Marangoni Videocon 350 262di Ignazio Mazzoli – «SSSSSSSSSSSSSSSS…… silenzio ……….non disturbate …. stanno lavorando ……. non disturbateli». E’ scritto nella pagina FB di NOI VDC dopo l’assemblea del 26 febbraio nella sala della Ragione ad Anagni. E’ un post del 5 marzo, garbatamente ironico di una lavoratrice, Daniela Timperi.
Di silenzio ce n’è molto. Nessuno ha parlato o scritto di quell’assemblea. Perché? Io c’ero, ma non basta la mia testimonianza. Anzi non voglio fare la cronaca. Cerco alcuni lavoratori presenti ad Anagni e consentono che io raccolga i loro commenti e le valutazioni che hanno maturato.
Ci incontriamo il 7 marzo a Ceccano in casa Domenico Del Brocco della Marangoni, mi presenta sua moglie e la sua suocera, gentilissime. Con lui Gino Rossi della Videocon (superfluo dire chi è) e Tiziano Ziroli, disoccupato che segue attentamente le vicende e iniziative che coinvolgono gli altri due, presente ad Anagni. Egli lavorava in un Conad di Roma. Un trio certamente rappresentativo di senza lavoro. Si deve sapere cosa pensano dell’assemblea del 26. Perché non se ne è parlato? E’ importante saperlo anche alla luce di frasi come questa: «Oggi 28 02 2015…Sono passatiGinoRossi 2 350 260 2 giorni dalla riunione al comune nessuno ha parlato,nessuno ha detto niente….Io dico la verità, ho sentito la Bianchi e Buschini sentire anche Scalia non ce l’ho fatta ho sentito le prime parole e sono andato via…». Così scrive il signor Paolo Tagliaboschi sempre su NOI VDC in Facebook appunto il 28 febbraio.
Gino Rossi non si fa pregare. «L’assemblea andava convocata, come ha fatto il sindaco Fausto Bassetta e gli do atto della continuità del suo impegno. Ci sono due vertenze aperte sul territorio di Anagni ed egli domenico del brocco 350cerca di non far spegnere la piccola fiamma di mobilitazione che è ancora accesa. L’incontro anche questa volta era molto partecipato. C’erano i consiglieri regionali Daniela Bianchi, Mauro Buschini e il senatore Francesco Scalia. Ma dov’era la grande squadra? Il presidente della Provincia, la senatrice Maria Spilabotte e certo mancava qualche altro. Sorprendente è stata la presenza inattesa del senatore Gian Marco Centinaio di Pavia appartenente al gruppo della Lega di Salvini, interviene sostenendo che bisogna chiedere la grazia per i 170 condannati. E qui? Silenzio» – Prosegue Rossi – «Non ho pregiudizi, Scalia ad esempio inizialmente è stato accanto a noi della Videocon, voleva finanche autodenunciarsi. Ma poi? Non si possono sempre ripetere le stesse cose. Mi colpisce la ripetitività. Mi sembra che non ci sia la capacità di impossessarsi di un problema e di portarlo a soluzione.»
Tiziano Ziroli che ha seguito con i suoi amici queste giornate di incontri – interrompe – e dice “gli eletti si devono rendere conto di cosa dire, nel giro di 4 giorni nono si possono ripetere le stesse cose”.
Non mancano gli appelli al “paradiso”: “Renzi si vanta dei salvataggi dell’acciaieria di Terni, dell’Elettrolux, ma qui niente? Ma qui la strage di aziende continua, chiude la Michelangelo SpA (vestiti di alta classe) 100 donne a spasso. Ormai di quelle in difficoltà non se ne salva una».
Tiro le prime somme: grazie a Bassetta, ma il risultato è ancora una gran delusione che sfocia in rabbia. tizianoziroliLa delusione dei disoccupati non va raccontata? Certo che si! Quanto più possibile.
I tre hanno giudizi condivisi. «Marangoni potrebbe ripartire domani se ci fosse la volontà di trovare un acquirente. E’ pronta a ripartire premendo un bottone. E’ una vertenza che prende forza da quando c’è Bassetta. Una manifestazione ad Anagni e una al MiSe. Deve crescere, però, il suo simbolismo. Videocon è dramma, ma fanno parte della stessa crisi che va combattuta tutti insieme. Videocon ha patito l’assenza di trasparenza, troppe verità diverse quelle raccontate dagli indiani e quelle di Passera. Le domande senza risposta sono quelle di sempre: che ci vuole per ottenere la “sesta salvaguardia” e bypassare la legge Fornero? – Chi sollecita il Ministero del lavoro perché l’Inps verifichi chi ha i requisiti e formuli l’elenco di chi ha diritto al prepensionamento? Dei 170 che perderanno il diritto alla mobilità a fine primavera chi si occupa di predisporre una proroga ulteriore della stessa? Appena si conoscerà la sentenza della condanna, come ricorrere senza far gravare i costi sui lavoratori che ormai non hanno più mezzi? Chi spinge per rimodulare l’Accordo di Programma e renderlo praticabile?»

Domenico Del Brocco esplora un altro aspetto. «Come andare avanti? “Occorre una iniziativa unitaria fra partiti, istituzioni e lavoratori, ma questi debbono ritrovarsi uniti”. E Rossi: “C’è qualcuno che ha dimenticato i 20 gg passati nel gazebo sotto la prefettura nell’inverno 2013?” Quasi in coro: Guardare prima alle esigenze reali poi all’appartenenza, occorre costruire una solida unità fra tutti quelli che sono in difficoltà. C’è una estesa frammentazione da superare. Quando le cose vanno bene dividersi forse è comprensibile, ma quando vanno male perché dividersi? Manca il confronto sulle proposte e sui percorsi di lotta . C’è sfiducia nelle rappresentanze istituzionale, ma non solo. Tuttavia il problema dei problemi è che i sindacati non hanno un interlocutore politico che rappresenti il lavoro nelle istituzioni elettive».
Ricordano che una sola volta furono in 800 della Videocon davanti all’ambasciata indiana, ma furono bloccati dai celerini. Poi mai più. Si cerca di vedere più in profondità e Tiziano Ziroli introduce l’elemento “consapevolezza”: «è doveroso essere coscienti della situazione – i disoccupati devono smetter di aspettare un’anima buona. Devono avere idee, superare barriere mentali di separatezza egoistica, abbiamo tutti gli stessi problemi, da come pago la bolletta a come mando i figlia scuola, da come faccio la spesa ai figli mortificati dal sentirsi diversi dai loro coetanei per l’abbigliamento, i giochi i giocattoli, il tempo libero.»

Alla fine il giudizio è netto: «la politica non è sporca è sporco chi la fa nel proprio interesse. Manca una guida, i partiti riprendano il contatto con la realtà. I partiti, non i singoli che fanno solo promesse e noi non dobbiamo restare sottomessi alle raccomandazioni e ai “ci penso io”. Per non farci isolare abbiamo cercato contatti continui, scritto a 91 sindaci – 3 o 4 hanno risposto, i commercianti ci hanno riso in faccia, adesso scoprono che le nostre difficoltà ricadono anche su di loro. Tutto questo è figlio dell’idea che le lotte operaie vanno isolate perché non si svolgano.» «Vogliono tenerci fermi – dice Ziroli – questo è il limite della mancata partecipazione. Delegare senza vigilanza democratica penalizza i più deboli».
«Vogliamo, invece, organizzarci per dare e darci solidarietà – dicono tutti e tre – faremo un incontro al mese con chi sta come noi e vorremmo fosse sempre conosciuto perché raccontato dall’informazione».

Ceccano 7 marzo 2015

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