Jobsact 350-260due autori, due brani: Diego Protani e sintesi dell’intervento del professor Antonio Donvito, dal dibattito pubblico svoltosi nella sede della Biblioteca comunale di Ceccano ed organizzato da “Frosinone è possibile” e Diego Protani del PD di Ceccano.
La presentazione di Diego Protani – Oggi è una giornata importante, finalmente a Ceccano si torna a parlare di politica, di politiche del lavoro. Da troppo tempo purtroppo gli altri politici che si dichiarano di sinistra si sono soffermati a studiare matematica, a parlar di numeri, di numeri di tessere, di numeri al congresso e di numeri per pseudo primarie che se si faranno avranno già il vincitore annunciato molto prima. Cose molto lontane da noi e che non ci interessano minimamente.
Ma a noi piacciono le parole, le parole seguite dai fatti. Bisognava dare un segnale forte, deciso. Lo stiamo dando in questa sala parlando del tema più importante. Dell’ossigeno di ogni persona: Il lavoro. Perché senza il lavoro viene calpestata la dignità dell’individuo.

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Ci ritroviamo qui con due esponenti che in un paese normale oggi sarebbero forza di governo. Gli italiani, gli elettori nel 2012 votarono una coalizione ben definita dove vi era il Pd governato da Pierluigi Bersani e tra gli alleati principali vi era sinistra ecologia e libertà.
Purtroppo, valla a capire questa democrazia italiana, ci ritroviamo al capo del governo un soggetto spesso presente in talk show berlusconiani che non si era nemmeno candidato alla camera o al senato. E che come alleati di governo ha soggetti del nuovo centro destra, gli ex Udc o gli amichetti di Mario Monti che hanno prosciugato gli italiani tra tasse e riforme alla Fornero.
Soggetti oggi forza di governo che gli italiani non scelsero assolutamente. Quindi a questo tavolo c’è quello che volevano gli italiani. Un governo di sinistra.
E guarda caso, il governo attuale attua politiche molto lontane dalla sinistra. E la riforma del lavoro è la prova più eclatante. Togliere i diritti a chi li ha per pareggiarli con chi non ne ha non produrrà nessun posto di lavoro. Calpestare i diritti e lo statuto dei lavoratori non farà diminuire la disoccupazione. Al massimo implementerà il mal di pancia degli italiani.
E non è democratico ne di sinistra accettare che vengano picchiati dai celerini gli operai di Terni e il rappresentante della Fiom. Sarebbe stato invece di sinistra cacciare a calci nel sedere (metaforicamente parlando) il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, sommo artefice e colpevole di tali crudeltà.
Per fortuna che ancora ci sono persone con sani principi e corrette verso il popolo Italiano. Chi ha votato contro e chi si sta opponendo a questa riforma del lavoro vuole il bene degli italiani. Perché questa riforma, che va combattuta con ogni forma democratica di protesta civile, non porterà nessun beneficio al popolo.

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 Resoconto-sintesi dell’intevento del professor Antonio Donvito –
Dalle sue prime battute Donvito ha voluto precisare con forza quello che “l’informazione di regime” trascura di evidenziare e che anche le importanti firme del giornalismo fanno finta di non vedere.
Donvito ha iniziato ricordando alla platea che l’uso di termini ad effetto è elemento fondamentale della strategia comunicativa dell’attività politica di Renzi che gli ha permesso di appropriarsi del partito Democratico prima e del governo dopo, dicendo una cosa e facendoe esattamente il contrario di quello che dice . L’importante è riempire il discorso di citazioni, retorica e di frasi ad effetto. Infatti usare il temine Jobs Act termine identico al nome usato negli stati uniti per un provvedimento legislativo emanato negli con il voto unanime del Congresso serve solo ad accreditare internazionalmente un provvedimento il cui contenuto è completamente diverso .
Il Jobs act americano che è l’acronimo di “Jampstar Our Business Startaps” tradotto in italiano significa “diamo la carica alle nostre giovani imprese” le imprese di piccole dimensioni americane hanno la possibilità di accedere al mercato dei capitali ( Banche e quotazione in borsa) riducendo i vincoli regolamentari imposti dalla S.E.C. (Securities and Exchange Commission ) .
Mentre il Job act italiano è stato definito dal relatore “Riduzione di diritti e precarizzazione dei lavoratori”
“se un “venditore di pentole” si presenta alla comunità finanziaria internazionale dicendo che nel suo paese è stato l’artefice dell’approvazione del Jobs act a quale jobs act penseranno? In quanti hanno la capacità di capire che stimo parlando di una cosa marrone ma non parliamo della cioccolata ? “
Le sue dichiarazioni sono stato suffragate da una comparazione tra il testo della legge, approvato in Commissione e che verrà discussa settimana prossima in aula al Senato, ed i commenti degli esponenti politici della maggioranza e le conseguenze reali che l’adozione del “Jobs act de noantri” produrrà per i lavoratori italiani intendendo per lavoratori non solo i dipendenti ma anche le piccole e medie aziende.
Il quadro che ne viene fuori è la completa divergenza tra ciò che viene affermato e le conseguenze reali sia in termini di democrazia che in termini economici. Il Governo, tramite il presidente del Consiglio, gli Anchormen e le onnipresenti onorevoli dei tolk-show, sostiene che con questo provvedimento ci saranno “diritti uguali per tutti, regole certe per gli investitori, maggiore produttività e mobilità meno precarietà meno tasse per chi assume ecc “. Il professor Donvito ha smontato punto per punto quello che lui chiama “propaganda alla Goebbels” e memore dell’accorata discussione avuta in una conferenza, qualche mese fa, con la Senatrice Capacchione che lo aveva accusato di Grillismo negando la riduzione della pena per il reato di voto di scambio si è presentato con le slide del Governo con i testi ufficiali del provvedimento passato in commissione onde evitare di essere smentito da qualche relatore che sentendosi alle code è sempre pronto a dire ” non è vero “.

