alunnidilaragiovannangelo alatri 350 260

alunnidilaragiovannangelo alatri 350 260di Valerio Ascenzi – Quando un governo non sa che pesci prendere, inizia dalla sanità, dalla scuola e dal welfare. Ovviamente di miglioramenti non ne vediamo mai. Abbiamo assistito allo scempio della riforma “Gelmini”, stiamo per assistere a qualcosa di abominevole anche in questa occasione. La “Buona Scuola” di Renzi, viene definito un brand e come tale, secondo una newsletter del sottosegretario all’istruzione, Davide Faraone, due colossi della tecnologia sponsorizzeranno la scuola italiana. Come? Non ci è dato sapere, come del resto non ci è dato sapere nulla di preciso sulla riforma. Intanto però l’Italia intera ignora che la partecipazione di genitori, filosofi, pedagogisti e insegnanti, ha già prodotto una proposta di legge popolare, depositata alla Camera nel 2006 e ripresentata di recente. Questa è stata sottoscritta da parlamentari di diverse forze politiche.

Per non farci pensare a questioni legate alle banche di amici e persone a loro vicine, la nuova monarchia italiana si prodiga nel produrre una sorta di rapporto (?) chiamato “La Buona Scuola” (un slogan degno del Mulino bianco), presentato in una rassegna stampa e può essere letto integralmente sul sito https://www.labuonascuola.gov.it/.
Cosa più complessa è la proposta di legge popolare chiamata: “Norme generali sul sistema educativo d’istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d’infanzia”. Presentata nel 2006, ridefinita e sottoscritta da diversi parlamentari, potrebbe essere discussa sin da subito. Può essere letta, sostenuta nel suo percorso, commentata e “adottata”. È consultabile qui: http://adotta.lipscuola.it/.
Questa proposta di legge afferma principi costituzionali del pluralismo culturale e della laicità, della formazione democratica dei cittadini, del perseguimento dell’uguaglianza dei cittadini e della partecipazione democratica al governo della scuola. Principi del resto validi attualmente, ma spesso disattesi. Nella scuola renziana non ci sono riferimenti a principi costituzionali – forse sono superflui per Renzi – e si ispira a logiche di mercato volte a differenziare le scuole, a mantenere le disuguaglianze, limitando peraltro la libertà di insegnamento: un modello tipicamente aziendalista. Non vi pare un progetto di scuola di tipo berlusconiano? Con la sinistra questa scuola non ha niente a che fare.
Una riforma della scuola dovrebbe concentrarsi sui bisogni pedagogici della società che viviamo. Per questo sarebbe necessaria una analisi approfondita del Paese, del livello reali di istruzione: in questo caso dell’ignoranza dilagante.

La proposta di legge popolare riconosce alla scuola statale la funzione che la Costituzione le assegna al fine garantire il diritto allo studio realizzando condizioni di eguaglianza per tutti. La scuola del mulino bianco di Renzi, si concentra sui docenti, sulla loro carriera, proponendo un modello di scuola azienda non tenendo conto del modello culturale italiano. Si parla in effetti di carriere, per un semplice fatto: l’UE ci impone di creare dei livelli di carriera nella scuola italiana, l’unica istituzione educativa comunitaria in cui ci sono solo due livelli: insegnante e dirigente. Ma questi livelli dovrebbero scaturire da una profonda analisi delle necessità degli studenti, dei bisogni educativi. Mentre l’idea dei reinziani è quella di retribuire in maniera leggermente più dignitosa chi collabora con la dirigenza (collaboratori del preside – un tempo vicepreside – e funzioni strumentali).

Così, parlando di esigenze educative la proposta popolare parla di alternanza di lezioni frontali, attività laboratoriali, momenti ludico-educativi, lavoro individuale e cooperativo, scambi culturali con altri paesi. La buona scuola, parla di solo dell’uso delle tecnologie per la comunicazione: molto ad effetto e inoltre si concilia con la volontà del governo di far entrare nella scuola pubblica, sponsor privati come Microsoft e Samsung. Secondo questa logica quindi, le scuole potranno essere finanziate attraverso la creazione di fondazioni, in collaborazione con imprese e privati. Inoltre Renzi – perché tanto la Giannini s’è ormai capito non parla proprio – mette sullo stesso piano le scuole pubbliche statali e quelle paritarie. La legge popolare invece vuole finanziamenti provenienti solo ed esclusivamente dallo Stato.
Secondo i renziani le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola. Quindi faranno in modo che venga meno l’obbligo costituzionale dello Stato di finanziare la scuole e cercheranno di scaricare sui genitori parte dei costi, con la scusa che qualcosa del genere già avviene con attività extracurriculari pagate dai genitori.

Quando ai precari Renzi parla dell’assunzione di 148 mila insegnanti, non dice che si tratta di una imposizione dell’UE, che risale già a qualche anno fa: vende per suo un impegno che lo Stato italiano, a prescindere da chi governi, aveva preso con l’Europa.
Riguardo all’integrazione la proposta di legge popolare parla di forme di sostegno per il processo di integrazione scolastica degli alunni con disabilità, ma si sofferma anche sulla lotta al disagio in tutte le sue forme, oltre che entrare nel campo dell’ alfabetizzazione e l’integrazione degli alunni migranti. I renziani, parlano solo di alunni disabili, riconducendo tutto all’assunzione di un numero poco definito di insegnanti di sostegno.

La proposta di legge popolare propone anche una revisione degli organi collegiali, con il Collegio dei Docenti presieduto da un docente eletto dal collegio stesso – quindi non il dirigente – e l’istituzione di nuovi organi: il consiglio dei genitori, il collegio del personale A.T.A e, nelle scuole medie, il consiglio degli studenti e delle studentesse. La proposta di Renzi è piuttosto vaga su questo aspetto, ma del resto non ci meraviglia: chi l’ha scritta, di scuola non ha ancora compreso un tubo e non ha mai messo piede in una scuola dall’anno del diploma (il più giovane, dei suoi non rottamati, da 20 anni). I renziani mettono in chiaro solo che: il Collegio dei Docenti perderà parte della sua centralità e che il Consiglio di Istituto avrà la funzione di un vero e proprio Consiglio di Amministrazione. Un colpo duro alle forme di partecipazione democratica della scuola, agli organi collegiali (già ostaggio di chi spesso si sa muovere meglio, diciamo così). L’intenzione è quella di creare un dirigente scolastico manager, con pieni poteri nei confronti del personale, in barba ad ogni tipo di contrattazione collettiva nazionale. E poi dicono che non è un programma piduista… mah…

Continuando nell’analisi la proposta dal basso chiede l’abolizione delle riforme Moratti e Gelmini, mentre Renzi non si esprime proprio.
Abbiamo visto come la rete internet produce abomini a volte. Quindi far fare delle consultazioni on line per parlare di scuola a prendo a tutti, ma proprio tutti è qualcosa di vergognoso: un’offesa a chi nella scuola lavora. Una riforma che si rispetti mette intorno ad un tavolo delle menti, menti illustri, che si confrontano dopo aver analizzato dapprima la società per poi stilare quelli che sono gli obiettivi educativi da raggiungere per far evolvere la società. A questo c’era arrivato per sino Mussolini. Ma la dittatura dell’uomo semplice, la dittatura dell’ignoranza deve, scientificamente, rendere più ignorante un popolo e continuare a mettere i cittadini gli uni contro gli altri a partire dai luoghi di maggior aggregazione. Perché quindi non cominciare dalla scuola?

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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