di Ivano Alteri – Il Pd continua imperterrito nella sua opera di strumento al servizio esclusivo del potere economico. La sedicente sinistra interna alza alti lai ogniqualvolta ciò si rende troppo evidente al popolo bue, ma poi torna sistematicamente ad accodarsi all’andazzo: non come se ne fosse vittima, ma come se ne fosse complice. Anzi no, come se ne fosse invidiosa: quel che fa Renzi avremmo saputo farlo meglio noi, sembra dire. Anche il Jobs Act? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalle dichiarazioni di Bersani, che a fronte delle intemperanze verbali di Renzi nei confronti dei sindacati dei lavoratori, non ha trovato di meglio che dichiarare: “Noi non abbiamo mai preso di petto i riformandi”. Tradotto: noi avremmo fatto le stesse riforme, ma con maggior mestiere.
Sui territori, l’andazzo non cambia. Anche qui, quelli che dissentono ferocemente sembrano caricati a molla, la cui energia si esaurisce non appena giunga il momento delle scelte. Allora, come se niente fosse, una presunta e misteriosa ragion politica riconduce tutti al silenzio; e così, quella che ieri era la richiesta irrimandabile di commissariamento della federazione provinciale, oggi si tramuta in calcolo, per la conquista in congresso di quel virgola per cento degli organismi territoriali che consentirà domani di racimolare qualche spazietto nelle liste castali, per le elezioni dal condominio in su. Forse non ci si rende conto che in questo modo, non solo si dà l’impressione di partecipare al banchetto, ma di parteciparvi per le briciole; il ché non è meno indecoroso, ma più umiliante sì. Quelli che invece vi partecipano gozzovigliandovi, ringraziano rumorosamente eruttando spocchia e presunzione, bugie e insulsaggini, con la bocca unta e la camicia impataccata.
Questa attività indefessa di vera ed efficacissima antipolitica, che fa scappare la pazienza ai santi e allontana i cittadini dalla partecipazione, non ha bisogno degli ennesimi scandali, questa volta romani, per procurare devastazione, desolazione, scoramento, sfiducia, disprezzo. Essa può fare da sé tanti e tali danni alla sinistra, al centro sinistra e alla loro storia, come neanche i nemici più feroci saprebbero fare.
D’altra parte, nella sinistra partitica extra-Pd sembra non trascorrere mai il tempo, tanto continuano a ripetersi gli identici meccanismi di sempre: se un partito-di-quartiere non mi consente di spadroneggiare, allora mi creo un partito-di-condominio; se neanche questo dovesse bastare, allora me ne creo uno di pianerottolo… E così, di micro scissione in micro scissione qualcuno è arrivato a scindere anche se stesso, giungendo a quella condizione che la scienza medica definisce tecnicamente “schizofrenia”. Non mancano, tra questi, quelli che giunti al partito-della-stanza-da-bagno, ora innalzano spavaldi la loro ambizione per rifondare, udite udite, nientemeno che il Pci, proprio loro che nel frattempo di partiti ne hanno distrutti due o tre e si apprestano a scindere il bidet dal vano doccia.
Cosa resta, dunque, della sinistra e del centro sinistra? Resta molto. Resta quel 62% di emiliano-romagnoli che non cambia idea ogni quarto d’ora, come i suoi e nostri dirigenti, e anziché andare a votare turandosi il naso, o sparpagliarsi in un voto di sterile protesta, ha preferito lasciare col cerino in mano quella classe dirigente imbelle e traditrice. Restano tutti quelli che nel corso di questi lunghi anni, nonostante la pessima classe dirigente che li ha guidati, hanno resistito e si sono fatti sentire in tutti i momenti importanti e in tutti i modi possibili, sapendo di essere essi indispensabili per traghettare nel domani quei valori che oggi sembrano destinati all’estinzione. Restiamo, insomma, noi, che siamo “fuori”; fuori dalle consorterie e dagli affari, dalle correnti e dal mercimonio dei tesseramenti, dai raggiri e dagli imbonimenti, dall’ipocrisia e dagli opportunismi. Ma consapevoli di essere ben “dentro” una comunità di persone sveglie e per bene; dentro la dimensione della solidarietà, del rispetto degli uomini e delle donne, del mutuo soccorso nei momenti di difficoltà; dentro la piena consapevolezza che un radicale cambiamento non sia solo possibile, ma probabile, perché assolutamente necessario.
Restiamo noi, collocati dentro un’altra, e alta, visione della vita e del mondo. E non è poco. Anzi, è tutto ciò che ci serve, per esserci ancora domani.
Frosinone 8 dicembre 2014
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