di Ignazio Mazzoli – 10 milioni di persone in condizioni di povertà relativa. Il 25 per cento del nostro potenziale industriale e un milione e mezzo di posti di lavoro persi in sette anni. La maggioranza dei pensionati costretta a tirare la cinghia e un’intera generazione espropriata del futuro. Il governo Renzi, in queste condizioni, alimenta una guerra di classe senza precedenti, retrocedendo il lavoro da diritto costituzionalmente garantito a pura merce nella piena disponibilità del capitale. Non c’è mai stata tanta gente, come oggi, che ha bisogno di lavorare per vivere.
E la grande stampa che fa? Prova a ignorare cosa è avvenuto a piazza del Popolo il 28 marzo a Roma. Una frettolosa comparsa sui telegiornali del sabato sera e della domenica e poi la Coalizione sociale sparisce. Non manca qualche lodevole eccezione anche se la ragione che salta poi fuori è cercare la contrapposizione fra Landini e la Camusso.
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Possiamo ragionare su ciò che accade e procura tanta stizza o rabbia o anche repulsione in Renzi e renzisti a vario titolo?
Che cos’è che vuole fare Landini? Intende aprire «una fase di elevata conflittualità» non creare un partito. Vuole organizzare e mobilitare – nell’interesse loro e del Paese – le persone private del lavoro e della dignità dalla crisi e dalla spietata lotta di classe condotta dai padroni del vapore. Chi vive non di rendite e profitti, bensì di lavoro deve stare zitto e a cuccia: in balia di chi comanda, senza se e senza ma.
E’ giustificata questa scelta di Landini? E da cosa? «Qui ci sono persone non disposte ad arrendersi» ha detto di fronte alla stracolma piazza del Popolo, Stefano Rodotà. Perché? La ragione è resa chiara dalle semplici parole del Papa che Raniero La valle così riassume: «L’economia che uccide, la società dell’esclusione, la globalizzazione dell’indifferenza, i poveri che invece di essere solamente sfruttati ed oppressi, oggi sono anche scartati e messi fuori per fino dalle periferie, sono tutti giudizi che papa Bergoglio da di un mondo che è senza misericordia.»
In questa situazione di può restare inerti? No. Il 28 marzo è iniziata la ricerca della sintonia con questo esteso mondo. «La ripresa del Paese – ha spiegato Landini – non ci sarà mai se si seguirà la linea della Confindustria. Si deve cambiare stando dalla parte dei lavoratori. E invece si sta pericolosamente profilando un progetto che mette a rischio la democrazia del Paese. La logica del governo non è altro che una logica padronale, come si vede nella riforma della scuola e nei caratteri della riforma costituzionale. Le ricette messe in campo non solo sono sbagliate, ma sono soprattutto pericolose. Ci hanno tolto tutto, ma abbiamo l’ambizione di proporre idee per il futuro dell’Italia».
«Noi vogliamo unire – dice Landini – tutto quello che il governo sta dividendo». Ecco chiarito lo slogan “Unions!”. Inutile quindi giocare con le parole, la manifestazione è politica e mira al governo: “Siamo stanchi di spot elettorali, slide e balle”, ha detto Landini senza voler fare un altro partito. Aggiungendo: “Renzi è peggio di Berlusconi”. segue, clicca sulla linguetta in alto “Senza diritti”
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Il governo non ha nessuna visione del futuro mentre si dovrebbe ripensare dalla radice il modello di produzione. L’obiettivo non può essere solo quello di cancellare completamente lo Statuto dei lavoratori. E significa poco o nulla il dato sulle 79 mila assunzioni, perché, per invertire la tendenza, sarebbero necessari milioni di nuovi posti di lavoro (i dati Istat di oggi 31 marzo dicono che la disoccupazione continua a crescere). Ma il punto principale, base di ogni scelta politica, è la difesa dello Statuto dei lavoratori. Solo difendendo lo Statuto si evitano migliaia di licenziamenti indiscriminati. Ed è su questo che la Fiom è d’accordo con la Cgil sulla proposta di costruire le condizioni per un nuovo Statuto dei lavoratori e delle lavoratrici. “Non si è cittadini, se non lo si è prima di tutto nei luoghi di lavoro”. Non si può rinunciare alla dignità.
Come non condividere proprio oggi che il sindacato deve avere una sua proposta sia per le persone che stanno dentro i luoghi di lavoro sia per le persone che stanno fuori. Che significherebbe altrimenti dire che si deve combattere la criminalità? Che significherebbe dare un contributo reale alle famiglie che hanno problemi di salute o problemi con la scuola?
Oggi c’è un problema di allargamento della rappresentanza sindacale e di coinvolgimento di tutte quelle persone che non sono rappresentate da nessuno. Dopo la crisi dei partiti non possiamo permetterci la sterilizzazione dei sindacati a strumenti di controversie corporative.
