
Ermisio Mazzocchi intervistato da L’Inchiesta del 14 febbraio 2015 – Cosa è oggi il PD di questa provincia?
Certamente non un partito statico. Nella sua dinamicità ci sono i dati della sua forza organizzata presente su tutto il territorio, 84 Circoli su 91 comuni, cosa non da poco, e quella rappresentativa di forte valore politico. Abbiamo una consistente rappresentanza parlamentare e regionale, su 1.048 consiglieri comunali quelli del PD sono circa il 60%, numerosi sindaci, vice sindaci nelle grandi città come Mario Costa a Cassino, Vincenzo Cacciarella a Ceprano, un’ampia presenza, al di là delle diversità, nell’Amministrazione provinciale, presenze nei C.d.A di ASI e di Cosilam, la presidenza della Saf. Un livello alto e diffuso di governo del territorio.
Ma è un partito che sembra disperdersi, smarrire i suoi obiettivi?
Bisogna ridare senso a un’alternativa nelle politiche, nei bisogni, costruire azioni e soluzioni su diritti, lavoro, ambiente. Questo richiede di qualificare la politica del governo del territorio. Si sente il bisogno di costruire un “contenuto” identificato e identificabile. Le forze che abbiamo messo in campo rischierebbero di vedere vanificato il loro impegno in assenza di una regia di coordinamento che orienti e valorizzi la loro azione verso obiettivi condivisi.
I sindacati, gli imprenditori fanno continui appelli ai partiti. La risposta?
Da più parti, dai sindacati, con la tenace e argomentata insistenza del segretario della CGIL, Guido Tomassi, ai rappresentati imprenditoriali, non ultimo quello del presidente dell’Ance, si invoca un intervento dei partiti per affrontare le criticità socio-economiche della provincia. La risposta del PD tarda a volte ad arrivare e se arriva appare come una voce dispersa nel deserto, senza apparire efficace ed essere il prodotto di una comune condivisione di tutto il partito, assumendo così le vesti di una azione personale e isolata.
Questo significa che hanno prevalso logiche e interesse di parte, di quelle aree di corrente che hanno voluto far prevalere la propria forza?
Una condizione che affonda nella notte dei tempi. Dannosa. Oggi non è più ripetibile, non è più possibile. Non lo consente il paese, non lo consente la responsabilità che ci siamo assunti nel governare l’Italia, la Regione e le istituzioni di questa provincia. Ma soprattutto non lo consentono gli oltre 116.000 disoccupati, i lavoratori che hanno perso il lavoro, la precarietà dei giovani dove uno su due non ha lavoro. Siamo al 73° posto su 111 province per valore aggiunto per abitante, circa 18.000 euro.
La soluzione?
Questo impone e non altro di trovare una alternativa a un sistema di governo del partito nel rispetto delle diversità che non escluda ma includa in una combinazione di sinergie proiettate alla soluzione dei problemi. La supremazia delle correnti non paga e affoga l’identità politica del Partito Democratico.
I due consiglieri regionali così come i parlamentari hanno prodotto molte iniziative, alcune anche andate a buon fine. Può essere una strada giusta?
Va riconosciuto loro un merito di impegno e di attenzione ai problemi di questa provincia. Tuttavia, dobbiamo vedere la questione in altri termini se vogliamo valorizzare quei prodotti. Mi spiego. Mauro Buschini svolge un egregio lavoro, sta sul “pezzo”, produce concrete opere di intervento della regione, ma si ferma nelle istituzioni. Utile, ma non “penetra” non è metabolizzato dal tessuto sociale. Non trova il suo impegno, come di altri, il “veicolo” che lo deve trasportare per renderlo un contenuto del PD, perché manca un partito che trasformi il contenuto in un risultato del “partito” PD. Qui paghiamo il prezzo di uno stacco con i cittadini e soprattutto appare un partito sfilacciato e chiuso nelle sue diatribe interne.
Ci sono problemi aperti che potranno essere risolti, come l’Amministrazione provinciale?
Se non mettiamo a sistema tutte le nostre postazioni di governo in una filiera operativa di un progetto di rinascita di questa provincia, manchiamo l’obiettivo per cui abbiamo chiesto il voto, che per alcuni è ritenuto personale, ma che non vale nulla, privo come è di un riconoscimento politico che appartiene a un partito nella sua collegialità.
Non si può negare che esiste una difficoltà per il PD.
Esiste una difficoltà a concertare l’utilizzo delle nostre forze in ragione di una contrapposizione delle componenti e della rigida dipendenza dalle volontà delle stesse in questo partito. Sanità, ambiente, lavoro e altro sono criticità che non possono rimanere sospese a tempo indeterminato. Su questo territorio abbiamo troppe porte aperte da troppo tempo, dobbiamo chiuderle. Quella della sanità è emblematica. Altrimenti sorge il dubbio nei cittadini, nei nostri elettori e non solo che ci sia una incapacità del PD a gestire la risoluzione di esse oppure, cosa ancora più grave, ci siano strumentalizzazione speculative.
E l’Amministrazione provinciale?
Siamo nella stessa logica della filiera, con un distinguo. Una alleanza di governo del PD con forze di centrodestra non è accettabile, tanto più che essa non è né provvisoria né temporanea, ma organica nei programmi e nell’organigramma.
