vagare 350-260

vagare 350-260di Carlo De Cristofaro – (Poesia) Scrissi questi versi all’età di 49 anni compiuti. All’epoca insegnavo Letteratura italiana al Terzo Liceo artistico di Roma, era il quarto anno che mi trovavo presso la scuola e mi trovavo bene, ne feci poi un altro ancora e, successivamente, per cambiare la cattedra da Letteratura italiana a Filosofia, passai al Liceo classico “M. T. Cicerone” di Frascati, diventando volontariamente di nuovo pendolare, pur di insegnare la materia per cui avevo maggiore attitudine, cioè Filosofia. In tal modo, per un motivo o per un altro, non sono riuscito a restare più di cinque anni nella medesima scuola. La poesia ha un tessuto intellettuale piuttosto complicato, essa contrappone il “destino” all'”altruismo”, in quest’ultimo si deve ritenere compreso anche ogni valore banalmente sociale. La vita sociale, in ogni tempo, ma particolarmente nell’età moderna, epoca in cui l’organizzazione pretende ogni giorno che gli individui diventino delle “vittime sacrificali”, ha valorizzato l'”altruismo” come principio di aggregazione umana, ma esso e la società non cambiano il destino umano, che è quello di essere semplici individui destinati alla morte.

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La Poesia Il Destino e l’Altruismo

“il vivente non può perdere l’amor proprio”
(G. Leopardi – “Zibaldone” 2)

“Poco per volta mi si è fatta chiarezza sul difetto
generale del nostro tipo di formazione
e di educazione: nessuno impara, nessuno prova,
nessuno insegna – a sopportare la solitudine”
(F. Nietzsche – “Aurora” 443)

Vaghiamo incerti
per le vie del mondo,
segnati comunque
da un destino di morte:

dovremmo pur vivere,
non servirci l’un l’altro,
nelle nostre città,
come tappeti orientali,

simili a commercianti,
che non s’amano
e comprano gli altri
vendendo se stessi.

Sbalestrati, come siamo,
dai nostri pensieri,
vediamo invano negli altri
i nostri sogni più veri:

poi, passano gli anni,
le cose finiscono, così,
da sole, con semplicità
e senza sforzarsi,

nulla più è come prima
e quando a stento riconosci
l’odore della pioggia:
allora..è tempo di morire.

(Carlo De Cristofaro – 1/11/1997)

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