corteo 14mar15 350 260

corteo 14mar15 350 260di Ignazio Mazzoli – Alla manifestazione contro le angherie e i disservizi di Acea Ato 5 Spa svolta a Frosinone sabato 14 marzo ho partecipato convinto della sua necessità e fiducioso nei promotori che hanno al loro attivo un attenta e profonda elaborazione, non improvvisata, sui limiti e i veri e propri danni di questa privatizzazione innescata dalla legge Galli, che faceva intravvedere un XXI secolo ricco dei meraviglie possibili solo le privatizzazioni. La elaborazione del Comitato per l’Acqua pubblica è prezioso patrimonio di tutti che continuerà ad arricchirsi per tutelare i cittadini di questa provincia.

Su queste stesse colonne, dopo sabato, Ivano Alteri nel raccontare l’iniziativa faceva alcune considerazioni. «Erano presenti diverse centinaia di persone, crescenti via via che il corteo procedeva nel suo percorso dalla Villa Comunale alla Provincia. (…) Dati gli umori quasi rivoltosi riscontrabili tra i cittadini, per le bollette esose e i pessimi servizi, ci si sarebbe aspettati una maggiore partecipazione.» Una riflessione che voglio raccogliere subito perché l’impegno e il coraggio degli animatori di questa necessaria iniziativa avrebbero dovuto essere premiati molto, ma molto di più, lo meritavano e lo merita la ragione della protesta.

E’ doveroso interrogarsi, anche perché non sono mancate testimonianze di ben più ampia partecipazione che sembrano ormai lontane nel tempo. Ricordate la grande protesta per una sanità diversa che chiamava in causa lo stesso Presidente della Giunta regionale Nicola Zingaretti? Dove sono tutti i cittadini di quella sera?

Negli ultimi tempi si è delineato un rapporto tra Stato e società, o piuttosto tra governo (governi del territori) e società, segnato da una forte semplificazione, dove l’unico soggetto sociale ritenuto interlocutore legittimo è l’impresa. La società è ormai la somma di individui, soli, separati tra loro: ieri, erano “carne da sondaggio”, oggi, peggio, ridotti a “carne” da tweet o da slide.

La partecipazione si apprende. Essa è una strumento e come tale va imparato ad usare ed a servirsene quando necessario con convinzione ed abilità. Nei fatti c’è, invece, un distacco profondo dei cittadini da partiti e istituzioni, testimoniato dal crescere e consolidarsi dell’astensione elettorale. Ciò si chiama Sfiducia, Rinuncia, Resa.
La società, tuttavia, non scompare, né accetta la delegittimazione indotta dall’indirizzo politico del governo. Noi tutti esprimiamo spinte, anche contradditorie a volte, ma che mirano ad essere rappresentate, che domandano comunque partecipazione, voglia di contare. Tutte insieme, se fosse possibile rappresentarle, ridisegnerebbero il sistema dei partiti. In che senso? Spazio alla fantasia, ma la risposta immediata è in ciò che si vede ed è il senso populista o di democrazia plebiscitaria. Questi “sensi” utilizzati finora da esperti manipolatori possono tradursi in forme di organizzazione e di azione ben diverse, con meccanismi di esclusione come quelli fondati sulla riduzione dei diritti proprio mentre si annunciano presunte riforme che illudono come quel deficit di rappresentanza che investe la società nel suo insieme può essere colmato dall’insieme delle “riforme costituzionali e elettorali” attualmente in discussione. ???

La questione della rappresentanza ci avvicina al cuore del problema. Una ricognizione paziente dei temi concreti che sono davanti a noi: diritto al lavoro, tutela dei diritti sociali e dei lavoratori, partecipazione, riconoscimento dei nuovi diritti civili, considerazione dei beni in relazione alla loro essenzialità per la soddisfazione di bisogni sociali e culturali, rafforzamento dei legami sociali attraverso la pratica della solidarietà, necessità di agire nella dimensione sovranazionale e internazionale in maniera coerente con queste indicazioni fanno individuare i nessi che ci legano ai grandi principi costituzionali.

Ristabilire questo legame non è compito che si affronta da soli e sprovveduti. Oggi manca la necessaria unità d’intenti. Restiamo alla vertenza con Acea: dal mese di agosto 2014 il clima si è arroventato, è mancata l’adeguata risposta dei comuni, ma anche dei sindacati che dopo mesi attuano un presidio davanti alla Prefettura di Frosinone per “per dissentire dalle richieste di ACEA”. Dissentire? Una vessazione va combattuta non basta dissentire da essa. Si disarma la società in questo modo. Si da l’idea che esista un insieme di comportamenti da galateo istituzionale dove solo alcuni, siano delegati ad occuparsi di trovare soluzioni o peggio intercessioni. Questo è il terreno della resa o della rabbia incontrollata. “Senza lotte non c’è esercito e senza esercito si fanno pessimi accordi”.*
La partecipazione democratica è indispensabile, irrinunciabile e richiede di essere organizzata, con tutte le necessarie alleanze, perché si esprima secondo gli obiettivi da raggiungere. Sta qui il senso della proposta “Vertenza Frusinate”. Non rinunciamo. Continueremo a insistere. A fronte di tanta disoccupazione e disagi sociali così estesi questo clima da thè delle cinque rende tutti impotenti.

La possibilità di partecipazione e quella di un’altra politica vengono oggi descritte solo parlando di una “Coalizione sociale”. A noi di unoetre.it convince — Certo come tutte le enunciazioni può avere diversi significati, ma oggi individua un progetto concreto di collaborazione organizzata di molti soggetti attivi nella società, legati ai principi appena ricordati. Nazionalmente si parla di Libera e della Fiom, di Emergency e dei Comitati per l’acqua pubblica e i beni comuni, di Libertà e Giustizia, delle reti degli studenti, dei gruppi attivi sul tema del reddito di cittadinanza e altri ancora. Mettere in comune queste esperienze, senza pretese di unificazioni artificiali, significa creare una massa critica politicamente rilevante che può determinare un nuovo modo di essere dei partiti senza ad essi sostituirsi. Partecipazione e partiti stanno nella Costituzione, che li vuole e li riconosce.
Si, assicurare una ripresa della partecipazione sarebbe davvero una discontinuità importante, anche rispetto ai tentativi perdenti affidati ad improvvisate formazioni partitiche, liste elettorali o a scimmiottature di esperienze altrui.

*Tradotto: senza movimento e movimenti si fanno accordi al ribasso, perdenti per quelli che si dovrebbero difendere e spesso, come capita oggi, neppure ci si siede ad un tavalo per cominciare a trattare.

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