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Ha spiegato che la produttività non si aumenta per legge come erroneamente affermato e che la rassicurazione alle migliaia di investitori esteri che aspettano l’approvazione del provvedimento per avere mano libera alla mobilità dei lavoratori non produrrà effetti se il lavoratore verrà “mortificato” con il demansionamento.

Per quanto riguarda la lotta alla precarietà sbandierata da tutti gli esponenti della maggioranza non si combatte con la legge Poletti approvata nell’estate scorsa con la solita “democratica fiducia” ma anzi la constatazione che il 70% delle nuove assunzioni ha carattere temporaneo. La precarietà viene ulteriormente aumentata dal passaggio in commissione dell’eliminazione del limite di valore ai contratti di somministrazione e la precarietà si combatte con una lotta alle le assunzioni delle agenzie interinali fanno dal lunedi al venerdi per non corrispondere i diritti ai lavoratori.
Il passaggio di maggior effetto per la folta platea si è avuto quando il prof. Donvito ha illustrato quella che lui chiama la “balla delle riduzione delle tasse” per le assunzioni a tempo indeterminato balla “sbandierata “
in tutte le direzione ed in tutte le salse.
Afferma che se gli sgravi sono quelli previsti dalla legge finanziaria, le piccole aziende subiranno un
salasso da dare un colpo finale alle fragili economie che in questi anni di crisi hanno sopportato il maggior costo, a discapito della grande impresa, motivo per cui, il provvedimento, ha ottenuto il placet della Confindustria.
Infatti con la eliminazione degli sgravi contributivi previsti dalla legge 407/90 aboliti con la legge finanziaria le aziende che assumono a tempo indeterminato avranno una riduzione dei contribuiti ridicola per effetto dell’inciso contenuto nella norma. Questa “svista” rappresenta con chiarezza che o non sanno cosa scrivano o prendono per i fondelli gli Italiani e sinceramente non sono in grado di dire quale delle due sia più grave” ha tuonato Donvito
E’ stato toccato anche il tema della “presunta eliminazione” della componente lavoro dall’IRAP . Anche in questo caso, testo della legge alla mano, è stato spiegato che non si tratta di una elimitazione ma di un
semplice “sconto” per la grande impresa mentre e per le piccole imprese, per l’effetto congiunto dell’aumento con effetto retroattivo delle aliquote e con la eliminazione delle deduzioni avrà effetti negativi. Si è soffermato
sul fatto, a suo avviso gravissimo, che un Governo che dice di essere di sinistra/centrosinistra penalizzi le donne, i disabili, ed i giovani con l’eliminazione delle deduzioni Irap previste dall’art 5, saranno i più penalizzati.
Mentre in televisione dicono una cosa i testi legislativi dicono un’altra. Tipica situazione della televendita di gioielli, l’ignaro acquirente pensa di aver acquistato un diamante da due carati ma gli consegnano un banale culo di bottiglia lucidato.
Il colpo finale al provvedimento è stato sferrato quando ha letto ai presenti il testo estratto dal sito del Governo che rappresenta a suo dire la “legalizzazione del caporalato” . Viene previsto che il lavoratore
debba corrisponde un compenso alle agenzie che intermedieranno il lavoro.
Basta così per aiutare a capire dov’è la verità?

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