di Giulia Bragalone – Nato a Rotterdam nel 1466, Erasmo fu il più famoso umanista del suo tempo. Fu prete e si laureò in teologia nell’Università di Torino (1506) ma il compito che egli riconobbe suo proprio fu quello di scrittore e di filologo. Preparò l’edizione di alcuni padri della Chiesa (fra i quali Sant’Agostino) e lavorò a un testo critico del Nuovo Testamento, che tradusse dal greco in latino. Nella lotta religiosa provocata dalla riforma di Lutero, lotta nella quale Lutero lo avrebbe voluto alleato, volle rimanere neutrale attirandosi così l’ostilità sia dei protestanti sia dei cattolici. Morì il 12 luglio 1536 a Basilea.L’opera più famosa è l’Elogio della pazzia alla quale sono affini per contenuto i Colloqui familiari. Il manuale del Milite cristiano e le Introduzioni al Nuovo Testamento contengono i princìpi ai quali Lutero doveva ispirarsi. Ma contro la negazione totale della libertà umana, fatta da Lutero, Erasmo scrisse sul “libero arbitrio”. Notevoli pure sono i suoi scritti pedagogici, fra i quali Sulla ragione dello studio. Erasmo da RotterdamElogio della follia”Del resto, non è forse del tutto cieco quel Cupido, che è artefice e padre di ogni legame? E come il brutto gli appare bello, così fa in modo che anche a ciascuno di voi sembri bello ciò che gli è toccato in sorte, che il vecchio ami la sua vecchia, e il ragazzo la sua ragazza.””Il vero incantesimo che salva dal tempo e dal dolore è l’inconsapevolezza.” “È il punto principale della felicità che un uomo voglia essere ciò che è.””Come non c’è stoltezza maggiore di una saggezza inopportuna, così non c’è maggior imprudenza di una prudenza distruttrice. Fa molto male chi non si adatta ai tempi e alle circostanze, chi non piglia il panno pel suo verso, chi, dimentico delle regole dei Greci a tavola — o bevi, o va’ via —, pretendesse che la commedia non sia più commedia. Invece è da uomo veramente prudente, una volta che siamo mortali, non aspirare ad una saggezza superiore alla propria sorte. Bisogna rassegnarsi o a chiudere un occhio qualche volta, insieme con tutta l’immensa folla degli uomini, ovvero a commettere sfarfalloni, umanamente. Ma questo, diranno, sarebbe un agire da dissennati. Non lo negherei, purché d’altra parte non si conceda, che tale è la vita, la commedia della vita, che recitiamo.” (Erasmo, Elogio della pazzia, trad. it. di T. Fiore, Einaudi, Torino 1964, pp. 44-47).
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