
di Ivano Alteri – Nel corso degli ultimi giorni abbiamo avuto notizia dell’annuncio di due amare dimissioni: le prime del professor Marcello Carlino, Presidente del Conservatorio di Frosinone, “Licinio Refice”; e le seconde del professor Remo Costantini, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone.
Le ragioni di queste dimissioni sono chiaramente riassunte nella lettera che il professor Carlino aveva in precedenza inviato ai presidenti di tutti i Conservatori d’Italia; con la quale si evidenziava come, con la legge di stabilità approvata a dicembre scorso in era renziana, le presidenze dell’Afam (Conservatori e Accademie) verranno, di fatto, assegnate con criteri fondati sul censo. Quella legge, infatti, oltre ad azzerare ogni indennità per la carica, “lega la scelta dei Presidenti, di quelli in opera e di quelli a venire, ad una profferta liberale di disponibilità piena, intesa anche in senso economico così come si richiede ai benefattori, sia per ciò che attiene al tempo-lavoro dedicato all’incarico, sia per ciò che attiene alle responsabilità in solido, amministrative e pure penali”, sottolinea Carlino. In altri termini, potrà accedere alla carica di Presidente del Conservatorio soltanto chi potrà permettersene il lusso, chi è ricco; non chi lo merita per capacità e competenze. Altro che meritocrazia!
A seguire, è arrivato quindi l’annuncio di dimissioni anche del professor Costantini, la cui istituzione artistica subirà la medesima sorte. Egli ha manifestato tutto il suo sdegno dichiarando che “Il grido del prof. Carlino va raccolto e ascoltato con molta attenzione. Oltre ad essere uno schiaffo contro le nostre figure, che garantiscono la gestione degli istituti accollandosi ogni responsabilità, è l’emblema evidente che per la nostra classe politica la cultura non ha alcuna importanza. E io non ci sto”. Quindi, l’annuncio delle dimissioni.
Purtroppo, la scelta operata con la legge di stabilità non costituisce un’eccezione, bensì l’orientamento generale di una classe politica succube del potere economico; a cui essa vuole consegnare la scuola, le università, l’arte, i beni comuni, dopo avergli consegnato chiavi in mano le istituzioni democratiche. Pertanto, neanche noi ci stiamo; e, per quanto è nelle nostre possibilità, raccogliamo, ascoltiamo e rilanciamo il grido del professor Carlino e l’indignazione del professor Costantini; contro l’insipienza di una classe politica squalificata (ma, purtroppo, nel pieno dei poteri) e in difesa delle due istituzioni artistiche, che non solo procurano lustro al territorio, ma lo arricchiscono con l’alta professionalità e qualità delle loro iniziative.
Frosinone 22 febbraio 2015
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