Come procedere? “Dobbiamo creare una massa critica sociale – dice Rodotà – perché dà voce alla società e alimenta la politica”. Dobbiamo coinvolgere persone e gruppi per creare un convinzione comune e diffusa che anche in tempi di crisi non ci si assoggetta a offerte di lavoro purchessia. Siamo in ritardo, ma la partita non è perduta. “Non ci arrenzieremo mai”, recitava il cartello molto artigianale di un signore che salutava il corteo. segue, clicca sulla linguetta in alto “Una massa critica”
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La “massa critica” di cui parla Rodotà è necessaria per rideterminare le condizioni di una rappresentanza reale degli interessi concreti di ogni forza della società. E’ indispensabile per ridare un ruolo ai partiti come li vuole la nostra Costituzione. In questo regime di fatto bipartitico o di monopartitismo se ci sono le larghe intese, le attuali forze politiche finiscono per apparire un’unica cosa, rispondendo alla recessione con le stesse ricette: le riforme varate prima e dopo sono state tutte ispirate ad austerità, precarizzazione, privatizzazioni, tagli alla sanità e alla scuola, diminuzione dei salari. Anche il pareggio di bilancio in Costituzione fu votato insieme dalla stragrande maggioranza del Parlamento anche senza “patto del Nazareno”.
Si passa sterilmente, senza via d’uscita, da una vittoria del centrodestra a una di centrosinistra e viceversa senza che nulla poter cambi, vedi il voto in Francia e la vittoria di Sarkozy, giubilato da un voto popolare che lo condannava senz’appello (così sembrava) torna vincente, oggi, senza perché politicamente convincenti. Così, questa realtà, uccide ogni speranza perché non può dare prospettive, senza le quali la disperazione diviene pessima consigliera di atti e comportamenti.
In questa crisi, la sfiducia e la delusione si sono rivolte indistintamente contro entrambi i principali partiti e tutto il sistema delle rappresentanze istituzionali fino a tradursi nel 60% di astenuti in Emilia e Romagna. Poi, ogni partito, peraltro, ci ha messo e ci mette del suo per diventare poco credibile. La crisi è stata il detonatore che ha svelato un problema grave della nostra democrazia: il modo in cui in questo Paese agisce il potere politico ed economico non incontra più il consenso della maggioranza del popolo. La diffusione della corruzione, l’esistenza di una élite di privilegiati, il sequestro della sovranità da parte di poteri extranazionali come il Fmi e la Bce, tutto questo provoca rabbia che va incanalata in percorsi democratici verso obiettivi giusti nell’interesse di chi lavora e di chi è più a disagio. La Coalizione sociale trova qui la sua ragion d’essere. segue, clicca sulla linguetta in alto “Un deserto politico”
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Qui, anche, sta tutto il travaglio impotente del PD. Lo rende bene Michele Prospero*, del quale riporto qui una lunga citazione: «Con le scelte legislative che il governo Renzi ha imposto a tappe forzate, il mondo del lavoro è stato colpito su cruciali questioni di identità, di simboli, di memoria, di interessi collettivi. Un attacco così sistematico e totale, progettato per distruggere il sindacato come soggetto democratico, per cancellare le conquiste del lavoro e spegnere la sua dignità nello spazio sociale, a nessun governo era mai riuscito. Il successo del programma massimo, di consegnare tutto il potere alle imprese entro le aziende e gli uffici, muta in profondità la natura dei soggetti politici in campo. Per il Pd (…) appare, in tutta la sua evidenza, un drammatico mutamento genetico sulle tematiche del lavoro che lo allontana da una qualsiasi versione, anche la più moderata, di sinistra europea.
Le lentezze, i ritardi, gli opportunismi della minoranza Pd hanno determinato un immenso deserto politico. Non solo un soggetto sociale connesso al lavoro non è più rappresentato nel parlamento monoclasse, ma proprio il lavoro viene esplicitamente colpito dal governo del fare.
La proposta di una “coalizione sociale”, di forze che si mobilitano per rispondere alla metamorfosi neoliberista del governo, occupa uno spazio abbandonato dalla politica. (…) Ciò significa assumere la consapevolezza che il mondo del lavoro è penetrato in uno stato nascente che potrebbe preludere alla organizzazione di una nuova soggettività politica, alternativa nei fatti al partito unico della nazione a narrazione populista e a programma neopadronale.»
Il nostro oggi è occupato dalla necessità di affrontare questi problemi e risolverli. Altrove lo stanno facendo e non senza buoni speranze come in Grecia e in Spagna.
*“Tra coalizione sociale e soggetto politico” da Note di Michele Prospero
https://www.facebook.com/notes/michele-prospero/tra-coalizione-sociale-e-soggetto-politico/886238128104919
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