di Agnes Preszler – Il cappellaio di Sora (copia da Kroyer e racconto). Una bottega buia e polverosa di Sora, alla fine dell’800, illuminata da un fascio di luce che arriva dalla finestra mentre fuori splende il sole. Il cappellaio, insieme ai suoi due figli, lavora a torso nudo perché qua dentro, nonostante il buio, fa tanto caldo ed umido. Spiana pazientemente i pezzi di feltro bollenti mentre il vapore si alza. E’ un lavoro faticoso ma gli piace, sorride mentre il sudore gli bagna i cappelli e la barba.
Il ragazzo a sinistra, come sorpreso, gira la testa verso lo spettatore. Non ci si aspetta un pittore, tantomeno straniero, in questo ambiente povero e malsano. Non sono questi i soggetti che i clienti apprezzino. Infatti, il pittore è venuto qui per curiosità e non ha resistito a rendere la scena, benché umile, ma molto pittoresca. E’ un soggetto insolito per Kroyer, conosciuto per i suoi paesaggi pieni di luce, le spiagge Skagen visitate da eleganti signori e signore in villeggiatura. Sono pochi i suoi
quadri che raffigurano lavoratori e questo è stato molto apprezzato: nel 1881 al Salon di Parigi ha ottenuto il terzo premio; è stata la prima volta che un pittore danese fosse premiato a questa importantissima ed ambitissima esposizione. Ciònonostante, Kroyer, dopo questo dipinto, considerato rivoluzionario per il tema trattato, non ha fatto altre opere di simili soggetti.
Cosa ha spinto quindi il pittore a dipingere la bottega dell’umile cappellaio di Sora? Non era molto interessato alle tematiche sociali, preferiva il sole al buio, la ricchezza alla povertà, la vita mondana all’isolamento. Eppure, a causa della sua malattia mentale, la schizofrenia, gli alti e bassi di umore, lui, pittore famoso che vantava amicizie importanti ed un’ottima posizione sociale, morì isolato e cieco. Infatti, a causa delle violenze verbali e fisiche, le umiliazioni subite dai familiari che Billie August rende tanto bene nel suo film Marie Kroyer, hanno fatto sì che fosse abbandonato anche dalla moglie. Simile è la sorte del cappellaio, figura spesso emarginata dalla società a causa del suo aspetto bizzarro ma specialmente del comportamento strano, dovuto all’intossicazione dal mercurio che provocava cambi repentini di umore e morte precoce. Non a caso, in Alice nel paese delle meraviglie, uno dei personaggi più importanti è proprio il Cappellaio Matto. Poi nella versione cinematografica di Tim Burton il cappellaio è impersonato da Johnny Depp, le sue macchie arancioni sulla pelle indicano proprio l’intossicazione cronica da mercurio che provoca fobia sociale, sbalzi di umore e attacchi schizofrenici. Perché le fiabe non dicono bugie, spesso ci raccontano i lati ombra della realtà…
Agnes Preszler ha autorizzato l’utilizzo del testo dalla pagina http://preszler.blogspot.it/2015/03/il-cappellaio-di-sora-copia-da-kroyer-e.html
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