaia di famiglie». Hanno attaccato anche il Consiglio comunale (maggioranza e opposizione). Hanno inoltre evidenziato come «una parte della minoranza e una parte della maggioranza oggi, sicuramente, più decise nel difendere l’occupazione e gli attendati» appaiano «come una armata Brancaleone davanti all’artiglieria pesante». E mentre per la vertenza regna lo stallo, dopo un anno in tenda il voto per i lavoratori e la loro dignità non può che essere 10. Quello per la classe politica locale non può andare oltre un generoso “zero”.
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