di Anna Rosa Frate – Il recente dibattito che si e’ avviato sui social in merito alla programmazione della “Passione Vivente” prevista per il 22 marzo a Frosinone e nella quale i principali attori saranno assessori, consiglieri ed altri politici, mi ha portato a scrivere delle riflessioni in merito al concetto di Cultura, Territorio e Identita’, ovvero la cultura come creatività dei territori e la cultura per l’identità delle comunità.
La cultura, non solo nel senso classico del termine, ci permette di allargare lo sguardo e cogliere una realtà preziosa e multiforme: dal museo al cibo, dall’arte al paesaggio, dal monumento di archeologia industriale al sentiero in selciato di pasoliniana memoria. Valorizzare significa cogliere le sfumature e interpretarle, comunicare secondo un progetto, definire strategie secondo un filo logico.
Il territorio è luogo di partenza e di ritorno, è base per la competizione e cooperazione del moderno villaggio globale, è luogo di commistione di valori immateriali e risorse tangibili. È trama di saperi tradizionali e di innovazione, da ripercorrere rispettando la coralità degli interpreti delle politiche locali. Sapendo individuare la vocazione di un luogo e il giusto pubblico.
L’identità invece è un concetto mobile e in evoluzione: è memoria, è storia, è specchio, è molteplicità di risorse e fiducia nel cambiamento. È la base per la partecipazione e il coinvolgimento di tutti.
Compito di un operatore culturale (quale puo’ essere un Comune, una Pro-Loco ect) e’ quello di cercare di far conoscere e (ri)conoscere un territorio ai suoi abitanti o ai visitatori; riorganizzare l’offerta dei prodotti e dei servizi, e “rinominare” il territorio, definendone con un marchio, qualità, valori e identità.
Per questo è importante saper mettere in risalto la presenza di:
■risorse culturali e ambientali di particolar pregio
■valori sociali (memorie del lavoro, particolari saperi enogastronomici, attività peculiari di un territorio)
■competenze e conoscenze particolari nel territorio, come indirizzo utile per la formazione e la riqualificazione delle professionalità. (sartorie, officine del rame e della ceramica, di produzione artistica ect)
E non esiste sviluppo del territorio, se non c’è un’effettiva partecipazione alle scelte da parte dei principali gruppi di riferimento se non della popolazione nel suo complesso. La partecipazione, comunque, è importante anche quando si lavora su una rete museale, di agriturismi, di imprenditori: creare condivisione intorno ai dati di un’analisi, significa porre le basi per la partecipazione al cambiamento
Principalmente un progetto di partecipazione è fatto dalle metodologie che stimolano la popolazione, mettono al centro la presa di coscienza e di responsabilità, oltre che l’acquisizione di fiducia nelle proprie forze per il cambiamento.
In conclusione la cultura deve essere messa al centro delle politiche di valorizzazione territoriale, diventando azione di rigenerazione territoriale e urbana, culturale e creativa.
Quindi un progetto culturale deve mirare a valorizzare la creatività diffusa nei territori, favorire la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini alla vita culturale e sociale della loro comunità, proporre nuovi usi per gli spazi pubblici, promuovere le “biodiversità culturali”.
Quindi la “Passione Vivente” a che scopo? Si dirà: porterà gente! Ma anche una polentata “porta gente”. Occorre appunto tornare al concetto di “operazione culturale”.
Sarebbe stato un modo diverso ed intelligente se per organizzare una “Passione Vivente”, anzichè farne una passerella per politici, si fossero coinvolte sartorie artigianali, Scuole Professionali di Moda & Style, gli Istituti d’Arte, gli artisti di strada, gli artigiani e gli antichi mestieri, insieme agli studenti e le compagnie teatrali frusinati.
Invece che “sciommiottare” la “Passione Vivente” di alcuni comuni ciociari quali Alatri, Arce ect che vede da anni le comunita’ locali creare, preparare e cucire , insomma immettere nell’operazione scenica tutti i saperi e le tradizioni del luogo e le loro “biodiversita’ culturali”.
Bene Sindaco Ottaviani il Festival dei Conservatori, il Museo di Arte Conpemporanea, ma per favori ci risparmi l’immagine dei politici e magari anche dei calciatori a dare il volto dei protagonisti del Vangelo.
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