alunni scuola professore 350

alunni scuola professore 350di Valerio Ascenzi – La “Buona scuola” è l’ennesimo annuncio da parte di un Governo che continua a inviare slogan, che fa norme per le lobby, che non fa l’interesse dei cittadini e della società. La buona scuola è l’ennesima fumata nera di un Governo che non sa che pesci prendere in materia di diritto allo studio.
Il Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto dare una prima forma a quella che si continua a spacciare per riforma, non si farà entro febbraio. Rimandato a data da destinarsi. Si continua solo a fare annunci per quel che concerne la parte della scuola che riguarda i docenti, ma al solo scopo di far arrivare all’Ue il proposito di adeguare la professione docente a quella degli altri stati membri dell’Unione. Si continua a parlare di dignità dei docenti lavoratori, ma non si tiene in effetti conto che la scuola italiana non prevede livelli di avanzamento di carriera – con il solo livello docente e quello di dirigente. Ma c’è ben altro che Renzi non intende toccare: gli scatti di avanzamento e gli scatti retributivi bloccati dai governi Berlusconi, non sono stati rimossi. Non sono state abolite le riforme Gelmini e Moratti. Tutto questo perché non si vuole fare nulla del genere.
Si continua a fare annunci riguardano solo i docenti ma delle difficoltà reali della professione non se ne parla. Nonostante tutto però, dopo aver parlato per circa un anno di professione docente, i dilettanti allo sbaraglio mollano sulla riforma. Almeno per ora. Torneranno alla carica? Certo che si, altrimenti perché si sono fermati? Semplicemente perché non hanno capito un tubo finora e non sanno cosa dire.
Ci sono questioni irrisolte ben più gravi però che non sono mai state sviscerate. Parlare dello stipendio e delle carriere, parlarne dicendo che solo una piccola percentuale dei docenti vi accederà (senza dire però come, chissà forse a sorteggio) ha distolto l’attenzione di docenti e popolazione da qualcosa di ben più importante. Ad esempio la questione dei precari: molti ritengono che sia questo governo ad assumere i precari. Ma è il governo precedente e quello ancora prima, con Monti ad aver stabilito il contingente dei precari da inserire a tempo indeterminato nella scuola. Ma c’è altro: si sono accorti che i precari sono molti di più di quelli che avevano contato. I conti, e questo per colpa dei funzionari, non se li sanno proprio fare.
Parliamo degli insegnanti “quota 96” che sarebbero dovuti andare in pensione qualche anno fa, ma non sono potuti andare perché non è stato mai fatto un decreto di modifica della legge Fornero? In due parole: la Fornero stabilisce che si va in pensione il primo gennaio. Ma i docenti, ci vanno il primo settembre: non possono lasciare la cattedra a metà anno. Così, quando ai “quota 96” si apriva la finestra per il pensionamento, qualche anno fa, non sono andati in pensione e sono ancora in servizio. Dall’opposizione (il che è tutto dire) qualche parlamentare ha chiesto lumi al ministro Madia (come chiedere a Paperoga). Risposte evasive, con linguaggio burocratese, ma di concreto nulla.
Tornando al discorso sulla dignità dei lavoratori della scuola. Ma di quale dignità parla Renzi se non viene fatta una contrattazione collettiva nazionale dal 2006? I docenti hanno un contratto – ovvero le norme basilari del loro lavoro – che risale al 2006, attualmente in deroga. Sono cambiate le esigenze, è cambiata la società, ma il contratto è lo stesso. Sul piano economico, la mancanza di contrattazioni, la mancanza di una ridefinizione della retribuzione dei docenti, ha fatto perdere potere di acquisto agli stipendi di questi lavoratori. Si parla di circa 7 mila euro (lordi!) annui, per ogni docente. Non è affatto poco, considerata la crisi. Se non ci sono scatti retributivi e di anzianità, non si può parlare di restituire la dignità.
Si parla di meritocrazia. Ma come si fa a darla se non c’è chiarezza su come si accederà ai diversi livelli di carriera, una volta divenuti docenti?
Come si fa a parlare di dignità della professione docente, di dignità degli studenti se si continua a dichiarare che lo Stato non ce la fa a garantire, a tutti, il diritto allo studio? Ma come si possono fare dichiarazioni, implicite ed esplicite, del genere? Come si può andare, così, contro l’erogazione di un diritto Costituzionale?
Purtroppo tra gli addetti ai lavori c’è chi queste domande se le pone.

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.