Come se ne esce?
Una dissociazione da questa impostazione favorirebbe soluzioni per un rientro in un area di centrosinistra, che aprirebbe un dialogo costruttivo nel PD. Credo che lo stesso Presidente, Pompeo, che è un dirigente del PD, si rende conto della insostenibilità dell’attuale condizione e che le circostanze che lo hanno portato a quelle scelte hanno perso la loro motivazione originaria. E a chi sosteneva, impropriamente, che si mutuava il governo nazionale si potrebbe obbiettare che oggi il patto del Nazzareno è stato cancellato. Quindi si apre una nuova fase e su questa base si rende possibile una revisione dei rapporti su cui occorrerà trovare una convergenza per sbloccare una situazione insostenibile.
Molti non riconoscono l’attuale segreteria provinciale. Come si supera questa condizione?
E’ prevalsa una logica correntizia più che un giudizio di merito, il quale avrebbe dovuto essere espresso in un confronto con l’obiettivo di trovare condizioni per proseguire un comune cammino. Questo non è stato e si è aperta la via al congresso. Il rischio se non introduciamo i contenuti della politica è quello di ripetere scenari già visti, come se entrassimo nel labirinto degli specchi in cui ci riproduciamo all’infinito e non ne usciamo.
Una divisione insanabile?
Non credo. Devono prevalere gli interessi del paese, che obbliga un partito a essere credibile nella sua identità politica e nella sua unità. Ma deve essere altrettanto chiaro che qui non ci sono “buoni” e “cattivi”. Il confronto è su cosa è e deve essere il PD. Le diversità sono una ricchezza se producono idee e proposte, ma se sono un paravento per non scegliere quale partito vogliamo che obbligherebbe tutti a rispettare regole e programmi, il partito è solo una grande arena di conflitti.
Congresso sì, congresso no? E’ una conta?
Siamo fuori dalla tipologia di un congresso tradizionale. Il travaglio micidiale delle divisioni ha prodotto una turbolenta stagione politica lunga nel tempo, falcidiando a ritmo serrato gruppi dirigenti di giovani e meno giovani, aprendo varchi di incomprensione e di incomunicabilità. Un campo di battaglia in perenne svolgimento. Lo stesso accordo di febbraio 2014 con Simone Costanzo segretario, è risultato un compromesso non produttivo, che ha provocato una intensificazione della lotta interna.
Esiste una prospettiva che superi queste oscillazioni e turbolenze del PD?
Dobbiamo pacificare questa situazione, ricercando quelle convenienze politiche che non siano né di parte né personali, ma di interesse di tutti gli iscritti e di quelli che rappresentiamo: le donne e gli uomini di questa provincia. Così come nei territori come il caso più eclatante di Cassino, dove siamo nella maggioranza e nel governo della città, ma è come se non ci fossimo e non sappiamo dove siamo. Non possiamo navigare alla cieca e in ordine sparso. Nessuna conta, sarebbe una arida assemblea che non avrebbe motivo di svolgersi. L’alternativa alla conta delle tessere, a chi è più forte con le tessere in mano, consiste nel ridare uno smalto politico di credibilità per il ruolo del PD, la sua identità, la sua appartenenza alla famiglia socialista e democratica europea.
Quali forze dovrebbero sostenere questo nuovo PD provinciale? Come realizzare questo progetto?
Se congresso ha da essere, esso non è né di arrivo né di partenza. E’ di rifondazione. Ricostruire tutto l’impianto politico-programmatico. Reimpiantare tutta una nuova classe dirigente. Le figure tradizionali, compresa la mia, tra le più antiche, e anche quelle di grande prestigio, stanno per essere superate, rimpiazzate da una nuova generazione di dirigenti politici e di amministratori, protagonisti di una nuova frontiera della politica, quella europea, quella della globalizzazione, dell’informatica, della multietnicità.
Un partito nuovo?
Abbiamo, nella maggioranza di essi, dirigenti di partito, sindaci, consiglieri comunali, consiglieri regionali che hanno 30/35 anni, impegnati a trovare un partito solido, solidale, dai forti ideali riformatori. Questi sono i veri protagonisti del congresso, questa è l’alternativa al feudalesimo del passato e ai tentativi di chi vuole perpetuare se stesso. A essi è affidata la possibilità di costruire quelle intese utili a far camminare il nuovo PD. Se si fallisce in questo obiettivo, e poco consola nel sapere che ci saranno dei responsabili, allora torniamo nel pantano della palude e alla miserrima conta delle tessere. Un lavoro difficile ma non impossibile.
Per fare un congresso bisogna essere tutti d’accordo.
Certamente. Le parti devono trovare una comune convenienza politica e un comune obiettivo. Sono condizioni essenziali. Altrimenti si rimane al palo con all’orizzonte il commissariamento. Una soluzione possibile, ma quando si sono esauriti tutti i tentativi di ricomposizione delle fratture nel rispetto delle regole. Un groviglio di combinazioni che può essere dipanato se si riparte con la volontà di costruire una comunità politica con il tempo necessario e le modalità adeguate più opportune per il rinnovamento del Partito Democratico.
Frosinone 11 febbraio 2015 Ermisio Mazzocchi
Direzione PD