protesta studenti 350-260

protesta studenti 350-260di Danilo Collepardi – Le recenti vicende che hanno portato al rinnovo del Consiglio Provinciale ed in particolare quelle legate alle faide interne al PD, sono state uno dei punti più bassi raggiunti dalla vita politica della nostra provincia.
La vicenda evidenzia un fatto che segna e sempre più segnerà , il modo di gestire il potere e il modo di rapportarsi ad esso: la scomparsa del partito politico nato con la Repubblica democratica.
Il partito era uno dei soggetti fondamentali della democrazia: luogo di partecipazione, di elaborazione, di formazione e di controllo, uno dei luoghi in cui si forgiava la classe dirigente del Paese, in particolare quella di estrazione popolare, storicamente esclusa dalle leve del potere. C’è un altro compito del partito la cui scomparsa è stata sottovalutata e che invece ha cambiato nel profondo la politica: il ruolo di mediazione tra cittadini e potere inteso, quest’ultimo, nella sua accezione più ampia: politico, economico, mediatico…
Oggi il partito è luogo di scontro tra fazioni per il potere personale, tutto il resto è passato in secondo ordine, molto in secondo ordine. Il risultato è che la gente è più sola: isolata e debole. Certo che c’è la protesta, ma è parcellizzata, polverizzata, figlia della rabbia e delle pulsioni del momento, facile preda di avventurieri e populisti di ogni genere. E’ una protesta che può far danni, certamente, ma che non costruisce nulla, né crea un’alternativa politica, essa è funzionale al potere. Ne emerge, di conseguenza, un rapporto diretto tra quest’ultimo e popolazione, senza più mediazione politica. Molti hanno ritenuto, sbagliando, che questa involuzione potesse rappresentare un passo in avanti nei rapporti del cittadino con chi detiene le leve di comando.
L’esperienza, non ci voleva molto per prevederlo, ci ha dimostrato il contrario. In assenza di mediazione politica il rapporto diretto è avvenuto tra chi possiede gli strumenti di comunicazione di massa e gli elettori trasformati in sudditi. Questo vale anche per chi con un semplice “tweet” cancella le opinioni dei militanti.
Il partito è pertanto, non solo un’esigenza della democrazia, è un’esigenza anche del singolo cittadino che altrimenti si trova da solo a doversi confrontare con chi ha un potere enormemente più grande di lui e detiene strumenti di coercizione psicologica e non, impensabili fino a qualche decennio fa.
Il problema è come ricostruire il partito politico nell’epoca della televisione commerciale, della “rete” e della globalizzazione. Pensare ad un ritorno al passato, al volantino, alla diffusione militante della stampa è un’ingenuità grossolana. Dire ancora oggi che qualcuno ha assassinato il PCI significa stare veramente fuori dalla storia. Vorrei ricordare che, nei Paesi dove questo omicidio non è stato perpetrato, vedi Francia e Spagna, i partiti comunisti sono scomparsi del tutto, senza bisogno di killer e senza lasciare niente in dote.
Il problema è il come perciò. Se il popolo della sinistra, invece di sbranarsi gli uni con gli altri, si mettesse a discutere con rigore e senso della storia e guardandosi anche un po’ intorno, su come rinnovare oggi il partito politico, forse farebbe una piccola parte del proprio dovere.
Frosinone 14/11/2014

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