cesarenondevemorire 350250

cesarenondevemorire 350250di Nadeia De Gasperis – «Una delle cose che la tormenta di più?»
«Quella lucina, sempre accesa. Se potessi dormire anche una sola notte senza quella lucina accesa»
Furono più o meno queste le parole sfuggite a una smorfia di dolore, che tradirono il contegno di Adriano Sofri durante una intervista che mi capitò di guardare da ragazzina.
Quelle parole risuonarono a lungo il buio amniotico e rassicurante della mia stanza, al momento di coricarmi.
Quella che viveva Sofri era addirittura una condizione privilegiata, come egli stesso teneva a precisare, niente a confronto delle immagini, frutto di un reportage realizzato da Francesco Cocco per Contrasto tra il 2001 e il 2005 in vari centri di detenzione italiani. Scarne, impietose, senza abbellimenti.
Il lavoro ci fu concesso da Cocco quando la rivista di fotografia documentaristica muoveva i primi passi. Proponemmo a Fabio Cavalli di scrivere un testo, suggerito dalla visione delle foto, a testimonianza della sua esperienza, pensando che fosse tra i pochi a poter raccontare in terza persona (nè guardia, nè ladro) ma con cognizione di causa, quella realtà.
Fu una telefonata difficile, un po’ perchè avrei dovuto vincere tutta la timidezza, in valore assoluto, al cospetto di un grande artista, in relazione a una situazione così delicata, come quella del carcere di Rebibbia.
Desiderò conoscere nei dettagli il progetto, prima di sbilanciarsi, ma poi, come un dono, si mise totalmente a nudo, in tutta la fragilità e il coraggio che lo avevano visto affrontare il suo progetto in Rebibbia, tra scoramento, dolore, sofferenza, rabbia. Raccontò il desiderio di fuggire, abbandonare, la profonda catarsi. «Dopo aver vissuto quella realtà non puoi non trovarti cambiato», mi riferì, «nel bene e nel male.» Fu una lezione di vita registrata sui tabulati della Telecom.
Accettò. Scrisse il suo testo.
Fabio Cavalli è il referente artistico del progetto del teatro nel carcere di Rebibbia, a Roma, sezione dal film Cesare deve morireAlta Sicurezza. Avviato nel 2000. Tra gli autori affrontati: Dante, Eduardo, Giordano Bruno, Shakespeare. Con gli ex detenuti è stata costituita la Compagnia Teatro Libero di Rebibbia. Quasi tutti hanno già lavorato più volte in teatro, cinema, televisione, anche in ruoli primari e con registi come Matteo Garrone e Abel Ferrara.
Il suo è un teatro all’essenza, corpi ed emozioni.Storie universali dell’uomo e delle umane tragedie o buffonate.
La missione, per Cavalli, è mettere in contatto i detenuti con le espressioni più alte della letteratura a rivelare un senso finora sconosciuto attraverso la parola dei poeti.
Propone testi che affrontino tematiche forti come la libertà, la vendetta, la colpa, il perdono… tutto viene ritradotto nei dialetti d’origine degli attori.
Tra gli spettatori del teatro di Cavalli ci sono i fratelli Taviani. Pensano di farne un film, lo realizzano.
Il film è girato in cinque settimane, nelle condizioni restrittive di un carcere di massima sicurezza, perfino i fratelli Taviani trovano difficoltà a reperire i fondi.
Il film vince il leone d’oro di Berlino. Cesare deve morire, ne avrete sentito sicuramente parlare.
A chi sostiene che I DETENUTI DEVONO FARE I DETENUTI, Cavalli risponde:
«Chi dice queste cose ignora l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di espressione. Nella mia esperienza all’interno del carcere ho verificato che un inferno può essere trasformato in purgatorio e il teatro, più di tutto, ha un potere taumaturgico sui reclusi perchè è un’arte che amplia gli orizzonti di senso; oltre a educare persone che, nella maggioranza dei casi, non hanno mai conseguito un diploma e difficilmente tornerebbero sui banchi di scuola».
«Secondo lei che cosa ha colpito la giuria di Berlino? »
«Soprattutto il fatto che si tratta davvero di un’opera irripetibile.»

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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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